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Un parco in città e una storia d'acqua e di "polvere"

A Casale Monferrato un itinerario nel Parco del Po, che parte dal Bosco della Pastrona e arriva al "Parco EterNot" alla scoperta di ambienti di partecipazione collettiva a vantaggio dell'ambiente

  • Anna Maria Bruno
  • Gennaio 2021
  • Lunedì, 22 Febbraio 2021
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Il fiume Po al tramonto | Foto A.M. Bruno Il fiume Po al tramonto | Foto A.M. Bruno

 

Un bosco golenale, un bosco urbano, una riserva naturale. E' il Bosco della Pastrona che si sviluppa lungo la sponda destra del Po, che in quel punto attraversa la bella città di Casale Monferrato. Un'area che rientra nella Riserva naturale delle Sponde fluviali di Casale Monferrato, gestita dall'ex Ente di gestione delle aree protette del Po vercellese-alessandrino, oggi semplicemente Parco del Po piemontese. Un polmone verde che consente di fruire facilmente dell'ambiente fluviale, mettendo in relazione il fiume con la città. Un itinerario 'cittadino' scelto per le escursioni settimanali del gruppo "Casale Cammina", promosso dal CAI di Casale Monferrato.

Il nome è traccia, frammento di storia cinquecentesca che rimanda al patrimonio terriero di Gian Giacomo Pastrone che fu segretario marchionale. Il suo patrimonio si estendeva nel territorio collinare e pianeggiante corrispondente alla zona immediatamente a ovest dell'attuale rione cittadino del Ronzone.

Il percorso

In questo bosco è possibile seguire un percorso ad anello che parte da Viale Lungo Po – Gramsci, (nei pressi della sede operativa dell'Ente di gestione del Parco del Po piemontese) accedendo al fiume nel punto in cui si trova il pontile galleggiante, popolarmente chiamato Imbarcadero ( camera-2112207 960 720 ). Il punto è dirimpetto al Castello Paleologo dove un ampio posteggio consente di parcheggiare agevolmente.

Scendendo a bordo fiume, in questo punto l'immagine della distesa d'acqua è particolarmente ampia e ferma, rallentata dallo sbarramento di una centrale idroelettrica di piccola taglia realizzata di recente a valle del ponte ferroviario che è ben visibile alla destra dell'osservatore.

L'area dell'imbarcadero è curata dall'associazione Amici del Po che tra le varie iniziative dedicate alla conoscenza del Grande Fiume, promuove gite sull'acqua a bordo del barcè, tipica imbarcazione fluviale a fondo piatto (per info: www.amicidelpocasale.it).

La facile passeggiata di 5 chilometri prende avvio andando verso monte, seguendo il tracciato segnato in blu ( camera-2112207 960 720 ) che affianca il corso del Po, come descritto nella bacheca presente nel punto di partenza che descrive i percorsi "Kintana", itinerari per mountain bike, curati dall'associazione Fiab Monferrato Bike. Il percorso descritto è a doppio senso di marcia e può essere fruito da escursionisti, runners e biker (per info: www.fiabmonferrato.com/kintana).

Il sentierino si addentra nella vegetazione, tra cui emergono alti esemplari di salice. Alberi e arbusti nel periodo invernale assumono un aspetto spettrale, quasi un paesaggio marziano, spettacolare e suggestivo quanto drammatico, dovuto in primis all'invasione del Sicyos angulatus, liana erbacea conosciuta anche con il nome di zucca matta, cucurbitacea di origine nord americana, dunque una specie aliena naturalizzata e divenuta molto invasiva.

Come non paragonare alcuni profili delle piante avvolte, che, per il fenomeno della pareidolia, appaiono come immagini fantasmagoriche da land art ( camera-2112207 960 720 ): monoliti, capanne, fantasmi... !

Si prosegue in compagnia del fiume e dei gabbiani ( camera-2112207 960 720 ) che volano a pelo d'acqua e attraversato un piccolo ponticello ligneo ( camera-2112207 960 720 ) si arriva, dopo un chilometro dalla partenza, a un'ampia radura dove si trova un'area pic nic in cui campeggiano tavoli-panca e giochi per bambini (il più apprezzato dai piccoli fruitori è la teleferica con pedana).

L'imbarcadero a inizio percorso | Foto AM Bruno
I segnavia blu | Foto AM Bruno
Immagini fantasmagoriche che si incontrano lungo il percorso | Foto AM Bruno
Gabbiani sul Po | Foto AM Bruno
 

Superata l'area pic nic, si prosegue ancora sul percorso blu perimetrale che continua ad affiancare l'ansa del fiume, escludendo il percorso rosso (da questo punto infatti i percorsi Kintana sono due) che invece si addentra di più nel bosco: si tratta di un percorso tecnico a senso unico per MTB.

Il tragitto prosegue con un andamento serpeggiante e con morbidi saliscendi. In caso di pioggia si suggerisce l'uso di stivali adatti a superare un piccolo guado ( camera-2112207 960 720 ).

Sul percorso si incontra un relitto di barcè ( camera-2112207 960 720 ), depositato in quel punto dalle acque dell'alluvione del 2000.

Infine si giunge alla diga, preannunciata dal fragore della cascata d'acqua ( camera-2112207 960 720 ) , il cui scroscio impetuoso è ipnotico, impossibile non fermarsi per alcuni minuti a osservarlo.

Il piccolo ponticello lungo il percorso  | Foto AM Bruno
Un piccolo guado (vengono comodi un paio di stivaletti adatti!) | Foto AM Bruno
Un relitto di barcè | Foto AM Bruno
La diga: impossibile non sentire il suo fragore | Foto AM Bruno
 

La seconda parte del percorso si svolge salendo sull'argine che divide il fiume dal Canale Lanza, progettato negli Anni '70 dell'Ottocento e che prende l'acqua derivata dalla diga.

Lasciata quest'ultima, si gira a sinistra passando vicino ad alcune baracche ( camera-2112207 960 720 ) per raggiungere l'argine, nei pressi dell'edificio Canale Lanza. Facile osservare nelle acque del canale, che scorre proprio a fianco della via (Strada alla Diga), coppie di Germano reale, il cui maschio è facilmente riconoscibile per il suo capo color verde metallico ( camera-2112207 960 720 ). La fine del percorso conduce in via XX Settembre, dove si gira a destra.

Eternit? EterNot!

Eccoci giunti nel quartiere Ronzone, area in cui sorsero alla metà dell'800 i cementifici di Casale e dove ad inizio Novecento vi si insediò l'Eternit, industria di lavorazione dell'amianto... è il caso di dire, a un balzo dal fiume.

La polvere dell'indistruttibile amianto ha segnato la storia della città e del suo territorio, lasciando dietro il 'suo passaggio' una scia di morte.

Il lungo percorso di riscatto da questa malabolgia si è avviato a partire dal 1986 con la chiusura dello stabilimento che è stato tombato e, al suo posto, è nato il Parco EterNot ( camera-2112207 960 720 ). In questo luogo che fu fautore di morte, è stato realizzato un vivaio, curato grazie all'azione volontaria di un gruppo di cittadini. L'opera dell'artista Gea Casolaro ha individuato nella Davidia involucrata - conosciuta con il nome volgare di Albero dei fazzoletti o delle colombe ( camera-2112207 960 720 ) per via delle brattee bianche che la pianta sviluppa per proteggere la sua infiorescenza - l'elemento simbolo della sua opera. "Come fazzoletti intrisi delle nostre lacrime metteranno le ali e voleranno lontano per sviluppare profonde radici di giustizia". Ogni anno, nella Giornata Mondiale delle Vittime dell'Amianto, le piantine 'volano' verso quei luoghi - in Italia e nel Mondo - dove vi è impegno e lotta contro l'uso dell'amianto.

Nei pressi delle baracche | Foto AM Bruno
Il maschio del germano reale lo si riconosce dal piumaggio verde del capo | Foto AM Bruno
Il Parco Eternot, in memoria dei morti per intossicazione da mianto | Foto AM Bruno
Il vivaio del Parco Eternot | Foto AM Bruno

La Centralina di sollevamento delle acque

E' possibile chiudere il percorso con una tappa alla Centralina di sollevamento delle acque, recentemente restaurata, che 'racconta' ancora storie di acqua e della sua gestione. Sita a pochi metri di distanza, in via XX Settembre 134 , oggi è sede del Collegio circondariale dei Geometri che ne consente la visita dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 12 (info o prenotazioni tel. 0142 55444).

Per tornare al punto di partenza è possibile seguire la via in direzione della città, oppure ritornare sui propri passi verso Strada alla Diga e qui tenere la destra seguendo la sterrata che conduce all'area pic nic della Pastrona, dove si seguirà a ritroso il percorso seguito all'andata.

Guarda qui la mappa del percorso. 

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