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Il super vulcano della Valsesia

In Valsesia i geologi hanno evidenziato l'esistenza di un gigantesco edificio vulcanico collassato centinaia di milioni di anni fa ma che le cui strutture segrete sono state portate in superficie dall'orogenesi alpina.

  • di Aldo Molino
  • dicembre 2013
  • Giovedì, 20 Marzo 2014
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Il super vulcano della Valsesia
Alcuni aspetti geo-morfologici della media Valsesia
Foto: A. Molino
Alcuni aspetti geo-morfologici della media Valsesia
Foto: A. Molino
Alcuni aspetti geo-morfologici della media Valsesia
Foto: A. Molino
Alcuni aspetti geo-morfologici della media Valsesia
Foto: A. Molino
Alcuni aspetti geo-morfologici della media Valsesia
Foto: A. Molino
Alcuni aspetti geo-morfologici della media Valsesia
Foto: A. Molino

Dici vulcano e pensi al Vesuvio o all'Etna e agli "Ultimi giorni di Pompei". Ma super-vulcano che fa venire in mente chissà perché la "Kriptonite", è qualcosa di ben più inquietante. Il termine in realtà non proviene dalla letteratura scientifica, bensì da quella divulgativa che si sa di iper, macro e giga sono infarcite e si riferisce a colossali caldere che in caso di collasso sarebbero in grado o lo sono ancora, di eruttare in poco tempo chilometri cubi di materiali pirossenici sconvolgendo le regioni circostanti e il clima stesso del globo.

Uno degli ultimi super-vulcani ad esplodere e collassare è stato Toba nell'isola di Sumatra che dopo aver vomitato 500 Km3 di materiali è sprofondato lasciando un lago lungo 100 Km e largo 30. Le conseguenze sull'ambiente, sugli ecosistemi e sugli habitat sono state drammatiche tanto che lo stesso DNA umano pare essere stato modificato.
Sul nostro pianeta (ne sarebbero stati individuati anche su Marte) i super-vulcani non sono più di 10 o 12 alcuni dei quali ancora attivi come Yellowstone, ma anche i Campi Flegrei nell'urbanizzatissimo interland partenopeo che qualche preoccupazione agli scienziati continua a darla.

Ultimo arrivato nel riservato clan dei "super" è quello della Valsesia. Fortunatamente, qui non c'è più nulla da temere, il big botto che ha interessato una caldera di almeno 13 chilometri di diametro e ha espulso 500 chilometri cubi di materiale (più o meno come Toba) è avvenuto circa 286 milioni di anni fa ben prima che le Alpi innalzassero i loro pinnacoli di roccia ed è oggi un relitto fossile. Relitto si, ma molto interessante proprio per via dell'orogenesi alpina. Secondo l'accreditata teoria della tettonica a placche, lo scontro tra la zolla africana e quella eurasiatica che ha prodotto l'innalzamento della catena montuosa nel punto di contatto ha sconvolto la precedente struttura geologica rivoltando gli strati e portando in superficie quello che in precedenza si trovava a decine di chilometri nel sottosuolo. Da anni si conosceva l'esistenza di rocce vulcaniche in Valsesia, ma solamente in anni recenti gli studi condotti dalle equipe dei professori Silvano Sinigoi e James Quick hanno permesso di integrare e interpretare i dati e le osservazioni fatte sino allora sul campo, fornendo una spiegazione plausibile alla situazione geologica della valle e soprattutto elaborando un modello interpretativo sulla genesi e l'evoluzione delle camere magmatiche nei super vulcani utile in futuro per prevedere possibili catastrofi.

L'eccezionalità della Valsesia e delle aree limitrofe del Sessera e del Toce è proprio quello di essere un laboratorio a cielo aperto dove gli scienziati possono toccare con mano quello che altrove è celato nelle viscere della terra.
La pubblicazione delle ricerche avvenuta nel 2009 suscitò l'interesse della stampa non solo specializzata tanto da spingere amministratori locali e associazioni di valle a pensare e a avviare la realizzazione di un progetto per valorizzare questa singolarità.
Così nel 2011 è nata l'associazione supervulcano che si è attivata per proporre l'area della Valsesia-Sessera e quella contigua su cui insiste il parco nazionale della Val Grande come Geoparco UNESCO.
Un "Geoparco" riconosciuto a livello internazionale è un territorio che possiede un patrimonio geologico particolare ed una strategia di sviluppo sostenibile. Deve avere confini ben definiti e sufficiente estensione per consentire uno sviluppo economico efficace del comprensorio.

Un Geoparco, secondo l'Ispra" deve comprendere un certo numero di siti geologici di particolare importanza in termini di qualità scientifica, rarità, rilevanza estetica o valore educativo. La maggior parte dei siti presenti nel territorio di un Geoparco deve appartenere al patrimonio geologico, ma il loro interesse può anche essere archeologico, naturalistico, storico o culturale. I siti di un Geoparco devono esse collegati in rete e beneficiare di misure di protezione e gestione. Nessuna distruzione o vendita di reperti geologici di un Geoparco è tollerato.

Un'area individuata quale Geoparco deve essere amministrata da strutture ben definite, capaci di rinforzare la protezione, la valorizzazione e le politiche di sviluppo sostenibile all'interno del proprio territorio. Un Geoparco ha un ruolo attivo nello sviluppo economico del suo territorio e deve realizzare un impatto positivo sulle condizioni di vita dei suoi abitanti e sull'ambiente."

La canditatura è stata accolta e già nell'estate del 2013 ispettori UNESCO hanno iniziato a prendere visione del territorio e delle infrastrutturazioni a servizio dei turisti degli studiosi e della didattica nel frattempo apposti. E per riconoscere i meriti di chi nel super.vulcano a creduto la città di Varallo ha recentemente concesso la cittadinanza onoraria ai professori Sinigoi e Quick.

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