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Un futuro color Canapa

  • Loredana Matonti
  • novembre 2016
Mercoledì, 30 Novembre 2016 16:50

Approvata finalmente nel nostro Paese la legge quadro per la filiera della canapa industriale, proprio nel momento in cui, anche nel Centro Italia, a seguito del terremoto e per scongiurare eventuali futuri danni, stanno fiorendo progetti di bio-edilizia per la ricostruzione antisismica con materiale a base di canapa. A ciò si aggiungono le continue scoperte scientifiche di materiali rivoluzionari ed ecosostenibili, dalla bioplastica ai superconduttori, ai biocombustibili, tutti a base di canapa, nonché i suoi derivati alimentari, considerati dei veri "supercibi".

Canapa: ecologica, sostenibile, resistente, pluriversatile. Sembra non ci siano praticamente limiti alle applicazioni e trasformazioni dei suoi derivati nell'attività umana. Una pianta straordinaria, grande alleata dell'uomo, tanto che in molti l'hanno vista come una delle risorse che "salveranno il pianeta". Con la canapa infatti, è possibile immaginare un mondo che non dipenda più dal petrolio. Un mondo in cui sviluppare dei circuiti economici virtuosi, nei quali l'uomo può trarre il profitto necessario, rispettando l'ambiente.

In questi ultimi anni, la coltivazione di canapa  è stata rilanciata da consorzi di produttori e trasformatori in tutta Italia. Molti quindi, esulteranno all'attesissima notizia che nel nostro Paese è finalmente stata approvata la legge quadro. Proposta già nel 2013, è stata approvata in Senato il 22 novembre.

Parliamo ovviamente della Canapa sativa, anche chiamata canapa industriale, quella con basso tenore di THC (tetraidrocannabinoidi) e non della Canapa indica, stupefacente, ad alto tenore degli stessi.

Nonostante la coltivazione di canapa industriale non sia mai espressamente stata vietata nel nostro Paese, la mala interpretazione delle leggi antidroga ha portato le forze dell'ordine ad arrestare e sequestrare le coltivazioni di chi, negli anni '70 e '80, aveva provato a riprendere la coltivazione della pianta da fibra o da seme.
Questa situazione di incertezza si è protratta fino al 1997, anno della circolare del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali contenente disposizioni relative alla coltivazione della Cannabis sativa, integrata poi della circolare n.1 dell' 8 maggio 2002.

Ora invece, ci sarà una legge quadro in grado di dare una spinta ad un settore in cui, fino agli anni '50, eravamo i primi al mondo per la qualità del prodotto .

Ma cosa cambia con la nuova legge? Le novità introdotte sono principalmente tre:

  • non è più necessaria alcuna autorizzazione per la semina di varietà di canapa certificate con contenuto di THC inferiori allo 0,2%. Quindi significa che la comunicazione alla più vicina stazione forze dell'ordine (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza) tramite un modulo di autodenuncia, non è più necessaria. Gli unici obblighi per il coltivatore sono quello di conservare i cartellini della semente acquistata per un periodo non inferiore a dodici mesi, insieme alle fatture di acquisto della semente per il periodo previsto dalla normativa vigente;
  • gli eventuali controlli verranno eseguiti da un soggetto unico e la percentuale di THC nelle piante analizzate potrà oscillare dallo 0,2% allo 0,6%, senza comportare alcun problema per l'agricoltore;
  • 700mila euro all'anno di finanziamento saranno destinati per la creazione di impianti di trasformazione.

Dopo 15 giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, la legge entrerà definitivamente in vigore, ed il ministero della Salute avrà 6 mesi di tempo per legiferare su una questione che sta a cuore a tutti i produttori di canapa alimentare; la percentuale di THC che può essere contenuta nei prodotti alimentari ad uso umano.

Qual'è la situazione della coltivazione della canapa in Italia?

All'inizio del 1900, prima dell'avvento del proibizionismo, nella nostra penisola si coltivavano più di centomila ettari di canapa. Nel 2015 ne sono stati coltivati poco più di tremila.
Questa legge potrebbe rappresentare quindi un supporto per gli agricoltori ed una speranza per la nascita di un'economia più attenta all'ambiente ed al futuro, con l'obiettivo di tornare a produrre, in grandi quantità, la miglior canapa del mondo.

Sulla stessa linea, in buona parte degli altri paesi stanno fiorendo iniziative per coltivare massicciamente la canapa e ottenere prodotti di qualità ed ecosostenibili, dall'alimentazione alla bioedilizia, dalla carta agli indumenti e persino al combustibili e ai packaging alternativi ed ecologici.

Dalla canapa infatti, si può creare una plastica assolutamente non tossica (bioplastica) e completamente biodegradabile, più resistente di quella derivata dal catrame, che si adatta alla costruzione di oggetti di uso comune, ma anche di componenti a livello biomedicale o edile, fino alla creazione di oggettistica per l'elettronica, giocattoli, imballaggi, occhiali, automobili e molto altro ancora.
Se pensiamo alle tonnellate di plastica riversate nei nostri mari, che si stima fra cinquant'anni saranno pari alla massa dei pesci presenti, è facile immaginare la portata di un materiale con funzioni analoghe, ma che non lascia scorie nell'ambiente.

Si stima che tale bioplastica abbia una resistenza persino 10 volte superiore rispetto all'acciaio, utilizzabile anche nella fabbricazione di pentole esposte alla fiamma, senza che questo provochi esalazioni nocive e contaminazione dei cibi in esse contenuti. La resistenza della bioplastica trova impiego a oggi soprattutto nel settore automobilistico, per la costruzione di esemplari più ecologici e resistenti rispetto alla lamiera in acciaio.
Molta strada è stata fatta da quando Henry Ford, nel lontano 1941, costruì la prima automobile derivata dai semi di canapa e altre fonti vegetali come la soia, il lino, il grano. Le diede il nome di "Ford Hemp Body Car" o quello di "Soybean Car", cioè macchina della soia. Poi l'ostracismo dei colossi petroliferi e il proibizionismo, ne impedirono la commercializzazione.

Oggi, il nome provvisorio dato a questo prodotto all'avanguardia nella produzione di plastica sostenibile è "hempbioplastic". Alcuni imprenditori stanno investendo in ditte che possano produrla, come in Sicilia, che coi suoi vasti territori, abbandonati dai vecchi contadini, potrebbe assistere a una rinascita non soltanto del settore, ma anche ad un aumento dei posti di lavoro altamente qualificati, che possano pianificare e garantire la produzione a fronte delle richieste che, con la diminuizione delle risorse non rinnovabili, diventeranno di portata sempre maggiore.

Anche nell'alimentazione umana rivestirà nel prossimo futuro un ruolo importante. Da tempo infatti, gli alimenti a base di canapa sono emersi come "supercibi" , sia in Nord America che nei mercati europei.

Dagli scarti della canapa è inoltre possibile realizzare persino un materiale per supercondensatori con prestazioni superiori al grafene e molto più economico. Oggi, dopo uno studio scientifico presentato da poco, una start-up americana ha annunciato che inizierà a produrlo in America.
In questo caso il gruppo di ricercatori si è concentrato sulla corteccia della pianta, che di solito viene incenerita dopo che le parti utili sono state prelevate. E così il team ha costruito un supercondensatore, utilizzando i nanomateriali derivati dalla canapa come elettrodi e un liquido ionico come elettrolita.

Le ultime scoperte hanno rimarcato, ancora una volta, come il proibizionismo, ostacolandone la coltivazione per quasi un secolo, ci ha privato, oltre che di tutti i prodotti che ne derivano, anche delle possibili scoperte scientifiche moderne in ambito industriale e terapeutico.

E' per questo che, oggi, l'evidenza dei fatti sta portando molti Paesi a rivedere le proprie politiche in materia, e questa nuova applicazione è solo l'ultima delle dimostrazioni.

In Giappone, a luglio di quest'anno per esempio, è stato creato il Kyoto Hemp Forum, proprio nella stessa città in cui nel lontano 1997 è stato firmato il famoso protocollo internazionale di Kyoto, che prevede l'obbligo di operare una riduzione delle emissioni di elementi di inquinamento in percentuale diversa da Stato a Stato.
In tale occasione, attivisti, agricoltori, tecnici e ricercatori si sono trovati per discutere di come superare i problemi legislativi che ancora affliggono diversi Paesi riguardo a questa coltivazione, e sulle strategie per operare in modo unitario a livello internazionale.

Proprio nel Paese dove è iniziato il proibizionismo nei confronti della canapa, l'America, l'aumento della domanda di prodotti derivati dalla stessa sta portando ad un aumento delle coltivazioni sperimentali.
La coltivazione di tale pianta è stata persino oggetto di un progetto per le tribù di popolazioni indigene, come i Navajo, per rilanciare la loro economia in modo sostenibile.

Tornando nel nostro Paese, anche le emergenze ambientali, dai dissesti idrogeologici ai terremoti, sembrano fare da elemento propulsore per la sua coltivazione, vedendo in essa un'importante risorsa.
In Liguria, per esempio, è stata proposta la promozione della sua coltivazione ai fini del recupero e bonifica di terreni oggetto di dissesto idrogeologico.

Pure nel centro Italia stanno fiorendo progetti per la bioedilizia per la progettazione e ricostruzione degli edifici con intelaiatura in legno in fibra di canapa, che sembra sia una soluzione decisamente resistente e antismica, nonché con un bassissimo impatto ambientale.

Inoltre, grazie alle riconosciute proprietà fitodepuratrici, la pianta potrebbe contribuire a decontaminare i terreni inquinati dalle attività antropiche, pratica che si sta diffondendo già lungo il perimetro dell'Ilva di Taranto.

Anche le api sembra vadano matte per la canapa. Nonostante non si tratti di una pianta nettarifera, gli insetti sembrano gradire il polline che produce, aprendo una nuova strada alla produzione di prodotti agricoli. In Francia c'è un uomo che è diventato celebre proprio per essere riuscito a far produrre alle proprie api un miele prodotto con la resina di Cannabis, chiamato "Cannahoney".
Ma anche qui, nelle Marche e in Toscana, così come in Piemonte, ci sono apicoltori che stanno provando a realizzare un miele monoflora di canapa.

Se si considera poi che nuovi studi, stimano nel periodo 2016-2020 il tasso di crescita annuo del mercato della canapa in aumento del 20,3%, è facile immaginare l'interesse economico che tale coltivazione sta destando.

Avviare un "canapaio", oggi, significa quindi puntare sulla pianta del futuro, baluardo indiscusso della "green economy". Dopo quasi 75 anni dal proibizionismo, la canapa torna ad essere il materiale di domani, capace di coniugare il forte valore della tradizione agricola, con quello più moderno della tecnologia, donandoci la speranza che sia possibile far coesistere "il progresso" con soluzioni rispettose dell'ambiente.

Sitografia:
http://www.canapaindustriale.it/

http://ganjanauta.com/canapa/plastica-di-canapa/

http://salutesativa.com/

 

Ultima modifica il Lunedì, 05 Dicembre 2016 10:27

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Tags ecologia

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