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Valle di Susa, un'altra chance per il tritone crestato

A Sant'Antonino di Susa il progetto di salvaguardia dei Mareschi impegna il Comune, Legambiente e i ragazzi del servizio civile

  • Loredana Matonti
  • marzo 2016
  • Mercoledì, 29 Marzo 2017
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Tritone crestato https://pl.wikipedia.org/wiki/Triturus Tritone crestato https://pl.wikipedia.org/wiki/Triturus
Stagno artificiale didattico
Foto L. Matonti
Visita guidata e sentiero che conduce allo stagno
Foto L. Matonti

La zona dei Mareschi é un'area umida che si estende nel Comune di Sant'Antonino, ai piedi di un rilievo, tra la borgata Vignassa e gli impianti sportivi del Codrei; una parte dei terreni sono di proprietà comunale.
Nella zona sono presenti anfibi di particolare interesse naturalistico, come il Tritone crestato (Triturus carnifex), specie tutelata dall'allegato II della direttiva Habitat, in quanto minacciato di estinzione.

Il pericolo, come spesso accade, non deriva tanto dalla sua cattura o uccisione, ma dalla scomparsa degli habitat adatti alla sua riproduzione (ambienti acquatici con acqua ferma o a debole corrente, privi di inquinanti chimici).
Ricordiamo che in Valle di susa il Tritone crestato si trova in pochi altri luoghi, tra i quali il Parco naturale dei Laghi di Avigliana e in alcuni fossi nel Comune di San Giorio, afflitti dagli stessi problemi dei Mareschi di Sant'Antonino. Il suo habitat viene condiviso da altre specie di anfibi; in particolare il tritone punteggiato e la rana temporaria, quest'ultima in forte diminuizione nei Mareschi e invece un tempo abbondantissima. Ancora presenti invece la rana verde e il rospo comune, anche se con pochi esemplari.

Agli anfibi vanno aggiunte altre specie, come il ragno "Dolomedes fimbriatus" che usa la superficie dello stagno come una ragnatela, molte specie di libellule le cui larve acquatiche sono formidabili cacciatrici di larve di zanzare, lo scorpione d'acqua, il ditisco, l'idrometra e altri.
Si rende necessario intervenire in quest'area poiché, negli ultimi anni, si è verificato un progressivo prosciugamento di fossi e stagni, che mette a rischio le popolazioni di anfibi presenti in zona.

Le cause dell'impoverimento della falda freatica possono essere molteplici e non determinabili con certezza: prelievo del pozzo dell'acqua potabile, lavori per la messa in sicurezza dei torrenti, diminuzione delle precipitazioni.
Oggi la permanenza dell'acqua in fossi e stagni si riduce a poche settimane in primavera, se non in caso di piogge intense e prolungate, periodo insufficiente per i girini, che muoiono prima di avere completato la metamorfosi. In queste condizioni i nuovi nati non vanno a compensare le perdite degli adulti, portando la popolazione al collasso in pochi anni.

Il progetto

Per questo il Comune di Sant'Antonino, assessorato all'Ambiente, in collaborazione con Legambiente, l'ex guardiaparco Elio Giuliano ed i ragazzi del servizio civile, si sono presi a cuore di salvare una delle ultime "dimore" del tritone crestato col "Progetto di salvaguardia dei Mareschi".
Il progetto è di particolare pregio ambientale, in quanto inerente una zona naturalistica con una specificità piuttosto unica nel suo genere (almeno in Valsusa) e cioè la presenza di peculiari specie di anfibi.
Poiché lo stagno naturale ha lo scopo di conservazione delle specie, che però risultano difficilmente avvistabili dagli osservatori, si è pensato di realizzare uno stagno artificiale "didattico", che permetta anche di ammirare gli anfibi, diventando un punto di riferimento per i fotografi naturalisti, i curiosi di natura e soprattutto per le scolaresche.
Ecco così che un antiestetico canale di scolo in cemento armato, ormai in disuso e a breve distanza dalla zona umida, è stato intelligentemente riadattato per realizzarvi uno stagno artificiale. Sia questo che quello naturale vengono alimentati con acqua pulita, grazie a una tubazione che canalizza l'acqua da una sorgente.

Elio Giuliano, ex guardiaparco ora in pensione, che si sta prodigando per la salvezza dell'area, puntualizza: "Purtroppo il lavoro fatto non è sufficiente da solo a garantire la salvezza della biodiversità. Occorre che il progetto vada avanti, riqualificando i fossi e lo stagno artificiale, eseguendo la manutenzione straordinaria dei percorsi di visita, il completamento della segnaletica, realizzando i pannelli didattici, reintrodurre le ovature delle specie di anfibi scomparse o in forte diminuzione e monitorare i risultati."

Ci si augura  vivamente quindi, che  qualche finanziamento pubblico o privato possa essere devoluto per tutelare maggiormente questa prezioso lembo di zona umida.

Per chi volesse ammirare gli anfibi nel loro habitat, l'Ente Parco Alpi Cozie propone  venerdi 14 aprile 2017 una visita guidata notturna.

 

 

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stagno tritone valle di susa

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