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Ciapinabò: un tubero da rivalutare

In autunno, lungo le strade e gli argini dei fossi, è facile imbattersi in solari fiori gialli, simili ai girasoli, dal tubero prezioso e ricercato, tanto in cucina quanto in dietetica e farmaceutica.

  • Loredana Matonti
  • novembre 2013
  • Giovedì, 13 Marzo 2014
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Ciapinabò: un tubero da rivalutare

Metti un ciapinabò a tavola...Bitorzoluto, dall'aspetto simile a una piccola patata, ma con un leggero e sorprendente sapore di carciofo. La diffidenza iniziale per questo strano tubero poi, si scioglie del tutto se si prova a farne deliziosi flan piuttosto che delicati dessert. Soddisfatto il palato, l'innamoramento per il singolare cibo scatta senz'altro apprendendone anche le notevoli virtù salutari.
Conosciuto in Piemonte anche coi nomi di topinabò, tapinabò (in altre regioni chiamato pera di terra o tartufo di canna) è l'ingrediente di una cucina povera e di tradizione, oggi diventata raffinata e di moda internazionale, nonché valida alternativa per una dieta sana ed equilibrata.
In altre regioni viene anche chiamato volgarmente pera di terra o tartufo di canna. Come la più conosciuta patata, è arrivato in Europa dopo la scoperta dell'America; ritrovato per la prima volta in Canada nel 1603 dal francese Samuel Champlain che nel 1604 lo importò in Francia. Nel 1617 approda al "Giardino Farnese" a Roma, dove era conosciuto con il nome volgare di Girasole articocco. Secondo alcuni proprio dalla storpiatura di tale epiteto deriva il nome anglosassone Jerusalem artichoke (carciofo di Gerusalemme).
In effetti l'Helianthus tuberosus L. (famiglia Asteracee) è parente stretto del girasole. Il nome del genere deriva da 2 parole greche "élios "= sole e "ánthos" = fiore, indicando i grandi capolini raggiati simili al sole. L'epiteto specifico deriva dal latino "tuberosus "= a forma di tubero e si riferisce ovviamente agli organi ipogei.

Proprio il tubero, salutare e nutriente, è stato riscoperto dalla cucina salutistica degli ultimi anni. Nonostante abbia la consistenza di una patata, non contiene amido e ha poche calorie. Contiene oltre a vitamine come la A e le vitamine del gruppo B, un 15% circa di glucidi, costituiti per la maggior parte dal polisaccaride inulina. Questa a contatto della saliva non dà origine al glucosio bensì al fruttosio e inoltre accelera l'aumento e il metabolismo dei "bifido" batteri nell'intestino, favorendone la funzione e abbassando il livello di assorbimento di zuccheri e colesterolo.
Ecco perché si è rivelato un cibo adatto nei regimi ipocalorici degli obesi e dei diabetici, che così non subiscono bruschi sbalzi della glicemia dopo i pasti. In particolare chi ha problemi di obesità, derivanti da un appetito costante, dovrebbe bere molta acqua prima di cibarsi di topinambur; infatti l'unione dell'inulina con l'acqua ha la proprietà di conferire un senso di sazietà che si protrae per un buon lasso di tempo. Inoltre promuove la secrezione lattea durante l'allattamento, favorisce la digestione, riducendo la formazione di gas a livello intestinale, riequilibra la flora intestinale e combatte la ritenzione di liquidi.
Per tutte queste proprietà si è rivelato un alimento adatto alla dieta degli anziani, dei bambini e in generale delle persone convalescenti, nonché ai celiaci, in quanto non contiene glutine.
Per uso esterno curativo e cosmetico, può essere utilizzato sotto forma di impacchi per alcuni processi infiammatori e per la bellezza del corpo; la polpa cotta e impastata con olio di oliva per impacchi emollienti ai piedi e alle mani, oppure può essere usato grattugiato e addizionato di olio di mandorle per praticare un peeling delicato e nutriente.
In tavola, dà il meglio di sé in molte ricette: grattugiati in insalate fresche, in salamoia, fritti come le patatine, oppure gratinati. Possono sostituire la presenza di patate o di farine, con modalità e risultati identici ed eccellenti.
Il tubero però non va pelato, ma solamente lavato e spazzolato. Dopo il taglio è consigliato l'uso del limone per prevenire l'imbrunimento del prodotto.
Neppure i fiori e le foglie si buttano in quanto si può farne un infuso usato come succedaneo del the.

Come tutte le altre specie del genere Helianthus, la pianta è caratterizzata da una grande rusticità, una forte produttività ed una notevole facoltà di riproduzione, al punto da presentare la tendenza ad inselvatichire e persino ad essere invadente, una volta introdotta in un ambiente favorevole. Oggi rappresenta invece una coltura alternativa di notevole interesse e da rivalutare anche alla luce dell'opportunità di nuove fonti di reddito.

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