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Italiani, sonnambuli per l'ambiente

Dall'ultimo Rapporto Censis risulta che l'84 % degli italiani è impaurito dal clima "impazzito" ma allo stesso tempo sembra 'dormire' dinanzi all'accelerazione degli effetti nefasti della crisi ambientale. Una 'maggioranza silenziosa', divenuta ancora più fragile ed emotiva, al punto che oltre il 50% degli italiani (e oltre il 60% nei giovani) è convinto di poter incidere poco nei cambiamenti futuri. Ma è davvero così? 

Con questa dubbio amletico, lasciamo le nostre Lettrici e i nostri Lettori alla riflessione e, soprattutto, ai buoni propositi per il Nuovo Anno. 
Torneremo (speriamo, con l'annuncio di una lieta sorpresa...!) nelle vostre caselle di posta, mercoledì 10 gennaio.  

Buone Feste a tutti Voi! 

  • Emanuela Celona
  • Dicembre 2023
  • Mercoledì, 20 Dicembre 2023
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Foto Pixabay Foto Pixabay

Siamo un popolo di emotivi e ci stiamo inabissando in una "ipertrofia emotiva" in cui anche le argomentazioni ragionevoli possono essere capovolte da continue scosse emozionali. Così scrive il Censis, nella 57a edizione del suo Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2023 dove specifica: "Se tutto è emergenza, nessuna lo è veramente". Tuttavia l'84,0% degli italiani resta impaurito dal clima "impazzito" mentre l'accelerazione degli effetti della crisi ambientale mostra i ritardi e il bisogno insoddisfatto di politiche, strumenti e investimenti pubblici (e privati) per la messa in sicurezza del territorio e delle infrastrutture.

Ve ne parliamo in questa fine d'anno perchè l'ambiente è uno dei temi che ricorre nel Rapporto nonchè in questa nostra società, caratterizzata da molte scie ma nessuno sciame, con una direzione ma pochi traguardi, contraddistinta da sonnambuli che diventano ciechi dinanzi ai presagi.

I territori vulnerabili

Per affrontare la nuova normalità degli eventi estremi e la vulnerabilità dei territori, il 28,6% degli italiani ritiene che l'azione prioritaria sia lavorare immediatamente per ridurre il rischio idrogeologico. Alluvioni e frane sono ogni anno più numerose e gli eventi sono sempre più estremi con costi economici e umani molto elevati. L'altra via per la tutela del territorio consisterebbe nell'evitare di consumare ulteriormente suolo attraverso la rifunzionalizzazione delle aree abbandonate (lo pensa il 20,2%) o mediante regole restrittive (11,8%). Il 17,8% ritiene che l'azione più importante da intraprendere consista invece nel diminuire le emissioni di gas clima-alteranti, causa del riscaldamento del Pianeta. Ma il 72,9% si dichiara contrario alle azioni di sensibilizzazione sui temi ambientali dei gruppi organizzati come l'imbrattamento di monumenti e palazzi storici. Per l'83,7% degli ultrasessantacinquenni queste azioni dimostrative sono sbagliate, ma la quota si riduce tra ha tra 35 e 64 anni (72,2%).

Le città metropolitane poco sostenibili

E' fragile anche la sostenibilità nelle città metropolitane. Nelle metropoli del nostro Paese si gioca una partita fondamentale per l'ambiente: basti pensare che nei 1.268 comuni - che costituiscono le 14 città metropolitane italiane - vivono poco meno di 21,3 milioni di italiani, il 36,2% del totale, occupando il 15,4% della superficie nazionale. Qui, la densità del verde è uno dei punti deboli.
Nelle città metropolitane di Torino (7,4 mq ogni 100 mq di superficie), Venezia (6,5 mq), Firenze (3,7 mq) e Palermo (2 mq) la densità del verde è superiore a quanto si registra in media nelle province italiane (1,7 mq di verde ogni 100 mq di superficie). E sempre nelle città metropolitane viene sprecato il 42,2% di tutta l'acqua immessa nelle reti idriche locali, con effetti sempre più negativi soprattutto in momenti di forte siccità prolungata.

Un Paese di sonnambuli

Spesso ci consoliamo constatando che il nostro è il Paese delle mille meraviglie, se ammirato dall'alto delle lussuose terrazze cittadine, degli strapiombi sul mare, delle colline e delle cime più elevate, voltandoci però dall'altro lato quando si tratta di avere a che fare con tutte le sue arretratezze. E' anche per questo che il Censis ci definisce un popolo di "sonnambuli", ovvero ciechi dinanzi ai presagi, soprattutto nell'ambito di alcuni processi economici e sociali largamente prevedibili negli effetti che sembrano però essere rimossi dall'agenda collettiva del Paese, o comunque sottovalutati.

La società italiana sembra precipitata in un sonno profondo del calcolo raziocinante che servirebbe per affrontare dinamiche strutturali dagli esiti funesti. Il sonnambulismo non è imputabile solo alle classi dirigenti ma risulterebbe bensì un fenomeno diffuso nella 'maggioranza silenziosa' degli italiani, resi più fragili dal disarmo identitario e politico, al punto che il 56,0% (il 61,4% tra i giovani) è convinto di contare poco o nulla nella società.

Il tempo dei desideri minori

Modesta consolazione (o forse barlume di speranza?), gli italiani descritti dal Censis non hanno più uno stile di vita all'insegna della corsa irrefrenabile verso maggiori consumi, ma una più pacata ricerca di piccoli piaceri volti a garantire uno spicchio di benessere 'psicofisico', importante per l'81 % degli italiani. Sappiamo – anche perchè ne abbiamo scritto più volte durante l'anno - che in questo ambito i parchi naturali hanno un ruolo fondamentale. Destinazioni di prossimità riscoperte durante il Covid, sono luoghi in cui il contatto con la natura ha molto da offrire e ancora da raccontare: perchè non ripartire da qui, per risvegliare il Paese dal suo assonnato torpore? Potrebbe essere un buon proposito per il nuovo anno!

 

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