Prendi la scienza e mettila da parte. Questo è quello che pensa l'Italia collocandosi alla 57esima posizione su 68 Paesi mondiali per la fiducia alla scienza.
Nello studio pubblicato su Nature sono stati intervistati 71.922 cittadini provenienti da 68 Paesi in tutto il Mondo. Nonostante la maggior parte degli intervistati concordi sul fatto che gli scienziati dovrebbero essere più coinvolti nella società e nell'elaborazione delle politiche, si hanno preoccupazioni per l'influenza di quella piccola parte riluttante alla figura dello 'scienziato'.
La fiducia del pubblico nella scienza, infatti, apporta numerosi benefici alla società. Aiuta le persone a prendere decisioni informate - per esempio su salute e nutrizione - sulla base di prove e fonti, fornendo le basi per un processo decisionale politico basato sull'evidenza dei fatti e facilita la spesa pubblica per la ricerca.
COVID-19 ed emergenza climatica
La fiducia negli scienziati consente la gestione di crisi globali come la pandemia di COVID-19. Nello studio è stato riscontrato che i Paesi con un'elevata fiducia del pubblico nella scienza e negli scienziati hanno affrontato la pandemia di COVID-19 in modo più efficace, poiché i cittadini avevano maggiori probabilità di conformarsi agli interventi messi in atto per contrastare il COVID-19, compresa l'adesione alla campagna vaccinale. Nel frattempo, in Italia, è stato proprio il COVID-19 a diminuire drasticamente la fiducia nella figura scienziati già compromessa - o ignorata - negli anni precedenti.
Una situazione analoga si è verificata, nel tempo, con l'emergenza climatica. Dei ricercatori dell'Università di Stanford hanno pubblicato su Plos One un'analisi di dati di oltre 160 Paesi tra il 1990 e il 2018, individuando 548 gruppi negazionisti in 51 Stati.
Mentre nello studio di Nature si evidenzia come persone che ripongono grande fiducia negli scienziati siano anche più propense a impegnarsi in azioni individuali e collettive contro il cambiamento climatico, nel rapporto dei ricercatori di Stanford viene individuata quella minoranza di sfiducia verso gli scienziati e le politiche verdi.
Scienza d'élite: mancato interesse o mancata divulgazione?
Nell'epoca del digitale le persone si documentano e informano continuamente, su argomenti e piattaforme differenti. Molto spesso la "divulgazione" è frutto di fonti poco attendibili, non ufficiali e frettolose nell'analisi dei temi. Dove tutto è veloce, la scienza ha a che fare con due antagonisti: la disinformazione e la malainformazione. Queste due parole sembrano simili ma racchiudono significati differenti: la disinformazione include informazioni inesatte o distorte, allo scopo di influenzare azioni e scelte oppure l'assenza di informazioni attendibili su un determinato argomento. La malainformazione si verifica quando l'informazione veicolata è sbagliata e genera una "cattiva informazione".
La domanda da porsi è 'perchè le persone preferiscono consultare fonti non sicure', affidandosi, quasi esclusivamente, a informazioni digitali? Studi precedenti hanno dimostrato che la fiducia è influenzata dalla percezione dell'allineamento dei valori. Ovvero, se le persone ritengono che le loro preoccupazioni e i loro valori non si riflettano nelle priorità degli scienziati potrebbero dubitare dell'affidabilità degli stessi. I cittadini cercano quindi risposte ai loro bisogni e valori a discapito di una corretta informazione su una tematica che non vivono come strettamente 'necessaria'.
Scienza di tutti, ovvero ricostruire il ponte della fiducia
Spesso le discussioni scientifiche sono state concettualizzate come un antagonismo percepito tra i cittadini e le élite accademiche. Una frattura che perdura tutt'oggi durante le discussioni politiche che mettono in campo esperti e scienziati per veicolarne le informazioni. Per ricostruire il ponte tra scienziati e cittadini occorre ristabilire un legame di fiducia. Sono necessarie delle azioni di divulgazione che rendano più partecipativi i cittadini, come iniziative di scienza partecipata - o citezen science - , conferenze, festival e così via. La fiducia si può ricostruire mostrando chiaramente i progressi scientifici utilizzando soggetti adatti alla comunicazione e alla divulgazione, volte a unire il pubblico e le comunità scientifiche-accademiche. Divulgatori, comici, artisti, illustratori, musicisti, sono un esempio di figure che possono essere adatte per veicolare messaggi scientifici al pubblico.
Un altro metodo alternativo di comunicazione chiede ai cittadini di scendere in campo per raccogliere dati con scienziati e ricercatori, e discuterne i risultati. I progetti di scienza partecipata possono essere proposti dai cittadini stessi ai ricercatori per uno sviluppo e un lavoro auspicabilmente condiviso.
