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Riconoscere i funghi con l'AI? Non fidarsi è meglio

Utilizzare i programmi di AI per riconoscere i funghi commestibili può rappresentare un rischio per la salute, come dimostrato dagli esperimenti condotti dall'Associazione Micologica Piemontese. E' sempre preferibile rivolgersi agli esperti presenti presso gli Ispettorati Micologici delle ASL del territorio.

  • Alice Gado
  • Giugno 2026
  • Giovedì, 4 Giugno 2026
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Immagine generata con AI - di A.Gado Immagine generata con AI - di A.Gado

Grazie agli smartphone tutti possono sentirsi esperti negli ambiti più diversi, pur non avendo seguito corsi o letto testi specialistici. Basta scaricare l'app "giusta" a soddisfare la necessità del momento e il gioco è fatto. Non solo: negli ultimi anni, a questo meccanismo esemplificativo del "sapere" si è aggiunta l'AI, l'intelligenza artificiale.

Tramite gli assistenti digitali infatti, è sufficiente scrivere il prompt giusto per ottenere tutto quello che si desidera in pochi click. Per chi fosse poco avvezzo a questa tecnologia, i prompt sono brevi testi con cui l'utente fornisce all'Ai una descrizione di cosa desidera. Si può spaziare dal classico "riassumi questo testo" al più elaborato "crea un'immagine in stile illustrazione, ambientata in un bosco con in primo piano una volpe e una bambina. La bambina ha le scarpe gialle e indossa un cappello a cilindro ed ha con se un cestino pieno di funghi". Il risultato di quest'ultima richiesta è l'immagine di apertura di questo articolo.

Una tecnologia dal grandissimo potenziale a cui può accedere pressoché illimitatamente e gratuitamente qualsiasi utente medio. Ed è proprio su questo che dovremmo fermarci a riflettere.

Perchè cerchiamo aiuto nell'AI?

Il cervello umano è un organo estremamente energivoro: alcune ricerche ne stimano i consumi in circa il 20% delle risorse energetiche totali del nostro corpo. Per gestire questo alto costo energetico, il nostro organismo si è evoluto per minimizzare gli sforzi cognitivi. Siamo cioè inconsapevolmente programmati per trovare scorciatoie a mansioni difficili come l'atto di "pensare". Dopo questa premessa, è facile capire quale potere catalizzante e totalizzante abbiano queste nuove tecnologie sui nostri cervelli.

Informazioni frammentate ma sufficienti a rispondere alle nostre domande ed a completare piccoli task. Guardando all'ambito naturalistico, con una sola foto o registrazione audio data in pasto all'AI, è possibile identificare una specie. O almeno questo siamo portati a credere. Ma non è proprio così.

L'identificazione dei funghi

Nel mondo animale - come in quello vegetale e, soprattutto, nel regno dei funghi - per identificare una specie non ci si può affidare alla sola identificazione visiva, quasi sempre servono altre prove come ad esempio un odore caratteristico, la dimensione (che difficilmente si riesce ad apprezzare attraverso una foto), prove genetiche, test con reagenti chimici o un'attenta osservazione al microscopio.

Di questo purtroppo, non sono consapevoli molti degli utenti che si affidano ciecamente al proprio smartphone in cerca di risposte. Un ricorso che non ha conseguenze? Purtroppo le ha, eccome, e ce lo raccontano alcuni casi recentemente registrati presso i centri anti veleno. I colpevoli? Sempre loro, i funghi!

I funghi sono fra le forme di vita più difficili da identificare: è impossibile riconoscerli in modo certo tramite l'uso di sole fotografie e per questo sconsigliamo caldamente di affidarsi ad app o all'intelligenza artificiale soprattutto se avete l'intento di cibarvene.

L'esperimento condotto dall'AMP

L'Associazione Micologica Piemontese (AMP) ha recentemente messo in guardia i propri soci invitandoli a diffidare dall'uso di questi sistemi dopo che, in una serata dedicata all'identificazione di specie, hanno svolto un  esperimento sfruttando tre programmi di AI diversi e gratuiti.

Sono state scelte due specie di funghi che agli occhi di un non esperto (e di un'AI male addestrata) possono sembrare identiche: una edibile, Cantharellus cibarius camera-2112207 960 720 ed una mortale, Onphalotus olearius camera-2112207 960 720. Il risultato? In un caso l'AI non è stata in grado di capire che le due foto rappresentavano funghi di due specie diverse e, poiché è programmata per fornire sempre un risultato, ha azzardato la risposta fornendo come unica identificazione Cantharellus cibarius. Negli altri due casi invece, ha saputo distinguere le due specie, segnalando che in una delle due foto il fungo rappresentato era mortale.

Per fortuna si è trattato di una esercitazione ma immaginate le conseguenze (mortali) che avrebbero potuto derivare dalla scelta di affidarsi ciecamente ad una identificazione fornita tramite un'AI!

Questi strumenti possono essere utilissimi ma non possono e non devono sostituirsi al controllo umano. Per pareri importanti come ad esempio quelli relativi all'edibilità dei funghi, non affidatevi a questi strumenti ma rivolgetevi sempre a veri esperti - in carne ed ossa - presenti presso gli Ispettorati Micologico dell'ASL del territorio.

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