La notizia risale a qualche settimana fa: una persona è stata sorpresa all'interno del Parco Naturale del Monviso, in valle Po, in possesso di oltre 600 fiori di genzianella (Genziana acaulis) appena raccolti. I guardiaparco dell'Ente di gestione delle Aree protette del Monviso hanno contestato la violazione della normativa regionale che vieta la raccolta e il danneggiamento delle specie vegetali nelle aree naturali protette e hanno comminato una sanzione amministrativa di oltre 600 euro, accompagnata dal sequestro dei fiori raccolti illecitamente.
L'interesse e la curiosità suscitati
L'episodio ha avuto una notevole risonanza mediatica: la notizia è stata ripresa dai principali organi di informazione regionali e nazionali, tra cui La Stampa, Corriere della Sera, La Repubblica e la TGR Rai Piemonte, oltre che da numerose testate locali e da altre nazionali specializzate in temi ambientali e montani. Anche sui canali social del Parco del Monviso il contenuto ha ottenuto un riscontro particolarmente elevato, con un numero prossimo alle 200.000 interazioni.
L'accaduto offre l'occasione per riflettere su come determinate notizie riescano a suscitare l'interesse sia degli operatori della comunicazione sia del pubblico. A colpire maggiormente è stato senza dubbio il numero dei fiori raccolti: oltre seicento esemplari rappresentano infatti una quantità insolita e, forse, anche difficilmente immaginabile. In passato si erano già verificati episodi analoghi, talvolta anche con quantitativi superiori, ma da alcuni anni non si sentiva parlare di raccolte di questa entità.
Un aspetto interessante, però, riguarda le domande rivolte dai giornalisti al personale del Parco del Monviso dopo la diffusione del comunicato stampa. Più che sugli aspetti naturalistici o normativi della vicenda, l'attenzione si è concentrata sull'autore dell'illecito. Uomo o donna? Italiano o straniero? Quali spiegazioni aveva fornito? In quale località era avvenuta la contestazione? In altre parole, sembrava interessare quasi più il responsabile del fatto che il fatto stesso. È una dinamica che probabilmente riflette un cambiamento culturale più ampio. Il tradizionale principio sintetizzato dall'espressione «si dice il peccato ma non il peccatore» sembra talvolta lasciare spazio a una curiosità crescente per l'identità di chi commette una violazione, quasi che il protagonista della vicenda finisca per assumere maggiore rilevanza rispetto all'episodio stesso.
A tutte queste domande il parco, comunque, ha ovviamente risposto mantenendo il massimo riserbo, limitandosi a indicare genericamente la Valle Po come luogo della contestazione. Una scelta motivata non soltanto dalla necessità di tutelare la privacy della persona coinvolta, che conserva i propri diritti nonostante l'illecito commesso, ma anche dall'opportunità di evitare possibili fenomeni di emulazione. Fornire indicazioni troppo precise potrebbe infatti contribuire, almeno in teoria, a indirizzare altre persone verso le medesime località con intenzioni analoghe.
Cosa dicono le norme
Precauzioni, queste ultime, che a giudicare dalle reazioni del pubblico possono forse risultare persino superflue. La maggior parte dei commenti comparsi sui social network ha espresso, infatti, una netta condanna del gesto e una sostanziale approvazione della sanzione. In molti casi si è addirittura invocato un inasprimento delle pene previste per questo tipo di comportamento, ritenendo insufficiente l'importo della multa rispetto alla gravità dell'azione compiuta. Vale allora la pena ricordare quali siano le norme che regolano la raccolta della flora spontanea in Piemonte. La legge regionale 19 del 2009, "Testo unico sulla tutela delle aree naturali e della biodiversità", vieta (all'articolo 8, comma 3, lettera j) all'interno di parchi e riserve naturali qualsiasi forma di raccolta della flora, fatte salve le attività agro-silvo-pastorali e la raccolta delle specie commestibili più comunemente consumate. Per i trasgressori è prevista una sanzione composta da una quota fissa di 35 euro, alla quale si aggiungono 3 euro per ogni esemplare raccolto. Se il pagamento viene effettuato entro 60 giorni, la cifra complessiva della sanzione viene ridotta a un terzo del totale, come avviene nel caso di tutte le sanzioni amministrative: ecco quindi spiegato l'importo della sanzione in questione. Anche al di fuori delle aree protette, tuttavia, una raccolta di centinaia di fiori sarebbe comunque illecita. La legge regionale 32 del 1982 "Norme per la conservazione del patrimonio naturale e dell'assetto ambientale" stabilisce infatti (all'articolo 15) che ogni persona possa raccogliere al massimo cinque esemplari al giorno, senza estirpare le parti sotterranee delle piante. Precisa però che alcune specie particolarmente tutelate, le cosiddette specie a protezione assoluta, tra cui diverse orchidee, alcuni gigli e determinate varietà di genziana, non possano invece essere raccolte in alcun caso sull'intero territorio regionale.
Le opinioni sui social e la voce del parco
Naturalmente, sui social network non sono mancate opinioni discordanti. Alcuni utenti hanno minimizzato l'accaduto o addirittura sostenuto che il prelievo di fiori spontanei non costituisca un problema significativo, soprattutto in presenza di popolazioni numerose. Si tratta tuttavia di posizioni minoritarie, spesso contestate dagli stessi partecipanti alla discussione. Difficilmente, va detto, esisterà mai un consenso unanime sulle norme di tutela ambientale. Per questo il primo strumento di conservazione non può essere la sanzione, ma deve essere la conoscenza. Educare al rispetto della natura, fin dai primi anni di scuola e con il coinvolgimento delle famiglie, è un momento fondamentale per costruire una cultura diffusa della tutela ambientale. È un percorso lungo e talvolta poco appariscente, ma indispensabile. Solo successivamente entra in gioco lo strumento sanzionatorio. E, a ben vedere, non è necessariamente l'entità della sanzione amministrativa a fare la differenza, quanto il suo valore simbolico. Sapere che esistono figure incaricate di vigilare sul patrimonio naturale e che le regole vengono effettivamente applicate contribuisce a rafforzare la percezione di un bene comune che merita attenzione e rispetto.
Quelle figure – i guardiaparco – non si limitano poi alla vigilanza ma ricoprono anche altri incarichi, tema che abbiamo approfondito parlando con il direttore del Parco del Monviso, Vincenzo Maria Molinari: «Nella nostra recente riorganizzazione interna, le funzioni della conservazione e della vigilanza sono confluite in un unico servizio in quanto intimamente legate, considerato anche che il personale di vigilanza ha ormai una formazione tecnica che può essere utilmente impiegata nelle varie attività scientifiche a cui il Parco è istituzionalmente chiamato per il raggiungimento e il mantenimento di soddisfacenti livelli di conservazione della biodiversità nei territori protetti affidatigli in gestione dalla Regione Piemonte».
Nel commentare l'episodio, l'Ente gestore del parco ha ricordato un principio semplice ma importante: durante un'escursione in natura l'unica forma di raccolta dovrebbe essere quella delle emozioni, eventualmente accompagnate da fotografie o video che aiutino a conservarne il ricordo. Le fioriture che caratterizzano la primavera e l'inizio dell'estate, invece, sono un patrimonio collettivo che deve rimanere nel luogo in cui si trova. Infatti, anche la raccolta di un numero limitato di esemplari può influire sulla capacità riproduttiva delle popolazioni vegetali, con conseguenze che nel medio e lungo periodo possono tradursi in una riduzione della loro diffusione. Lasciare i fiori dove crescono significa inoltre consentire ad altri visitatori di ammirare lo stesso spettacolo.
Questa riflessione assume un significato ancora più importante alla vigilia di una stagione estiva che si preannuncia particolarmente intensa. Negli ultimi anni anche alcune aree naturali protette piemontesi hanno iniziato a confrontarsi con fenomeni riconducibili all'overtourism, un tema che Piemonte Parchi ha sviluppato con molti articoli in questi mesi. Le temperature elevate registrate già nel mese di maggio, poi, lasciano ipotizzare un'ulteriore crescita delle presenze in quota durante l'estate. Diventa quindi fondamentale continuare a promuovere comportamenti rispettosi dell'ambiente e degli altri frequentatori della montagna. Conservare gli ecosistemi, garantire una convivenza equilibrata tra persone e natura e permettere a tutti di godere dei medesimi luoghi sono obiettivi che richiedono responsabilità individuale e consapevolezza collettiva. Ricordando che, quando si entra in un ambiente naturale, non si è proprietari di quel luogo ma semplicemente ospiti temporanei di un patrimonio che dovrebbe essere consegnato alle generazioni future in condizioni migliori di quelle in cui lo si è trovato.
