Fulcro dell'incontro online è stato il racconto dei Parchi nazionali che da tempo registrano e raccolgono i dati relativi all'afflusso turistico, fondamentali per monitorare possibili situazioni di "overtourism" e studiare la distribuzione, nel tempo e nei luoghi, dei visitatori. Nell'esperienza riportata l'adozione di misure di re-distribuzione e razionalizzazione del turismo permettono di diminuirne l'impatto ecologico e consentono ai fruitori di vivere un'esperienza qualitativamente migliore.
Parco delle Cinque Terre, piccolo ma all'avanguardia
La natura del Parco nazionale delle Cinque Terre, in Liguria, fa i conti con due principali aspetti numerici: una dimensione territoriale piccola che affronta, quasi quotidianamente, una forte presenza di visitatori; per questo motivo il Parco è all'avanguardia nello studio e nell'implementazione di misure che consentano di differenziare e distribuire meglio l'affluenza turistica sul proprio territorio.
"Siamo uno dei parchi più piccoli d'Italia ma, al tempo stesso, uno dei più visitati" conferma Emanuele Raso, Direttore a interim dell'area protetta, oltre che geologo e ricercatore. "Abbiamo circa tre milioni di visitatori ogni anno a fronte di una popolazione residente all'interno dell'area protetta di sole tremilacinquecento persone. Il 97% dei turisti frequenta il 3% del territorio del parco, con un impatto importante".
Di qui è nata l'idea di redistribuire questi numeri, stimolando i turisti a non fermarsi soltanto nei caratteristici borghi a picco sul mare che hanno reso celebri le Cinque Terre, ma a visitare tutto il territorio utilizzando la ricca rete di sentieri che lo attraversano come un ragnatela, a differenti livelli altimetrici, dal mare fino alla montagna.
Il primo passo è stato garantire la fruibilità della rete sentieristica e, più in generale, del territorio protetto, fragile perchè a picco sul mare con pendii scoscesi e soggetto a frane e smottamenti. Fondamentale, per questo motivo, è stato il recupero dei tradizionali muretti e terrazzamenti a secco, con i quali in Liguria si contrasta da secoli l'erosione del territorio.
"Abbiamo circa seimila chilometri lineari di sentieri, per questo la manutenzione è essenziale. Dopo una prima esperienza negativa con ditte esterne, siamo arrivati alla formazione di personale specializzato e iscritto ad un apposito Albo regionale dei manutentori. Oggi lavorano per noi venti di questi professionisti, che fanno centinaia di interventi tutto l'anno, dalla manutenzione dei sentieri e terrazzamenti al ripristino della cartellonistica. Quando occorre ricorriamo poi a ditte specializzate per interventi più grandi e costosi, come è stato in tempi recenti la risistemazione della famosa Via dell'Amore tra Riomaggiore e Manarola" osserva Raso.
Ma come si riesce a misurare quantitativamente l'afflusso dei turisti? E' ancora Raso a spiegarlo:" Abbiamo posizionato quindici sensori piroelettrici sulla rete sentieristica che ci hanno rivelato come i passaggi varino da un minimo di tredici persone al giorno ad oltre milletrecento, a seconda del periodo dell'anno. Il record storico lo abbiamo registrato durante il 'ponte' di Pasqua 2023, quando sul sentiero fra Vernazza e Monterosso abbiamo avuto circa seimila transiti in un solo giorno. Quest'evento ci ha convinto della necessità di adottare misure di contenimento e da allora, nelle giornate di maggiore afflusso, abbiamo istituito un 'senso unico' e un numero chiuso a seicento accessi l'ora. Ma il monitoraggio costante dei passaggi è anche una misura per tutelare i visitatori: in concomitanza con i picchi di calore estivo, ad esempio, oppure in giornate di allerta meteo possiamo intervenire per tutelare le persone presenti. In altre parole la raccolta dei dati e la loro analisi ci aiuta a prendere misure di gestione corrette e adeguate alle situazioni contingenti".
Grazie ai dati, i percorsi sono stati suddivisi in 7 classi che corrispondono alla frequentazione turistica. All'inizio e alla fine di ogni percorso viene fornito un "passaporto" del parco su cui il turista può apporre un timbro che attesta che ha percorso quel sentiero. Inoltre è stata creata una Carta dei Servizi che offre diverse agevolazioni e il cui ricavato costituisce il 90% delle risorse del Parco. "Restituiamo allo stato più di quanto riceviamo" dichiara con un certo orgoglio Raso.
Il futuro della raccolta dei dati dell'afflusso turistico
I dati relativi ai visitatori, oltre che dai sensori posizionati sui sentieri, vengono raccolti registrando le presenze delle persone sui battelli e traghetti, le auto nei posteggi, i passaggi ai caselli autostradali. Ma per il futuro si sta già programmando di raccoglierli in modo ancora più tecnologico e preciso, ad esempio andando a individuare le SIM dei cellulari dei visitatori. "Stiamo progettando inoltre un portale predittivo dei flussi turistici" spiega Francesco Marchese, funzionario dell'Ufficio Sostenibilità e Programmazione del Parco nazionale delle Cinque Terre. "Per la qualità dell'esperienza turistica è importante che il Parco abbia aderito alla CETS, la Carta Europea per il Turismo Sostenibile per le Aree Protette. Si tratta di un sistema che, oltre al parco, consente di certificare anche gli operatori turistici locali, al momento 150 fra albergatori e ristoratori, e i Tour Operator".
Parco dello Stelvio, grande e adatto a tutti
"Il nostro parco, per certi versi, è l'opposto di quello delle Cinque Terre" spiega Luca Pedrotti, Biologo e Coordinatore scientifico dei tre Settori del Parco nazionale dello Stelvio. "Siamo il Parco alpino più grande d'Italia, con oltre 1.300 chilometri quadrati che si estendono tra tre province diverse di due regioni: Brescia, Sondrio, Bolzano e Trento.
"Il turismo che caratterizza il nostro parco è variegato. Numerosi sono gli escursionisti a piedi ma anche i ciclisti. Il turista italiano, tipicamente, frequenta il parco più per i panorami e per visitare i centri abitati, anche per l'offerta enogastronomica, piuttosto che per camminare, diversamente dai turisti stranieri che invece frequentano numerosi i sentieri di media e alta quota. Il nostro territorio si colloca ad una altitudine compresa fra i 650 e i 4mila metri e richiama turisti sia d'estate che d'inverno, fino ad un milione di presenze l'anno" prosegue Marchese.
Il monitoraggio e le azioni intraprese
Anche allo Stelvio, così come alle Cinque Terre, è ritenuta fondamentale la raccolta dei dati relativi alle presenze, nell'ottica di studiare e realizzare azioni di gestione del turismo.
"Grazie a fondi dei Comuni della zona abbiamo potuto acquistare 76 apparecchi contatori di cui 33 possono registrare la presenza sia dei veicoli a motore che delle biciclette" racconta Pedrotti. "Abbiamo cominciato a insatallarli a partire dal 2020 per avere dati giornalieri relativi al numero di visitatori e alla loro distribuzione. Grazie a questi dati, una volta stabilito il numero di arrivi e l'impatto sulla biodiversità, saremo in grado di stabilire la capacità di carico delle varie aree interessate".
"Anche per quanto riguarda i sentieri, che complessivamente coprono una lunghezza di circa mille chilometri, abbiamo operato una differenziazione fra tragitti più tecnici o sportivi e altri con basso dislivello e quindi adatti alle famiglie. In questo caso i dati di frequentazione, oltre ai contapersone, li abbiamo recuperati dall'app Strava, molto utilizzata dai turisti. L'incrocio fra i dati raccolti da varie fonti ci ha consentito di relaizzare delle 'mappe di frequenza' in base alle quali abbiamo classificato i percorsi in 5 classi, dai meno frequentati a quelli più gettonati. In questo modo i visitatori tendono a distribuirsi naturalmente sui sentieri a loro più adatti, a vantaggio loro ma anche della biodiversità che in questo modo è sottoposta ad una pressione minore" conclude Pedrotti.
L'esperienza delle Aree protette delle Alpi Cozie
Il webinar è stato organizzato dalle Aree protette delle Alpi Cozie grazie al progetto ALCOTRA BiodivTourAlps che studia gli impatti del turismo sulla biodiversità, e si inserisce in un ciclo di appuntamenti tutti dedicati al tema dei "Flussi turistici in aree tutelate" che permettono di raccogliere esperienze, studi e ricerche su scala transfrontaliera. Le esperienze dei due Parchi nazionali riportate fanno scuola per i Parchi delle Alpi Cozie che devono affrontare problemi molto simili.
"L'aumento del turismo nelle aree protette negli ultimi anni, soprattutto dopo il periodo pandemico, se da un lato costituisce un fenomeno positivo dal punto di vista economico, dall'altro può comportare impatti importanti per la protezione della biodiversità e per questo deve essere gestito" spiega Luca Marello, Direttore dell'Ente di gestione delle Aree protette delle Alpi Cozie.
"Grazie al programma Alcotra BiodivTourAlps il nostro ente ha intrapreso il monitoraggio dei flussi turistici in alcuni punti nevralgici delle nostre aree protette, in particolare sulla ex strada militare di alta quota dell'Assietta, spartiacque tra Val Chisone e Val Susa, che nella bella stagione viene aperta al traffico veicolare, e su cui ogni anno si registrano migliaia di passaggi sia di mezzi a motore che di escursionisti a piedi o in bicicletta. I numeri che abbiamo registrato nelle due ultime estati ci aiutano ad avere le idee più chiare. In particolare ora abbiamo più elementi per capire come gestire il rapporto fra categorie di fruitori molto eterogenee e per valutare gli impatti del turismo sull'ambiente e assumere le misure necessarie. Va detto che non esiste una soluzione unica ma occorre studiare e progettare le risposte corrette caso per caso" conclude Marello.
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