"I dati mostrano come negli ultimi anni, in particolare dopo la pandemia, in Francia siano aumentati i frequentatori delle aree protette. Questo ha comportato un aumento della pressione sugli ecosistemi e sulla biodiversità e impone quindi di ricercare un punto di equilibrio fra turismo e tutela della natura. La materia in Francia è regolata da leggi del 2021 che regolano i flussi turistici, con norme che si applicano alle persone, agli animali domestici e ai veicoli" spiega Emeline Hatt, docente di pianificazione territoriale e urbanistica presso la Facoltà di Giurisprudenza e Scienze Politiche dell'Università di Aix Marsiglia.
Fin dagli anni '70 sono state fatte delle analisi ingegnieristiche dei flussi turistici che applicano il concetto di "Capacità di carico turistico". Questo parametro misura da un lato la capacità ecologica dell'ambiente (in base alla disponibilità delle risorse naturali) e dall'altro la sua capacità fisica (il numero di accessi considerato massimo in termini di sicurezza e di accettazione da parte degli abitanti del luogo e degli altri visitatori).
Tuttavia la "capacità di carico turistico" non sempre è un criterio valido, ed è difficile da comparare per insufficienza dei dati, differenze territoriali e stagionali. Inoltre il livello della capacità dipende, in ultima analisi, da scelte politiche, territoriali o nazionali.
In Francia sono stati fatti studi specifici sull'argomento in alcune aree protette.
L'esperienza di due parchi mediterranei
Il Parco Nazionale di Port-Cros e Porquerolles, istituito nel 1963, è il stato primo parco marino europeo e protegge habitat sia terrestri che marini. Comprende le isole di Port-Cros, Levant e Porquerolles.
In seguito ad un bando del 2016, è stato individuato un consorzio di ricerca per studiare nel corso di tre anni la "capacità di carico turistico". Il limite massimo di visitatori è stato individuato in 6mila al giorno per tutte le isole dell'arcipelago.
Il Parco nazionale delle Calanques, creato nel 2012, è il più "giovane" fra i parchi nazionali francesi. Si trova nel Dipartimento delle Bouches-du-Rhône, alle porte di Marsiglia, ed è considerato il primo parco nazionale periurbano d'Europa. Comprende un'area terrestre, che si estende su tre comuni (Marsiglia, Cassis e La Ciotat) per 8.500 ettari, ed una marina di 43.500 ettari di superficie.
I dati raccontano di un'affluenza di circa 2.500 visitatori al giorno, con effetti negativi come l'erosione del suolo. I permessi di visita sono gratuiti e si scaricano dal sito del parco. Sono stati tuttavia imposti dei limiti agli accessi alle diverse Calanques in rapporto alla loro superficie, e di questa regolazione è stata incaricata una ditta privata che, a costi elevati, regola l'accesso dei veicoli terrestri e delle imbarcazioni. Inoltre le aree protette sono monitorate con telecamere e droni e vengono somministrati sondaggi e questionari ai visitatori .
"In conclusione la gestione degli accessi richiede un approccio multidisciplinare che consenta di fare delle scelte. E' difficile utilizzare in modo univoco parametri come la capacità di carico turistico per la complessità della gestione e del controllo degli accessi. Servono capacità ingegnieristiche e il coinvolgimento di più partner e soggetti nel tempo, non ultimi i cittadini" conclude Emeline Hatt.
L'animale "prototipo"
"Oggigiorno il turismo nei parchi si svolge dodici mesi all'anno. Questo comporta sfide politiche, giuridiche, etiche, economiche perché le aree protette devono essere regolate stabilendo un perimetro, delle regole e degli standard di comportamento ordinati gerarchicamente, che devono essere comunicati agli utenti attraverso campagne d'informazione e cartellonistica" spiega Agathe Obert-Kérivel, Geologa del Laboratorio Edytem presso il Polo Montagna dell'Università Savoia Monte Bianco.
Per la governance di un parco può essere utile individuare degli elementi emblematici e carismatici che catturino l'attenzione del pubblico. In Francia, ad esempio, si utilizzano degli '"animali prototipo", come ad esempio il gallo cedrone e il muflone. Sono animali protetti che rappresentano la necessità di difendere la natura e che costituiscono il fulcro di campagne di sensibilizzazione. Grazie a questi animali si veicola il messaggio che alcuni sentieri o itinerari sono vietati per non disturbare la fauna, così come esistono zone all'interno delle aree protette che devono rimanere "off limits" a tutela della biodiversità.
"Per fare capire al turista che non deve dare da mangiare agli animali selvatici, ad esempio, è stata esposta la foto di un muflone che mangia una torta di mirtilli. Si è dimostrato un metodo efficace che ha il merito di rendere l'animale un attore politico del territorio" prosegue Obert-Kérivel.
Il partenariato con gli accompagnatori naturalistici
Un altra sperimentazione interessante è stata adottata nel Parco Naturale Regionale dei Ballons des Vosges.
Quest'area protetta, creata nel 1989 su iniziativa delle due regioni Grand Est e Borgogna Franca Contea, riunisce 201 comuni distribuiti su quattro dipartimenti. Prende il suo curioso nome dalle caratteristiche vette arrotondate, chiamate localmente "ballons", che punteggiano il massiccio montuoso dei Vosgi e sono il risultato di una intensa erosione glaciale e cristallina.
Il Parco ha avviato un partenariato con gli accompagnatori naturalistici, che incontrano i visitatori nel parco e danno loro indicazioni. In cambio il parco, oltre a retribuirli per il loro lavoro, concede loro un marchio ufficiale di riconoscimento ("Valori del Parco") e pubblicizza la loro attività sul proprio sito web. In questo modo diventano a tutti gli effetti delle "sentinelle" del Parco con un vantaggio per tutti gli attori in campo (Parco, guide e visitatori).
"Questo metodo deriva dalla scelta di ottenere il rispetto delle regole attraverso l'accordo, piuttosto che con l'imposizione, ed ha dimostrato di funzionare bene" conclude Obert- Kérivel.
Grandi flussi turistici, da potenziale problema a opportunità di sviluppo
Il Grand site di Sixt-Fer-à-Cheval è un parco di fondovalle situato in prossimità del Monte Bianco. Deve il suo nome alla forma a ferro di cavallo delle sue imponenti falesie calcaree, che formano un anfiteatro naturale lungo fino a 5 km. E' noto come un "Grand Site" per la sua grandiosità, caratterizzato da dirupi alti fino a 2000 metri, da cui scendono numerose e spettacolari cascate. Ha un unico accesso e una platea di visitatori di circa 300mila persone all'anno, un numero davvero imponente per un'area naturale se pensiamo che la nostra Reggia di Venaria, tra le destinazioni top 20 in Italia, ne attira 500mila. Nel parco francese il numero di accessi aumenta del 3% ogni anno, ed ha avuto un incremento del 45% negli ultimi quindici anni.
"Motivo di tanto successo è il mix tra natura, cultura locale e attività tradizionali offerto da queste aree protette. Il grande afflusso è però all'origine di diversi problemi: dall'obsolescenza delle strutture ricettive e degli allestimenti dei siti, alla scarsa qualità della visita per gli utenti, fino alla mancanza di benefici economici per il comune, che incontra difficoltà nel mantenere e gestire adeguatamente questo patrimonio" spiega Mathieu Battai, coordinatore della strategia territoriale e capo progetto Grand Site, Comunità dei Comuni delle Montagne del Giffre".
Per questi motivi nel 1991 è nato il progetto Grand Site di Sixt-Fer-à-Cheval con l'obiettivo di gestire il patrimonio naturale e trasformarlo in un motore di sviluppo locale.
"Il progetto si propone di attuare un approccio globale e trasversale allo sviluppo sostenibile degli spazi patrimoniali nelle loro diverse componenti paesaggistica, naturale, storica, culturale, in una ricerca costante di equilibrio tra qualità della vita degli abitanti e accoglienza dei visitatori, conservazione e numero di visitatori, punti di interesse, stagioni, ma anche tra risorse finanziarie e costi di gestione". L'operazione intende promuovere uno sviluppo locale sostenibile basato sul patrimonio naturale e culturale del comune e sul potenziale turistico legato alle attività montane; migliorare la qualità dell'accoglienza distribuendo i flussi di visitatori; mobilitare le risorse necessarie per l'attuazione del progetto. Tra le azioni concrete, ad esempio, la pubblicità dei dati di affluenza, costantemente monitorata anche tramite app, per prevenire potenziali situazioni di overtourism e il lavoro sulla mobilità, al fine di incentivare gli spostamenti a piedi o con navette del parco e disincentivare l'uso delle auto private o dei grandi pullman turistici" conclude Battai.
Gli argomenti esposti nell'articolo sono stati affrontati nel corso del webinar "Gestione dei flussi di visitatori nelle aree protette: il contributo delle scienze sociali per un progetto territoriale". L'appuntamento è stato il primo di un ciclo di quattro webinar, organizzati da alcuni parchi italiani e francesi nell'ambito del progetto di cooperazione transfrontaliera Alcotra 2021/2027 .
