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Un ettaro di vigneto per conservare l'usignolo d'Africa nel Parco di Doñana

Una campagna di autofinanziamento ha permesso all'ong spagnola SEO/BirdLife di acquistare una parcella di vigna nell'area naturale di Doñana, nel sud della Spagna. L'obiettivo? Promuovere la conservazione di uno dei principali habitat di un piccolo uccello migratore, attualmente in forte diminuzione in tutta la penisola iberica.

  • Lucia Chiosso
  • Febbraio 2026
Martedì, 3 Febbraio 2026
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Usignolo d'Africa (cercotrichas galactotes sp.) | SEO/BirdLife Usignolo d'Africa (cercotrichas galactotes sp.) | SEO/BirdLife

Tutto inizia nell'autunno del 2024, quando SEO/BirdLife riesce a comprare un ettaro di vigneto all'interno dell'area protetta di Doñana per favorire la tutela dell'usignolo d'Africa (cercotrichas galactotes sp.) – alzacola rojizo in spagnolo – specie di uccello migratore diffusa in tutto il Mediterraneo, oggi in pericolo di estinzione.

L'operazione è stata realizzata grazie a una campagna di autofinanziamento, alla quale hanno partecipato 346 donatori privati, i cui contributi hanno permesso l'acquisto del terreno. "Non è stato un risultato del tutto inatteso: Doñana è un luogo unico per la sua biodiversità e sa suscitare un grande interesse – commenta Carlos Molina Angulo, tecnico della sede di SEO/BirdLife a Doñana – ma questo non lo rende un traguardo meno importante: è un segnale chiaro di una crescente consapevolezza ambientale".

La buona riuscita dell'iniziativa risulta particolarmente rilevante dal momento che si fa promotrice di una concezione di conservazione ampia e a lungo termine. Il progetto, infatti, mira a sostenere la salvaguardia di questo uccello, attualmente catalogato come specie 'in pericolo', a partire dalla tutela di uno dei suo habitat principali: il vigneto de secano, tipico proprio di questa zona.

Doñana: crocevia di uccelli migratori e isola di biodiversità

L'aera protetta di Doñana, la più estesa della Spagna, si trova all'estremità sud-occidentale della penisola iberica, in Andalusia, tra le province di Cadice, Huelva e Siviglia. La sua posizione a cavallo tra l'Europa e l'Africa settentrionale, tra il Mediterraneo e l'Atlantico, in corrispondenza della foce del Fiume Guadalquivir, la rende una meta ideale per numerosi uccelli migratori, oltre che un luogo dotato di una biodiversità e di una varietà di ecosistemi di singolare valore ecologico.

Fin dai suoi inizi, la storia della conservazione dell'area di Doñana ha uno stretto legame con l'ornitologia. La centralità di questa regione nelle rotte migratorie costituì, infatti, un fattore determinante nel processo di apertura del suo territorio a una dimensione internazionale. L'interesse che, nel corso dei primi decenni del secolo scorso, Doñana iniziò a suscitare tra scienziati ed esploratori stranieri – in particolare, nordeuropei – giocò un ruolo essenziale nella complessa successione di vicende politiche e storiche che portò alla creazione del parco nazionale nel 1969.

Oggi, Doñana è riconosciuta come una delle riserve naturali più importanti d'Europa e vanta numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali. Oltre a includere un parco nazionale e un parco naturale, è stata dichiarata Riserva della Biosfera (1981), Patrimonio dell'Umanità UNESCO (1994), fa parte della rete Natura 2000 e rientra nella Convenzione RAMSAR relativa alle zone umide di importanza internazionale.

Lo stretto legame tra agroecosistemi e biodiversità

Per secoli, l'area di Doñana si sostenne su un modello produttivo vicino alla sussistenza, basato sulla coltivazione della cosiddetta "triade mediterranea": grano, olio e vino. Quando, a partire dagli anni Sessanta del Novecento, cominciarono a prendere piede sul suo territorio nuove attività economiche (soprattutto l'agricoltura intensiva di frutti rossi e il turismo balneare) il rapporto tra gli agroecosistemi locali e la biodiversità a questi associata iniziò a degradarsi.

Una prova evidente di questo processo è la drastica diminuzione dell'alzacola rojizo, avvenuta in concomitanza con l'altrettanto drastica riduzione delle zone destinate alla viticoltura tradizionale. "Secondo l'ultimo censimento, realizzato nel 2020, l'alzacola mostra un grave declino, non solo in Andalusia, ma in tutta la Spagna, con una riduzione che, nell'arco degli ultimi vent'anni, è arrivata al 94,8%", afferma Carlos Molina Angulo. "La diffusione delle monocolture intensive, insieme al progressivo abbandono delle pratiche agricole tradizionali, oggi ormai poco redditizie, hanno portato alla perdita di habitat adeguati all'alzacola", prosegue l'intervistato.

La conservazione di questo piccolo uccello insettivoro, dalla lunga coda rossiccia, amante dei climi caldi e secchi, così come delle zone di arbusti e di vegetazione bassa, passa quindi dalla tutela di habitat compatibili con le sue esigenze, tra i quali, le vigne de secano caratteristiche dell'area di Doñana ne sono un ottimo esempio.

Questi vitigni sono costituiti in larga parte dalla varietà di uva bianca zalema, particolarmente resistente alla siccità: una proprietà decisiva in una regione dove le risorse idriche sono limitate e dove l'utilizzo dell'acqua è un tema sempre più sensibile. Il ripristino della viticultura tradizionale, pertanto, oltre a favorire la presenza dell'alzacola, avrebbe ricadute positive anche sugli ecosistemi locali: "Si tratta di una coltura sostenibile, perfettamente adattata al clima della zona", spiega Molina. "Inoltre, in questo contesto, i vitigni esercitano un chiaro effetto di mitigazione, proteggendo il suolo sabbioso di Doñana dall'erosione, attraverso l'azione delle loro forti radici. E non va poi dimenticato il loro ruolo di corridoi ecologici, così come il loro valore identitario e culturale, soprattutto per le comunità locali e per le molte famiglie che, per generazioni, si sono sostenute grazie a queste colture".

Un modello di conservazione ad ampio raggio

Il vigneto di SEO/BirdLife è stato certificato come 'ecologico' subito dopo l'acquisto e oggi rappresenta una delle piccole parcelle di vigna della zona di Doñana, nelle quali si continua a praticare una viticultura tradizionale a conduzione per lo più familiare.

La sua gestione è stata affidata a viticultori e tecnici agronomi locali, con il proposito che, con il tempo, lo staff dell'ong SEO/BirdLife acquisisca le competenze necessarie per il suo mantenimento.

Sebbene il recupero di un solo ettaro di vigneto non sarà sufficiente a rilanciare l'agricoltura tradizionale, né a migliorare in modo determinante la difficile situazione dell'alzacola, SEO/BirdLife spera che questa iniziativa contribuisca a promuovere un modello di conservazione capace di conciliare la tutela della biodiversità con uno sviluppo territoriale sostenibile.

Grazie all'impegno del proprio staff e dei numerosi volontari che, ogni anno, raggiungono Doñana da tutta Europa – Italia compresa –, l'organizzazione non governativa continua a portare avanti il suo lavoro, fiduciosa di poter incidere sul complesso contesto in cui opera.

Usignolo d’Africa (cercotrichas galactotes sp.) - Alzacola rojizo in spagnolo | SEO/BirdLife
Usignolo d’Africa (cercotrichas galactotes sp.) - Alzacola rojizo in spagnolo | SEO/BirdLife
Vigneto 'de secano' a Doñana | SEO/BirdLife
Vigneto 'de secano' a Doñana | SEO/BirdLife

Ringraziamo per la disponibilità e collaborazione Carlos Molina Angulo, e pubblichiamo una breve sintesi dell'articolo in lingua spagnola per i colleghi di SEO/BirdLife.

En otoño de 2024, gracias a una campaña de micromecenazgo a la que participaron 346 donantes particulares, SEO/BirdLife logró comprar una hectárea de viñedo tradicional de secano en el entorno de Doñana.

El proyecto tiene el objetivo de favorecer la conservación de este agroecosistema en cuanto refugio privilegiado para el alzacola rojizo, especie de pájaro migratorio hoy en grave declive.

Según el último censo de 2020, en las últimas décadas, la población del alzacola ha caído en España un 94,8% y, en el espacio de Doñana, su disminución fue de la mano de la progresiva desaparición de muchas plantaciones de viñedo de secano.

En este contexto, el proyecto de SEO/BirdLife propone un modelo de conservación que busca compatibilizar la tutela de los ecosistemas y de su biodiversidad asociada con un desarrollo agroambiental sostenible.

 

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