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A maggio ha fatto troppo caldo e non è una fake news

Il mese che si è appena concluso ha registrato un clima torrido, e ce ne siamo accorti tutti. Un ennesimo campanello di allarme del drammatico aumento delle temperature che il nostro Pianeta ha subito negli ultimi 100 anni e che conferma una inesorabile e rapida uscita dalle condizioni climatiche che permettono la vita su questo Pianeta, in generale, e della nostra specie, in particolare. Lo stress che può sostenere, infatti, il corpo umano non è in grado di adattarsi a un Pianeta così bollente.

  • Emanuela Celona
  • Giugno 2026
  • Martedì, 2 Giugno 2026
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Come è cambiata la temperatura della Terra dalla fine del XIX secolo. Questa mappa mostra come è cambiata la temperatura superficiale della Terra nel 2024 rispetto alla media del periodo 1880-1899, prima dell'inizio dei cambiamenti climatici moderni. Le aree rosse sono più calde, mentre le aree blu sono più fredde. | Fonte: planetaryhealthcheck.org Come è cambiata la temperatura della Terra dalla fine del XIX secolo. Questa mappa mostra come è cambiata la temperatura superficiale della Terra nel 2024 rispetto alla media del periodo 1880-1899, prima dell'inizio dei cambiamenti climatici moderni. Le aree rosse sono più calde, mentre le aree blu sono più fredde. | Fonte: planetaryhealthcheck.org

Si può raccontare il fenomeno di questa straordinaria calura in 13 secondi? Lo ha chiesto, provocatoriamente, Luca Mercalli, noto climatologo, meteorologo e divulgatore scientifico in un corso di formazione organizzato dal'Ordine dei Giornalisti del Piemonte su scienza e fake news, tenutosi a Palazzo Ceriana Mayneri - nella prestigiosa sede dell'Ordine professionale - lo scorso giovedì 28 maggio.
Tredici secondi sono i tempi medi delle dichiarazioni che si registrano in un servizio televisivo, ma come si sposano le tempistiche dell'informazione con la spiegazione di fenomeni complessi, come sono spesso quelli scientifici?

Tornando alle temperature, la Terra, ha spiegato lo scienziato, negli ultimi millenni ha avuto una temperatura media di 14 °C, salvo aumentare, soltanto nell'ultimo secolo, di + 1,4 °C. Una situazione annunciata e prevista da tutti quegli scienziati che hanno a cuore la salute del nostrom Pianeta che cercano di curare, esattamente come un buon medico è abituato a fare con la salute umana. I climatologi hanno anche emesso una diagnosi: eccessive emissioni antropiche di CO2 in atmosfera. Considerazione nota e condivisa alla vigilia della presentazionedel nuovo studio "Italia Rinnovabile" di Legambiente, in cui si analizza la capacità di copertura dei consumi elettrici da fonti rinnovabili in Italia negli ultimi dieci anni, cresciuta del 7% e passando dal 33,9% nel 2015 - con 107.498 GWh/a – al 41,1% nel 2025 con 127.978 GWh/a, e arrivando qundi a pochi punti di percentuale dalle fonti fossili (43,8%). In particolare, nel 2025 il contributo maggiore è arrivato dal fotovoltaico 44.294 GWh/a, seguito da idroelettrico 41.625 GWh/a, eolico 21.360 GWh/a, e geotermia 5.260 GWh/a. Una crescita nel complesso lenta ma importante che, però, deve essere sostenuta e incoraggiata da politiche energetiche più efficaci sbloccando gli iter burocratici per centrare l'obiettivo 2030 e cominciare a guardare a quello di decarbonizzazione al 2040. 
Dati da spiegare e  processi da comprendere, che spesso fanno a pugni con i tempi appunto iper veloci dell''informazione.

 

Le fake news si contrastano con i dati

Tra i dati scioccanti illustrati dal climatologo ci sono anche: i 48,8 °C in provincia di Siracusa nel 2021 e i 35°C registrati negli ultimi giorni di maggio appena terminato, a Londra.

Ma veniamo a luoghi più vicino a noi: la città di Torino, nel 1787 registrava mediamente 1,50 metri di neve al mese e circa 50 cm l'anno. Oggi siamo scesi a circa 2/3 centimetri annuali: il che sta a significare che a Torino non nevica più. Oggi è come se «Torino avesse il clima di Roma, Roma quello di Palermo, e Palermo quello di Tunisi», ha detto efficacemente il climatologo.

Oramai, questo grado e mezzo in più dovremmo tenercelo per un secolo - e senza possibilità di tornare indietro. E non è colpa del sole che è diventato più caldo, fake news che si sente, a volte, ancora circolare. 

Rubbia e la traversata delle Alpi di Annibale

Rimanendo nell'ambito delle fake news, non è vero che ha sempre fatto (così) caldo, nemmeno ai tempi di Annibale quando attraversò le Alpi. Citazione nientepocodimenoche ripresa dal Nobel per la Fisica, Carlo Rubbia, in una seduta delle commissioni riunite "Ambiente e Territorio" di Camera e Senato del 2014. A fare debunking - ovvero quella attività di confutazione volta a smascherare bufale, notizie false, leggende metropolitane o affermazioni, come in questo caso, prive di fondamento scientifico - sono stati Polibio, lo storico greco (autore delle Storie) che, insieme a Tito Livio, hanno tramandato il resoconto più dettagliato dell'epica traversata di Annibale, raccontando che il condottiero scivolava sulla neve vecchia che stava sulla neve fresca: a testimoniare che nel settembre del 208 a.C. aveva nevicato, e quindi tanto caldo non faceva. 

Un medesimo copione

Le situazioni più incresciose si verificano quando uomini di scienza - il Nobel Carlo Rubbia, ad esempio - ma non esperti materia, asseriscono verità prive di fondamento. E a parlarne, individuando un interessante modello narrativo, spesso adottato e replicabile, è Guido Giustetto, medico e presidente dell'Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Torino. E lo fa raccontando tre storie succedutesi nel tempo.

La prima è quella di Liborio Bonifacio, veterinario e inventore del siero Bonifacio, un composto a base di feci e urina di capra che, secondo quanto affermato dal suo ideatore, avrebbe avuto effetti terapeutici per la cura dei tumori, in quanto le capre non soffrivano di questa malattia.
La seconda è la storia del metodo Di Bella, fisiologo, ideatore di una terapia alternativa per il trattamento del cancro che, fra il 1997 e il 1998, fu oggetto di una grande attenzione da parte dei mass media italiani.
La terza, il metodo Stamina, presunto trattamento medico realizzato dallo psicologo Davide Vannoni (1966-2019) proposto dalla Stamina Foundation, un'organizzazione da lui presieduta.

È interessante notare, secondo Giustetto, come tutte queste fake news seguano una medesima sceneggiatura: un conflitto tra la scienza (lontana, distaccata, poco empatica) e la pseudoscienza (più vicina, comprensibile ed empatica); un protagonista, non esperto della materia di cui si dichiara invece scopritore pur rimanendo senza prove evidenti e scientifiche dei risultati attesi; il rifiuto della sperimentazione scientifica come metodo di verifica e, da ultimo ma non per importanza, il ruolo dei media che amplificano la notizia, fungendo da cassa di risonanza.

Non siamo mai stati sulla Luna

Ancora oggi, esiste un 20% della popolazione mondiale che è convinta del fatto che l'uomo non sia mai stato sulla Luna. A rivelarlo è stata Silvia Rosa Brusin, volto noto nonché fondatrice di TG Leonardo, lo storico telegiornale dedicato alla scienza, all'ambiente e alle nuove tecnologie in onda su Rai 3.

Oltre a dar libero sfogo alla fantasia - come i villanatati complotti tra Stati Uniti d'America e Unione Sovietica per cui i tre astronauti morti nelle operazioni di lancio furono ascritte al celato fallimento dell'operazione lunare, anziché alle alte temperature raggiunte nell'abitacolo del razzo, le false notizie oggi possono rimanere appese nel web per lungo tempo e l'avvento dell'intelligenza artificiale può complicare ulteriormente la situazione.
A duplicare fattezze e voce di scienziati famosi, ad esempio, facendoli passare per 'terrapiattisti', ci va un attimo. E la novità delle fake news di scienza - secondo la giornalista - sta nell'usarle come 'esca' per catturare nuovo pubblico: una sorta di 'acchiappa click' che alimentano interessi economici sempre sottesi. E quindi? Che fare?

Educare e spronare l'opinione pubblica a maturare consapevolezza nella ricerca delle fonti informative, incentivando la selettività. Ma attenzione: come atteggiamento e responsabilità collettiva, più che individuale.
E ricordare ai giornalisti che, ad esempio nel campo medico, un articolo su una malattia cronica deve avere la medesima dignità di notizia su un episodio acuto e che si può raccontare la positività della cura, oltre alla negatività della malattia. Probabilmente un approccio che potremmo utilizzare nel raccontare anche il nostro Pianeta che, seppur sofferente, è una grande e meravigliosa storia di vita.

 

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