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L'importanza di proteggere i rifugi climatici

I rifugi climatici sono aree naturali che avranno un ruolo cruciale nei prossimi decenni perché saranno luoghi deputati a mantenere quelle caratteristiche climatiche e ambientali necessarie per la sopravvivenza delle specie d'alta quota.

  • Francesca Roseo
  • Febbraio 2025
  • Martedì, 11 Febbraio 2025
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Spioncello (Anthus spinoletta) Spioncello (Anthus spinoletta)

Le aree montane coprono il 25% delle terre emerse e ospitano oltre un miliardo di persone (il 15% della popolazione mondiale), 25 dei 34 hotspot di biodiversità del mondo, un alto numero di endemismi e quasi l'87% delle specie di uccelli, mammiferi e anfibi del mondo. Le caratteristiche geologiche, ambientali e climatiche delle montagne sono ciò che rende possibile questa ricchissima varietà in ambienti spesso remoti e solo apparentemente inabitabili. Gli ecosistemi montani sono inoltre una fonte essenziale di beni e servizi, come l'approvvigionamento d'acqua, sia per le comunità montane che per miliardi di persone che fanno affidamento su questi servizi ecosistemici nelle aree di pianura.

Sebbene percepite come ambienti immutabili e simbolo di forza, le montagne – comprese le Alpi - sono tra gli ecosistemi più colpiti dagli effetti dei cambiamenti climatici e stanno registrando un tasso di riscaldamento ben superiore alla media globale. Gli habitat d'alta quota e le specie che li abitano sono particolarmente sensibili agli effetti diretti e indiretti dei cambiamenti climatici e a quelli delle attività antropiche. L'aumento delle temperature, il ritiro dei ghiacciai e la frammentazione degli habitat, insieme a fenomeni climatici estremi come inondazioni, incendi e siccità e l'aumento dell'impatto delle attività antropiche, sono fattori in grado di influenzare e compromettere la funzionalità ecologica di queste aree.

Il degrado degli ecosistemi non comporta solamente delle insistenti pressioni e minacce per la biodiversità montana, ma riduce anche la capacità degli ambienti naturali di fornire servizi essenziali da cui dipendono le comunità montane e anche quelle di valle.

Se la temperatura aumenta, cosa succede alle specie d'alta quota?

L'effetto negativo dei cambiamenti climatici e delle attività umane sulla biodiversità montana mina alla base equilibri instaurati da tempo immemore tra gli organismi viventi e l'ambiente in cui essi vivono. Diverse specie rispondono alle alterazioni dell'ambiente e del clima modificando la propria distribuzione, spesso spostandosi verso quote maggiori, alla ricerca di condizioni ancora idonee alle loro esigenze. Tra queste vi sono anche gli uccelli d'alta quota, adattati a climi freddi e ad ambienti plasmati dalla neve e dal gelo, e per questo particolarmente sensibili all'aumento delle temperature e alla conseguente perdita o alterazione di habitat.

Esempi di risposte ai cambiamenti climatici osservabili negli uccelli alpini includono l'alterazione della fenologia riproduttiva, o di distribuzione e abbondanza, e tali effetti possono essere esacerbati dalle attività antropiche, come gli sport invernali, che possono portare a ulteriore degrado e frammentazione degli habitat.

Al fine di mitigare l'impronta di questi impatti, è quanto mai urgente migliorare la comprensione dell'ecologia della fauna alpina per sviluppare strategie di conservazione mirate ed efficaci. Gli approcci da adottare devono promuovere in particolare il mantenimento (o il ripristino) della connettività ecologica e la gestione sostenibile delle aree protette e dei rifugi climatici, vitali per la sopravvivenza delle specie montane.

Cosa sono i rifugi climatici?

In questa cornice - in cui le Alpi si stanno riscaldando al doppio della velocità media globale - è fondamentale identificare e proteggere i cosiddetti rifugi climatici. Queste aree naturali saranno cruciali nei prossimi decenni, poiché riusciranno a mantenere le caratteristiche climatiche e ambientali necessarie per la sopravvivenza delle specie d'alta quota.

I rifugi climatici rappresentano aree in cui le specie possono trovare condizioni climatiche e ambientali idonee anche in futuro, quindi un "rifugio", al riparo dagli effetti devastanti dei cambiamenti climatici. Se adeguatamente preservate, queste aree potranno garantire la sopravvivenza di queste specie, anche in scenari climatici estremi.

Secondo uno studio pubblicato su Global Change Biology, il 44% dei rifugi climatici per le specie d'alta quota si trova all'interno delle aree protette delle Alpi. Tuttavia, il restante 56% è soggetto a minacce significative derivanti da attività antropiche. È quindi imperativo implementare politiche di conservazione per preservare questi luoghi vitali per la biodiversità, sviluppando al contempo strategie di gestione che siano in grado di affrontare i rapidi effetti dei cambiamenti climatici e le sue implicazioni ecologiche.

In Piemonte i rifugi climatici si trovano principalmente in alta Val d'Ossola, in Alta Val Sesia, nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, nelle parti più alte delle valli torinesi e nella porzione più elevata della provincia di Cuneo (in particolare Monviso, alta Val Maira e Varaita).

Le prospettive future e il progetto LIFE NatConnect2030

La protezione dei rifugi climatici è una priorità strategica, non solo per tutelare la biodiversità alpina, ma anche per garantire la resilienza degli ecosistemi montani e dei servizi che essi forniscono alle comunità locali. Tutelare i rifugi climatici dall'espansione crescente delle attività antropiche – come il turismo e l'urbanizzazione – è essenziale per preservare questi ambienti. Il progetto LIFE NatConnect2030 si inserisce perfettamente in questo contesto, e rappresenta un'importante iniziativa europea per rafforzare le politiche di conservazione e mettere in atto azioni concrete che contribuiranno a preservare le aree interessate dai rifugi climatici lungo tutto l'arco alpino.

Il progetto mira a migliorare la connettività ecologica tra le aree protette della Rete Natura 2000 e a sviluppare azioni concrete per la conservazione degli habitat montani, contribuendo inoltre al raggiungimento degli obiettivi previsti della Strategia Europea per la Biodiversità da realizzare entro il 2030, tra cui la creazione di una rete di aree protette che comprendano almeno il 30% della superficie terrestre e marina dell'Unione Europea.

In definitiva, proteggere i rifugi climatici e le specie montane non è solo un atto di tutela ambientale, ma una strategia fondamentale per salvaguardare il paesaggio naturale e culturale delle Alpi, sostenendo al contempo le comunità locali che dipendono da questi ecosistemi vitali.

 

NB: tutte le foto di questo articolo sono di Mattia Brambilla

 

Pernice bianca (Lagopus muta)
Fringuello alpino (Montifringilla nivalis)
Sordone (Prunella collaris)
Mappa rifugi da: Global Change Biology, Volume: 28, Issue: 14, Pages: 4276-4291, First published: 20 April 2022, DOI: (10.1111/gcb.16187)

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