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Conosci le pulci dei ghiacciai?

Appena descritte, sono già minacciate. Stiamo parlando delle 'pulci dei ghiacciai' che popolano in parte ancora ignote i ghiacciai - veri e propri ecosistemi -  e che sono ancora in parte ignote.
Un progetto di citizen science glaciale invita a studiarle, prima che sia troppo tardi e a collaborare per scoprire e proteggere questa vita nascosta, prima che scompaia con il ghiaccio.

  • Barbara Valle
  • Giugno 2025
  • Mercoledì, 25 Giugno 2025
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Vertagopus glacialis - Foto B. Valle Vertagopus glacialis - Foto B. Valle

I ghiacciai sono elementi peculiari dell'ecologia e del paesaggio alpini, ormai fortemente minacciati dal riscaldamento globale, che ne causa direttamente la fusione. La Direttiva Habitat Europea (1992) li protegge, ma li considera soltanto come masse di ghiaccio. Eppure, i ghiacciai non sono solo ghiaccio, ma sono un ecosistema, e come tale, ospitano vita.

Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha rivolto maggiore attenzione alla vita sui ghiacciai, svelando una biodiversità sorprendente per un ambiente così apparentemente inospitale. Si tratta di comunità biologiche altamente specializzate, con poche specie in confronto ad altri habitat, ma spesso endemiche, rare e con esigenze ecologiche molto specifiche. Tra gli elementi chiave dell'ecologia glaciale ci sono i collemboli, minuscoli artropodi del suolo (lunghi in media 1,5 mm e sprovvisti di ali). Alcune specie di collemboli hanno bisogno del ghiaccio per la sopravvivenza, dove sono in grado di formare estesi popolamenti. Per questi motivi e per il fatto che sono in grado di compiere grandi balzi per fuggire ai predatori grazie a un organo del salto chiamato "furca", sono comunemente detti "pulci dei ghiacciai" (da non confondere con le "pulci delle nevi" che stanno a quote inferiori!).

La curiosità sulla specie

Questi organismi hanno destato la curiosità degli studiosi già nel XIX secolo: la prima specie venne descritta nel 1841 – Desoria saltans - ed è aneddoticamente citata da Antonio Stoppani nel celebre saggio Il Bel Paese (1876). Tuttavia, per quasi due secoli sono rimasti poco studiati, soprattutto in termini di diversità. Solo di recente, grazie a un progetto di ricerca internazionale si è finalmente realizzata la prima indagine sulle pulci dei ghiacciai delle Alpi e degli Appennini, con l'obiettivo di descriverne la diversità presente, l'ecologia e la distribuzione geografica (l'articolo scientifico in inglese è liberamente accessibile a questo link: https://doi.org/10.1155/jzs/1616350 )

I risultati sono sorprendenti: su 11 specie identificate, ben 8 sono nuove per la scienza (di queste, 6 sono state descritte e ora hanno un nome). Alcune di queste nuove specie – come Vertagopus glacialis e V. psychrophilus – hanno una distribuzione piuttosto ampia lungo l'arco alpino, mentre altre risultano legate a un singolo ghiacciaio. È il caso di Desoria calderonis, ritrovata sull'unico ghiacciaio rimasto nell'Appennino, il Calderone, sul Gran Sasso o di Vertagopus fradustaensis sul ghiacciaio della Fradusta, sulle Dolomiti. Dalla ricerca emerge come nelle zone montane più marginali e isolate altre specie ancora sconosciute potrebbero essere da scoprire.

Il dato più impressionante, tuttavia, è che oltre l'80% delle specie trovate era ancora ignoto alla scienza: una biodiversità "nascosta" che ci fa comprendere quanto poco conosciamo la ricchezza del nostro territorio, soprattutto in ambienti meno raggiungibili. Questa biodiversità, componente primaria dell'ecosistema, rischia di scomparire prima ancora di essere scoperta.
La distribuzione, l'ecologia e l'evoluzione delle pulci dei ghiacciai, ottimi indicatori biologici di questi ambienti, ci consentirebbero di comprendere il passato del glacialismo sul nostro territorio, ma anche di fare proiezioni sul futuro.

 

L'ecosistema dei ghiacciai

Per poter comprendere l'ecosistema è necessario, come prima cosa, descrivere gli elementi che lo compongono, le specie, e dar loro un nome: ogni specie è un "contenitore" di informazioni ed è quindi uno strumento che abbiamo in mano per capire l'ecosistema, i suoi elementi e le relazioni tra essi. Da qui l'importanza della tassonomia, la scienza che si occupa di classificare e dare un nome agli organismi viventi (però poco valorizzata dal sistema accademico attuale). Da qui anche l'importanza della ricerca pura, in generale, ormai sempre più ostracizzata e limitata da scelte nazionali e non solo: in primis, con la riduzione dei fondi.

Il tempo per fare queste ricerche sta per scadere. I ghiacciai si stanno ritirando a una velocità impressionante e rischiano la scomparsa nel giro di pochi anni: sulle Alpi alcuni ghiacciai sono già estinti, basti pensare al Trobio (Valbondione) un tempo il ghiacciaio più grande della Bergamasca, come riportato nella Global Glacier Casualty List. Sul Trobio è stata scoperta una delle nuove specie descritte nel lavoro sopracitato, Desoria orobica, attualmente oggetto di monitoraggio: con l'estinzione del ghiacciaio, la sua abbondanza è crollata vertiginosamente e non si sa che futuro avrà.

Il progetto CollembolICE

Da questo nasce il progetto di citizen science - ovvero, ricerca partecipata che coinvolge anche non esperti della materia - "CollembolICE": ricerca e frequentatori dei ghiacciai possono unire le forze nel tentativo di svelare questa biodiversità prima che possa scomparire. In questo progetto, che parte quest'anno, i professionisti della montagna - come guide alpine, membri di CAI e servizi glaciologici, ricercatori e personale dei parchi naturali – possono contribuire alla raccolta dei dati, aiutando a documentare la presenza e la distribuzione di queste specie prima che sia troppo tardi. Questo progetto potrà facilmente portare alla scoperta di altre specie ancora ignote.

La partecipazione è gratuita e volontaria (e può prevedere una breve formazione, se interessati, e la fornitura del leggero kit di campionamento). È auspicabile la partecipazione di enti che operano sul territorio sia attraverso un'azione diretta sia diffondendone l'invito a partecipare.

CollembolICE è un'iniziativa che unisce ricerca scientifica, monitoraggio ambientale e divulgazione. Il progetto è coordinato dal National Biodiversity Future Center (NBFC) e dall'Università di Siena, con la collaborazione di Università Degli Studi di Milano, MUSE – Museo delle Scienze di Trento, l'Università di Innsbruck (Austria), l'Austrian Polar Research Instute e l'Università di Poznań (Polonia) e col contributo di numerosi enti e associazioni che operano sul territorio.
Conoscere è il primo passo per proteggere. La sfida ora è duplice: scoprire ciò che ancora non conosciamo e salvare quello che possiamo, prima che il ghiaccio – e con esso la sua biodiversità – rischi di scomparire per sempre.

La ricercatrice Barbara Valle in attività  sul campo
Desoria saltans mandrone | Foto B. Valle
La ricercatrice Barbara Valle in attività  sul campo
Ghiacciaio Trobio, Bergamo| Foto M. Caccianiga

 

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