Un albero e una storia
Tra gli alberi delle nostre città molti oramai hanno assunto il titolo di veri e propri testimoni dei secoli che passano, oltremodo sono diventati attrazioni turistiche, dapprima per uno sparuto numero di alberomaniaci, ma oggi, per fortuna, di molta più gente che semplicemente ha ripreso ad amare la natura che abbiamo intorno, compresa quella meno suggestiva ma comunque benefica che vive nelle nostre città e ai margini di questi luoghi, laddove la "campagna" e l'urbano si intersecano e sovrappongono.
Alle porte della città di Alessandria, lungo una strada che duecento e venticinque anni prima (era il 18 giugno del 1800) aveva visto il transito delle truppe che si andarono a scontrare nella pianura di Marengo, dove i francesi guidati da Napoleone Bonaparte, già primo console, ebbero la meglio delle truppe degli austriaci di Michael von Melas. Lungo la strada diretta che unisce quella frazione che oggi si chiama Spinetta Marengo e il centro di Alessandria, furono piantati diversi platani, dei quali ne sopravvivono pochi, ma il maggiore, per portamento e stazza, è il celebre Platano di Napoleone, uno dei maggiori platani del Nord-Ovest, oltremodo in Piemonte il platano è l'albero principe tra i monumentali di varie città: il Platano della Tesoriera a Torino, il Platano dell'Alfieri ad Asti, il Platano di Napoleone per l'appunto ad Alessandria.
Qualcuno si chiederà perché i napoleonici avessero bisogno di piantare alberi, con tutti i problemi che una campagna militare si porta appresso; la ragione è puramente strategica: ogni compagnia o armata ha bisogno di rifornimenti, soldati e vettovàglie, il tempo spesso è vitale, sbagliare strada può far perdere una guerra. Dunque averla ben segnata non è un vezzo da soldati col pollice verde, bensì una mera esigenza strategica, e fu così che il platano venne assunto a simbolo di indicazione stradale, è oltremodo un albero che cresce rapido e facile da riconoscere.
Napoleone non è comunque l'unica figura storico-militare associata a degli alberi, in un elenco particolarmente nutrito potremo ricordare Giuseppe Garibaldi, che fu oltremodo anche ottimo artigiano quanto agricoltore – basti recarsi a Caprera presso quella che fu la sua ultima residenza, dove crescono alberi piantati proprio da lui per la nascita dei figli, tra gli altri – o Camillo Benso conte di Cavour che sotto altri platani, nella sua villona di Santena, in provincia di Torino, pare amasse sedere per riflettere.
Misure e morfologia di un gigante
Addossato ad una strada che un tempo era anzitutto sterrata e oggi asfaltata, il grande platano ibrido alle porte di Alessandria ha sicuramente assistito alla moltiplicazione dei mezzi di trasporto, anzitutto alla proliferazione di automobili il cui traffico è costantemente aumentato nel corso dei decenni. Il suo spazio vitale si è sempre più ridotto e per questo si è slanciato verso i campi che gli restano alle spalle, aprendo un tronco colossale in quattro branche primarie che si sollevano e producono una vasta chioma a vela, simile a quella di certi pioppi neri. Tra aprile e maggio i rami spogli si rivestono di foglie, mentre è tra i primi a iniziare a perderne, le pagine oramai ingiallite, all'arrivo dell'autunno.
La prima volta che lo notai, con gli occhi assetati di grandezza da novello cercatore di alberi, oramai oltre vent'anni fa, toccava già la circonferenza di 760 cm, e ostentava un'altezza prossima ai quaranta metri. Alla sua base comparve un cartello curato dall'Unitrè, Percorso verde tra gli alberi della tua città, poi sostituito, recentemente, da quello di AMI – Albero Monumentali d'Italia. La circonferenza del tronco pare cresciuta di pochi cm, mentre l'altezza si è ridotta di qualche metro, a quota 36. La conformazione delle foglie, larghe, con quelle cinque punte che la fanno imparentare agli aceri canadesi, ci mostra come sia una specie dove la componente nordamericana è molto presente, poiché l'ibrido nacque dall'accostamento tra il platano orientale europeo, originario della Grecia, e il nordamericano o occidentalis, dapprima casualmente, in Spagna, e difatti talora si trova ancora la denominazione Platanus hispanica, quindi nei vivai britannici diventando a tutti gli effetti l'albero di Londra, non a caso la specie più diffusa nella capitale inglese. Da noi venne adottato poiché specie ben tollerante di smog e potature drastiche.
Il platano bicentenario di Napoleone ha un andamento ondoso, la sua base a circa due metri di altezza si divide nelle già citate quattro branche primarie che qui fungono da tronchi paralleli, risalendo e spiegandosi verso il campo antistante, dalla parte opposta del traffico. Ci gira le spalle come a dire: che mi importa di tutta la vostra frenesia!
Nonostante la sua monumentalità non si tratta comunque dl platano col tronco più largo della regione: questo primato spetta ai due esemplari di 10 e 9 metri, all'ingresso di Villa Cayre, a Racconigi, seguito da uno dei platani di Santena (772 cm), da uno dei due campioni di Campiglione Fenile (768 cm), piccolo comune sul confine tra torinese e cuneese dalla spiccata cura per i giganti verdi, e da un pari misura a Luserna San Giovanni.
Tutto noto e certificato? Moltissimo oggi è documentato, non è più come quando iniziai, quando diversi alberodonti erano ancora in fase di studio e misurazione. Certo, potrebbe ancora esserci qualche albero ignoto, prevalentemente in parchi privati, che per una ragione o l'altra, compresa la presunta discrezione piemontese, sono ad oggi rimasti in ombra, ma si tratta di eventuali eccezioni.
*Tiziano Fratus ha pubblicato oltre quaranta libri dedicati alla natura, tra i suoi titoli Alberodonti d'Italia, Alberi millenari d'Italia, L'Italia è un bosco, Ogni albero è un poeta, Sutra degli alberi, Manuale del perfetto cercatore di alberi, Giona delle sequoie, I giganti silenziosi, Poesie creaturali, Sogni di un disegnatore di fiori di ciliegio; ha esposto le sue fotografie in diverse personali, ha collaborato con giornali e riviste e cura per Geo di Rai 3 la serie di documentari Grandi alberi d'Italia. Sito ufficiale: studiohomoradix.com
