Molti anni fa stavo curiosando in giro per il paesaggio, come mi accadeva spesso. Quando ancora non esisteva l'elenco del Ministero con oltre cinquemila alberi protetti, quando ancora nemmeno esisteva la legge nazionale per la tutela dei grandi alberi, tra cercatori ci si conosceva un po' tutti, una masnada variopinta ed eccentrica di fissati con la chioma sempre in testa, e quando non bastava andare in internet e cercarli su Google Maps, girovagare per il paesaggio era anche un'occasione per individuarne di nuovi, o di non ancora adeguatamente documentati. Era divertente e certi incontri sono stati oltremodo emozionanti.
Una scoperta casuale
Le grandi sequoie del Piemonte erano note, già documentate, alcune, nel volume pubblicato dalla Regione Piemonte e elencate nel già corposo elenco regionale degli alberi monumentali redatto dal Corpo Forestale. Fui quindi meravigliato di individuare, al di fuori dell'abitato di Vicoforte, località del territorio monregalese nota anzitutto per l'imponente cupola ellittica – pare addirittura nel suo genere la più ampia del mondo – del Santuario che domina il centro abitato, una chioma molto alta. Ero da poco rientrato dalla California e quindi avevo allenato lo sguardo nel riconoscere la chioma di una sequoia, dotata di una colorazione unica anche tra le chiome degli alberi che conserviamo nei nostri giardini.
Questa volta ci ritorno in moto e non in auto, riconosco la rotonda e imbocco via delle Acque, che conduce alle Fonti Ilaria Le Acque, che mi ci porta dritto-dritto; dunque rieccola, con il suo bel tronco rugginoso! Ampio e triangolare, un gigantesco triangolo scaleno. E la sua chioma armoniosa e colonnare! Al tempo ero incredulo per non saperne niente, di fatti non perdevo pubblicazione o segnalazione su questi argomenti. Si stagliava solitaria, ma accompagnata a distanza da due pioppi cipressina che le si inchinavano, nei campi, le cime spaiate, sconfusionate. La sequoia invece saliva e sale su, dritta, la punta a nido, quasi a imitare un abete bianco. Ne misurai con l'entusiasmo che allora era d'abitudine, segnando sul mio quadernetto di viaggio 9 metri, misura riconfermata da visite successive.
La chioma è talmente ricca e florida da ricadere fino quasi a sfiorare terra, quantomeno dalla parte posteriore, quella opposta a me, rispetto alla strada e al punto di osservazione. A terra raccolsi alcuni coni, di media dimensione, lunghi fino a sette centimetri, non certo grandi come quelli che alcune sue sorelle maturano nelle foreste della Sila, in Calabria, ma nemmeno come i coni delle sequoia giganti che radicano nel biellese, tra Pollone e Pettinengo. Il cuneese è comunque terra di adattamento di sequoie, basti pensare alle due gemelle di Roccavione, a una quarantina di chilometri di distanza, dopo Borgo San Dalmazzo, di cui una è la sequoia col piede più largo d'Italia, oltre 16 metri (12 metri a petto d'uomo).
Un minimo di storia
Non si sa quando questa sequoia sia stata messa a dimora, nemmeno da chi. Si possono prendere ad esempio alcune date, come il 1902 quando furono piantate le sequoie che oggi possiamo ammirare a Roccavione, e il periodo in cui esse vennero accompagnate nel biellese, la California - per così dire - el Piemonte. In particolare le sequoie semprevirens furono messe a dimora lungo i sentieri del Bric Burcina a Pollone dai Piacenza nel 1848, come è noto, per celebrare la promulgazione dello Statuto Albertino, e pochi anni dopo le sequoie giganti, specie distinta, che in Europa comunque sbarcò a Londra nel dicembre del 1853. Quel che rende unica la sequoia solitaria di Vicoforte è che non si trova vicino a dimore storiche o in giardini un tempo privati, tantomeno in giardini botanici. Si trova nei campi, o almeno in quelli che oggi appaiono come campi, che si estendono nelle collinette retrostanti, costeggiando la strada che porta allo stabilimento delle Acque. Le altre sequoie secolari del Piemonte si trovano puntualmente in giardini privati, parchi pubblici e luoghi simili, mai disperse nella campagna.
Quando la individuai, nel 2010-2011, fu una sorpresa. Il volume Alberi monumentali del Piemonte, pubblicato nel 2008 dalle Arti Grafiche di Savigliano e curato da Ipla e Corpo Forestale, illustrava magnificamente le sequoie secolari di Roccavione e del Burcina, mentre l'elenco degli alberi monumentali regionali, istituito con legge ad hoc nel 1995, era stato rimpinguato rispetto agli inizali 40 esemplari, ma non segnalava alberi monumentali a Vicoforte. Riportai l'elenco di quelle stagioni in Le bocche di legno – Guida arborea del Piemonte: vi erano riportate le sequoie di Pollone, Mosso Santa Maria, Torre Pellice (nel frattempo caduta), Bioglio, Biella, Robilante, Roccavione, già un ricco patrimonio, ma ancora mancavano, ad esempio, le sequoie del Parco Leopardi di Torino quanto appunto la sequoia di Vicoforte. Successivamente ne scrissi in altri libri, La linfa nelle vene (2012, Nerosubianco), nel Manuale del perfetto cercatore d'alberi (2013, nuova edizione 2019, Feltrinelli) e in L'Italia è un bosco (2014, Laterza). Ne scrissi con entusiasmo su «La Stampa», ai tempi della rubrica Il cercatore di alberi, e così nel 2016 questo patriarca verde divenne "albero comunale" per iniziativa di Mimma Pallavicini e del consiglio comunale dei ragazzi di Vicoforte. Attualmente è albero monumentale riconosciuto e protetto, con tanto di targa AMI – Alberi Monumentali d'Italia. Proprio consultando questa targa riporto le misure ufficiali: altezza 40 metri, circonferenza del tronco a petto d'uomo 880 cm; la variazione rispetto al mio 9 metri è possibile quando la misura si allarga su giganti analoghi: basta che la livella passi sopra o sotto un rigonfiamento per cambiare l'esito.
Un albero amato
Restandoci accanto per una mezz'oretta noto che diversi passanti si fermano a guardarla, anche un signore anziano con nipotino. Si avvicinano, la guardano, raccolgono i coni a terra e ne accarezzano la corteccia, che dà una sensazione di cartone spesso. Ovviamente è una caratteristica che serve in natura per difendersi dal fuoco, tra l'altro evenienza non rara nelle sue terre d'origine, la costa pacifica di California e Oregon e ancor meglio le montagne interne della California, là dove sopravvivono gli esemplari bi-millenari più grandi del mondo, ribattezzati ad esempio General Sherman Tree e General Grant Tree, o Grizzly Giant. Questa sequoia non ha ricevuto un nome ma resta uno spettacolo: il fitto intrico di rami sospeso al di sopra del punto in cui il tronco si stringe e risale, nel quale il sole anche in una bella giornata come oggi fatica a penetrare. Sarà alta 40 metri per davvero? O qualcosa in meno? Ovviamente standoci sotto è difficile rispondere.
Più la osservo e più mi domando come sia possibile che non esistano altre documentazioni precedenti alle mie. Chissà quante foto saranno state scattate, magari negli anni Settanta o Ottanta, quando era già notevole, dai passanti o dai villeggianti, con quelle piccole macchine fotografiche portatili dell'epoca, l'Istamatic, la Polaroid, la 333. Sarebbe interessante raccoglierle in un libro e in una mostra delle fotografie dei grandi alberi del Piemonte scattate prima ancora che diventassero monumentali, prima cioè che nascesse l'idea, la tutela, l'istituzione insomma, quando erano soltanto dei begli alberoni da ammirare.
* Tiziano Fratus ha pubblicato oltre quaranta libri dedicati alla natura, tra i suoi titoli Alberodonti d'Italia, Alberi millenari d'Italia, L'Italia è un bosco, Ogni albero è un poeta, Sutra degli alberi, Manuale del perfetto cercatore di alberi, Giona delle sequoie, I giganti silenziosi, Poesie creaturali, Sogni di un disegnatore di fiori di ciliegio; ha esposto le sue fotografie in diverse personali, ha collaborato con giornali e riviste e cura per Geo di Rai 3 la serie di documentari Grandi alberi d'Italia. Sito ufficiale: studiohomoradix.com.
