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Il cedro de La Morra

L'alberodonte in questione sorge sulla sommità di una collina, nel cuore delle Langhe, in un contesto già spettacolare di per sè. L'accesso all'albero è stato limitato e regolato nel tempo, per preservare questo monumento vivente dall'eccessiva curiosità turistica.

  • Testo e foto di Tiziano Fratus*
  • Settembre 2025
  • Mercoledì, 17 Settembre 2025
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Il cedro de La Morra

L'albero degli innamorati

Una mattina splendida mi accoglie tra le colline disegnate dalla cura di generazioni di uomini, nel cuore delle Langhe. Il cielo è celeste, terso, nessuna traccia di foschia, la luce penetra a fondo e delinea ogni cosa, vivente o no, con una precisione che lascia quasi esterrefatti. A perfect day avrebbe cantato Lou Reed. Ma qui non siamo a New York, non andremo allo zoo nel Bronx, qui siamo a La Morra, tra i vigneti del nebbiolo, del barolo e del dolcetto, e per la precisione poco al di fuori dell'abitato, in frazione Annunziata, sulla collina Monfalletto, dove radica dal 1856 un cedro del Libano che è diventato monumentale, simbolico, di certo uno degli alberi più amati, fotografati e visitati del Piemonte.

La storia è stranota: qui avviene lo sposalizio tra Costanzo Falletti di Rodello e Eulalia (un nome indimenticabile...) Della Chiesa di Cervignasco, che mettono a dimora una giovane pianta di un albero che ha radici molto lunghe e che veniva usato per le colonne dei templi di Gerusalemme, e noi, quasi 170 dopo, siamo qui, ai suoi piedi, ad ammirarlo.

Fino a pochi anni fa l'accesso era libero, percorsa la strada che transita dinnanzi alla casa e alle cantine dei Cordero di Montezemolo, si arriva ai piedi di questa collinetta, adeguatamente coltivata a vite, sulla cui cima trionfa il cedro spettacolare e circolare. La sua forma infatti non è come molti altri cedri del Libano da palazzo, o da castello, poiché questa è una delle specie esotiche adottate da molte famiglie, e dai rispettivi giardinieri, per decorare giardini e parchi nobiliari, e che nel corso degli ultimi due secoli ha prodotto veri e propri monumenti della natura a portata di sguardo, e di passo.

Il cedro dei venti

Il cedro del Libano, o Cedrus libani, è una pianta di montagna, proveniente anzitutto dal Libano, sulla cui bandiera spicca l'effigie della pianta, ne sono rimaste alcune foreste come sul celebre monte Barouk, laddove resistono esemplari millenari. Sulla cima del Monfalletto, a circa 300 metri di altitudine, l'albero è cresciuto battezzato ad ogni cambio di vento e di tempesta, scosso, irrobustito, e invece di aprire certe ramificazioni oblique a volo d'uccello come capita ai cedri da giardino, ha allungato le proprie fronde orizzontalmente e lateralmente, costruendo dei veri e propri piani paralleli. Sotto la sua chioma, tra le sue ombre, c'è sempre il fresco, e si può ammirare tutto il paesaggio circostante, castelli e centri abitati di altri paesi intorno.

Proprio per la sua bellezza quanto per la sua spettacolarità era diventato un polo turistico, capace di richiamare, anzitutto nei fine settimane, decine di visitatori che venivano anche qui a picnic-are, a riposare, a leggersi un libro o a baciarsi, i ragazzi anzitutto. E di fatti diverse scritte d'amore, coi cuoricini, erano state dipinte su rami e sulle cortecce, e dunque si è deciso di erigere una recinzione alla base della collina, proprio per evitare gli assembramenti. Oltretutto sappiamo che va evitato un calpestio diffuso sul terreno che ricopre le radici, per evitare asfissia e altre deprecabili conseguenze meccaniche, la salute del nostro custode viene anzitutto. C'erano anche visitatori che si arrampicavano in cima, il che creava diverse considerazioni inerenti la sicurezza quanto l'integrità strutturale dell'albero.

Il suo tronco non è poderoso come in altri cedri ultrasecolari, in Piemonte potremmo ad esempio ricordare gli esemplari di Pettinengo, Torre Pellice e Montaldo Dora o, oltre i confini regionali, a Varese, a Modena, a Roma; cresce sibillino, modesto, portando la profonda cicatrice di una frustata da fulmine di diverso tempo fa. Il legno si è rigenerato, e i lembi della corteccia stanno per cicatrizzare l'intera ferita. La sua circonferenza, come si dice, a petto d'uomo, è pari comunque a 450 cm.

In passato mi è capitato di meditare poggiato al suo tronco. Oscillante, fuori e dentro di me, venivo raggiunto e attraversato dai venti, dagli scricchiolii dei legni dei rami, dalle mille cose che possono capitare in questo mondo di gente che lavora, beve e quando può, assiste al compiersi della sera.

 

* Tiziano Fratus ha pubblicato oltre quaranta libri dedicati alla natura, tra i suoi titoli Alberodonti d'Italia, Alberi millenari d'Italia, L'Italia è un bosco, Ogni albero è un poeta, Sutra degli alberi, Manuale del perfetto cercatore di alberi, Giona delle sequoie, I giganti silenziosi, Poesie creaturali, Sogni di un disegnatore di fiori di ciliegio; ha esposto le sue fotografie in diverse personali, ha collaborato con giornali e riviste e cura per Geo di Rai 3 la serie di documentari Grandi alberi d'Italia. Sito ufficiale: studiohomoradix.com

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