L'inverno è il periodo dell'anno in cui anche gli uccelli più schivi si fanno coraggio, avvicinandosi ai balconi delle case, in cerca di qualche briciola di cibo caduta a terra.
Osservando l'andirivieni silenzioso del merlo che abita sul ciliegio davanti casa, unica presenza arborea superstite del mio quartiere, ho avuto l'idea di intervistare una persona a cui faccio sempre riferimento in caso di volatili.
Gianluca Simonetta è un appassionato di ornitologia, una di quelle persone a cui sai che potrai mostrare la foto di un uccellino scattata per strada o di un pappagallo visto durante qualche viaggio all'estero, avendo la certezza che ti saprà restituire un nome e cognome o meglio, genere e specie dell'oggetto della tua curiosità.
Probabilmente tutti noi sappiamo nominare il "Gianluca" della nostra vita, quella persona con una passione prorompente a cui rivolgersi per soddisfare una curiosità personale. Mi sono quindi chiesta: cosa fa scattare una passione? come la si coltiva e come può evolvere nel tempo? E ho deciso di chiederlo proprio a lui, a Gianluca, certa di ottenere risposte puntuali e illuminanti.
Pensando alla tua passione per l'avifauna, riesci a individuare un momento preciso in cui senti di poter dire "tutto è cominciato così"?
Si, sono sempre stato un bambino curioso e interessato alla natura ma ricordo perfettamente un evento alle elementari che mi è rimasto stampato nella mente. Stavamo imparando a leggere e scrivere e per stimolarci, la maestra ci chiese di affacciarci alle finestre e elencare cosa riuscivamo a vedere. Mentre scriveva alla lavagna le nostre risposte, la mia attenzione si è focalizzata su dei piccoli uccellini che stavano riposando sui rami di un albero dal tronco chiaro, quasi bianco, che cresceva nel cortile della scuola.
E' iniziato tutto così: dire vedo un "albero" e degli "uccelli", improvvisamente non mi bastava più, c'erano sicuramente dei termini più adatti per descrivere quella scena. La finestra della scuola per me era una lente puntata all'esterno, su un mondo capace di farmi evadere per ore dall'aula anche se, fisicamente, il mio corpo era in classe con gli altri bambini. Successivamente sono riuscito a dare un nome a quella prima vera osservazione: una coppia di verdoni, nome scientifico Chloris chloris, dei passeriformi dal piumaggio verde oliva, poggiati su una betulla. Ancora oggi, nonostante la betulla non ci sia più, ripenso a quegli uccellini quando passo davanti alla scuola elementare di Rivalta.
Per un bambino non è facile dedicarsi all'identificazione di specie animali. I tuoi genitori ti hanno supportato?
Sono persone che apprezzano la natura e mi hanno sempre proposto passeggiate all'aperto per evadere dal contesto cittadino, anche se Rivalta di Torino è più una piccola cittadina che una metropoli. Inoltre, visto che ero decisamente molto curioso, ogni visita in edicola era ricompensata con videocassette o riviste sul mondo naturale. Parallelamente avevo anche iniziato a raccogliere ogni piuma o penna che mi capitasse sott'occhio: per strada, a scuola o durante una passeggiata trovavo sempre un tesoro da portare a casa.
Di questi "souvenir" cosa facevi?
Li conservavo in una scatola sotto al letto, ma prima di riporli dovevo identificarli e catalogarli. Una cosa piuttosto impegnativa ma che mi assorbiva per ore... e poi quando finalmente svelavo il mistero, che soddisfazione enorme da condividere con la famiglia o gli amichetti!
Crescendo, come si è evoluto il tuo hobby?
Da adolescente ho iniziato a chiedere ai miei genitori di accompagnarmi in escursioni mirate che costruivo studiando le abitudini e le rotte di migrazione di alcuni volatili. Non sempre riuscivo a raggiungere l'obiettivo prefissato, ma ero comunque grato per l'esperienza. La natura mi ha insegnato la pazienza, l'ascolto e a non abbattermi quando le cose non vanno come programmato. In questo periodo mi sono appassionato ai viaggi e così, appena diciottenne ho iniziato a viaggiare per il mondo, mettendo piede in tutti e cinque i continenti, spinto dall'entusiasmo di poter osservare gli animali liberi nel loro ambiente. Dalle foreste del Brasile all'oceano australiano, passando per il deserto africano fino alla giungla in Cambogia, Laos e Vietnam. Per farlo mi appoggiavo sempre a guide naturalistiche locali. Tornato in Italia, ho intrapreso percorsi di studio in ambito turistico. L'idea era quella trasformare il viaggio in un lavoro. Solo dopo anni ho maturato l'idea di diventare guida naturalistica.
Oggi hai trovato risposta alla domanda "Cosa vuoi fare da grande"?
Sono una guida naturalistica e un appassionato di viaggi e natura. Ho fatto di questa consapevolezza il mio lavoro. Durante gli accompagnamenti cerco di risvegliare nelle persone il piacere di lasciarsi stupire dalle piccole cose, imprevisti compresi. Ho fatto della meraviglia il senso della mia vita! Meravigliarsi è una facoltà innata quando si è bambini, ma che da adulti purtroppo tendiamo a perdere.
Sento il bisogno di divulgare le mie conoscenze e per fare questo uso il profilo social wildlifearoundme_ condividendo identikit e curiosità su animali che popolano i nostri Parchi e Riserve.
Oltre a seguire gli appassionati sui social, ci sono altri strumenti che ti senti di consigliare?
Ci sono molte app gratuite che facilitano l'identificazione degli animali, la più conosciuta è sicuramente iNaturalist. Per l'avifauna invece, mi alleno a riconoscere i richiami con l'app Merlin. Oltre a questo trovo sempre molto utile associarsi a gruppi di appassionati locali o iscriversi a associazioni naturalistiche.
La natura può renderci più felici?
Penso che la società di oggi ci spinga verso una dimensione egocentrica e soprattutto umano-centrica. Questo ci porta a chiuderci in noi, a non accettare che le cose talvolta possano non andare come si desidera e a sottovalutare l'impatto ambientale delle nostre scelte. Frustrazione, senso di inadeguatezza e solitudine sono compagni quotidiani di troppe persone. Durante i miei accompagnamenti dimostro che passeggiando all'aperto possiamo alleggerire questi pesi e tornare in contatto con la nostra natura più profonda, ricordandoci di essere animali-umani.
