L'inizio dei suoi studi e delle sue passioni
Il suo interesse per la natura non nacque da una passione immediata per gli invertebrati, come si potrebbe pensare, ma da un legame che maturò con lei nel tempo.
Nata negli anni '60 e cresciuta negli anni '80, in un'epoca in cui l'infanzia, soprattutto nei mesi estivi, veniva vissuta all'aperto, tra la campagna e il mare, Simona si trovò a costruire una connessione e un legame profondo con l'ambiente e il territorio che l'accoglievano.
Poi, un episodio apparentemente insignificante, ma che si sarebbe rivelato fondamentale, segnò una svolta nella sua vita. A Pieve Ligure, un piccolo borgo dove il mare e la montagna si abbracciano in un'armonia quasi perfetta, Simona stava giocando con altri bambini quando scoprì alcune chiocciole rinchiuse in una gabbia, destinate forse a essere mangiate. Insieme ad alcuni amici, decise di liberarle, ma c'era qualcosa di strano nel comportamento di quelle chiocciole, una condotta che la ragazzina non riusciva a spiegare. La curiosità la spinse a cercare una risposta, giorno dopo giorno, fino a quando un'amica le propose di consultare suo padre, un professore di zoologia. Fu lui a svelarle il mistero: le chiocciole erano ermafrodite.
Il modo in cui il professore le spiegò le caratteristiche di quegli invertebratiaccese in Simona un nuovo desiderio: capire, osservare, andare oltre la superficie di ciò che appare. Iniziò persino a segnare le chiocciole con lo smalto per le unghie, per poter seguire i loro spostamenti. Un gesto semplice, che sembrava quasi un gioco, ma che racchiudeva già in sé il seme del metodo scientifico che, anni dopo, avrebbe applicato nelle sue ricerche sulle farfalle.
La curiosità, lo studio e la scelta scientifica
Con il passare degli anni, quella curiosità non svanì, ma assunse nuove forme. Simona si avvicinò alla divulgazione scientifica, seguendo programmi come Quark di Piero Angela, che le aprirono porte su mondi che prima conosceva solo in modo intuitivo. Per un periodo, immaginò di diventare giornalista, affascinata dall'idea di raccontare e spiegare la realtà. Ma non trovando un percorso accademico che soddisfacesse questa ambizione, decise di seguire la sua vera passione e si iscrisse a Scienze Biologiche.
Nel frattempo, la lettura divenne una compagna indispensabile. Le storie di scienziate e naturaliste, come Jane Goodall, alimentarono il suo immaginario, rafforzando il desiderio di vivere sul campo, a contatto diretto con la natura.
Fu però all'università che tutto si chiarì. Tra lezioni e esperienze pratiche, Simona capì che la sua strada era lo studio degli animali, in particolare degli invertebrati: creature spesso invisibili, ma straordinariamente complesse, eppure ancora in gran parte sconosciute. La sua tesi, che affrontava temi ecologici e ambientali, segnò l'inizio concreto di un cammino che, da quel momento, sarebbe stato sempre più orientato verso la tutela e la conservazione della biodiversità.
E poi, arrivarono le farfalle
Le farfalle arrivarono nel suo percorso quasi come se fossero state loro a trovarla. Gli insetti, e in particolare le farfalle, si prestano molto bene a essere studiati da vicino al contrario di specie marine o ipogee. Simona soddisfò così la sua voglia di studiare un animale nel suo ambiente naturale, di osservarlo nei suoi ritmi e di comprenderne le abitudini. Le farfalle divennero, quasi naturalmente, il soggetto perfetto: accessibili, facilmente osservabili, ma anche straordinariamente complesse. E, cosa più importante, essendo indicatori sensibili dello stato di salute degli ecosistemi, rappresentavano una chiave fondamentale per comprendere la biodiversità.
Eppure, a guardare più da vicino, non fu solo Simona a scegliere le farfalle. Con il tempo, sembrò che fossero state loro a scegliere lei. Un incontro che, passo dopo passo, si è trasformato in una presenza costante nei suoi studi, nei suoi spostamenti, nelle sue domande.
Un equilibrio fragile: la ricchezza che rischiamo di perdere
L'Italia è uno dei Paesi europei più ricchi di biodiversità, una ricchezza che nasce dalla varietà dei suoi paesaggi: montagne, pianure, coste e climi differenti: si traducono in una straordinaria varietà di habitat. Le farfalle stesse sono testimoni di questa abbondanza: nel nostro Paese, infatti, si contano più specie rispetto alla maggior parte d'Europa.
Tuttavia, questa ricchezza non è affatto garantita. È fragile e sempre più vulnerabile ai cambiamenti. I paesaggi stanno mutando, spesso in modo silenzioso ma costante. I prati semi-naturali, essenziali per molte specie, stanno scomparendo. E i boschi, che immaginiamo sempre come luoghi ricchi di vita, non sono affatto privi di problemi: molti sono poveri di biodiversità e offrono poche risorse per la fauna.
L'agricoltura intensiva semplifica gli ecosistemi, riducendo la varietà delle piante e, insieme all'uso di pesticidi, rende difficile la sopravvivenza di molte specie. Allo stesso tempo, l'allevamento animale richiede vasti spazi coltivati a mangimi, sottraendo terra agli habitat naturali. E poi c'è l'urbanizzazione, con le sue grandi infrastrutture turistiche, che frammentano il territorio e alterano gli equilibri naturali.
Le farfalle, particolarmente sensibili a questi cambiamenti, sono tra le prime a scomparire. E con loro, spesso, si dissolve molto di più: un intero sistema di relazioni invisibili che tiene in equilibrio gli ecosistemi.
Guardare il mondo con gli occhi delle altre specie
Uno degli insegnamenti più profondi del lavoro di Simona Bonelli è tanto semplice quanto innovativo: per conservare una specie, bisogna imparare a vedere il mondo attraverso i suoi occhi, proprio come faceva Jack London nei suoi romanzi, quando cercava di raccontare la realtà dal punto di vista del lupo e dei cani, entrando nei loro istinti, nei loro ritmi e nel loro modo di vivere.
Non basta esaminare un ambiente per poche ore. Serve tempo, presenza, continuità. Significa rimanere, aspettare, e cogliere i cambiamenti che avvengono nel corso della giornata e delle stagioni. È per questo che la professoressa consiglia ai suoi studenti di trascorrere almeno 24 ore insieme alla specie che vogliono studiare: solo così si può davvero cominciare a comprenderla.
Ogni specie vive il tempo e lo spazio in modo diverso, reagisce alla luce, alle temperature e ai cambiamenti stagionali.
Per la professoressa Bonelli, la conservazione non è solo una pratica scientifica, ma una vera e propria scelta, una responsabilità. Nel corso della sua carriera, ha portato avanti progetti spesso iniziati senza fondi, mossi solo dalla convinzione e dalla necessità di agire. Ha promosso e partecipato a numerose iniziative di ricerca e divulgazione, come il Butterfly Monitoring Scheme, che coinvolge i cittadini nel monitoraggio delle farfalle, e gli appassionanti Bioblitz, esplorazioni collettive della biodiversità – diurne e notturne – aperte a tutti.
Queste esperienze non si limitano agli ambienti naturali, ma si estendono anche ai contesti urbani, come il Parco Colonnetti, per ricordarci che la biodiversità non è un concetto lontano, ma è presente anche nei luoghi che abitiamo ogni giorno. Ed è proprio attraverso queste iniziative che le persone possono riscoprire una connessione diretta con la natura, vivendola in prima persona e sviluppando una consapevolezza più profonda del suo valore.
Piccoli gesti fondamentali da fare prima che sia troppo tardi
A volte il cambiamento non nasce da grandi rivoluzioni, ma da scelte quotidiane, quasi impercettibili. Sta in ciò che mettiamo nei nostri piatti ogni giorno, in come curiamo un giardino o un balcone, negli abiti che compriamo, nelle piccole scelte di vita quotidiana. Ridurre il consumo di carne, limitare lo spreco d'acqua, dare spazio alle specie autoctone, accettare che un prato non debba essere sempre 'perfetto': sono gesti semplici, ma profondamente significativi.
Simona Bonelli guarda a tutto questo con fiducia. Nonostante le difficoltà del mondo contemporaneo, tra conflitti globali, ritmi frenetici e una crescente disconnessione dalla natura, continua a credere che la conoscenza possa aprire nuove opportunità. Per lei, la consapevolezza è il primo passo per un cambiamento autentico. In questo processo, anche realtà editoriali come Piemonte Parchi svolgono un ruolo fondamentale, diffondendo informazioni, stimolando riflessioni e avvicinando le persone alla natura.
Siamo già oltre una soglia critica: non c'è più tempo per rimandare né per ignorare i segnali. Agire è ormai un'urgenza, e farlo con consapevolezza è fondamentale. Non si tratta più di una scelta opzionale, ma di una necessità inderogabile.
La forza dei piccoli gesti quotidiani, che a prima vista potrebbero sembrare insignificanti, cresce enormemente se vengono condivisi e moltiplicati. Se ciascuno di noi, con coscienza, fa la propria parte, questi atti, pur semplici, possono trasformarsi in un movimento collettivo che cambia i modelli di comportamento. Un mutamento che non solo potrebbe fermare il degrado che stiamo causando noi esseri umani, ma che, se messo insieme, può rivoluzionare le nostre abitudini e stravolgere il modo in cui trattiamo il nostro pianeta.
Non si tratta solo di salvaguardare la Terra, ma di assumersi la responsabilità di ciò che lasceremo alle generazioni future, correggendo la rotta prima che sia troppo tardi.
Per la recensione del libro di Cristina Converso, potete andare alla pagina: https://www.piemonteparchi.it/cms/index.php/il-segna-libro/item/7528-il-sentiero-di-darwin-sulle-tracce-di-una-farfalla-di-cristina-converso
Ma soprattutto, vi aspettiamo, il 18 giugno a Cascina Vallere:
Titolo incontro: Leggere la natura. Due chiacchiere con Simona Bonelli, Cristina Converso e Carlotta Soffiantino.
Insieme con: Simona Bonelli, Cristina Converso e Carlotta Soffiantino. (intervistate da Emanuela Celona ed Alessandra Corrà).
Quando: 18 giugno 2026 - ore 18.30
Dove: CASCINA VALLERE - Torino.
Ingresso: gratuito.
