La concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera ha raggiunto livelli mai registrati negli ultimi 800mila anni. L'immissione di gas climalteranti sta provocando un cambiamento climatico accelerato con conseguenze drammatiche: fusione dei ghiacciai, redistribuzione delle precipitazioni, aumento di fenomeni estremi come siccità prolungate, alluvioni e desertificazione.
I dati sono allarmanti: la temperatura terrestre è aumentata di 1,1°C rispetto al XIX secolo e l'ultimo decennio è stato il più caldo mai osservato. Gli analisti concordano che un aumento superiore a 1,5°C innescherebbe problemi climatici tali da mettere a repentaglio la vita sul pianeta, eppure le proiezioni suggeriscono che potremmo raggiungere l'aumento di ben 3,2°C entro la fine del secolo.
Il cambiamento climatico in mostra
La mostra "NODES in mostra. Immagini di sostenibilità", organizzata dall'Università del Piemonte Orientale e curata da Annalisa D'Orsi (UPO), rappresenta un esempio significativo di come l'arte possa diventare veicolo di riflessione sulla crisi climatica. Trentadue manifesti provenienti dalla Biennale Internazionale del Manifesto in Messico, realizzata in collaborazione con l'Ufficio delle Nazioni Unite per l'ambiente, affrontano le tre criticità planetarie: inquinamento, cambiamento climatico e perdita della biodiversità.
Alcuni manifesti esposti, come quello di Wu Jen Ping, traducono queste verità scientifiche in emozioni, mostrando come il "calore corporeo" dell'umanità stia letteralmente facendo venire una sorta di "febbre" al pianeta.
La crisi climatica viene descritta non solo come una sfida tecnologica, ma come una crisi culturale: finché l'uomo si percepirà separato dalla natura e perseguirà una crescita economica illimitata, nessuna soluzione sarà sufficiente.
La sesta estinzione di massa
Il pianeta sta affrontando una crisi parallela a quella climatica: la sesta estinzione di massa. I tassi di estinzione attuali sono almeno cento volte superiori a quelli del passato. Dal 1970 al 2014, le popolazioni di vertebrati d'acqua dolce si sono ridotte dell'83%, più del doppio rispetto alle controparti terrestri e marine. L'acqua non è più un bene infinito, ma una risorsa che richiede un "cambio di ritmo" nell'economia e nei consumi.
In Italia, il 50% delle specie vegetali e il 51% di quelle animali versano in cattivo stato di conservazione. La perdita di biodiversità non è solo un problema ecologico: secondo il World Economic Forum del 2020, più della metà del PIL planetario dipende direttamente dalla natura e dai suoi servizi ecosistemici.
Una crisi culturale prima che ambientale
La mostra propone una lettura profonda della crisi: non si tratta solo di un problema tecnologico o economico, ma di una vera crisi culturale. Come afferma la curatrice Annalisa D'Orsi, "finché la nostra visione del mondo rimarrà permeata dalla retorica del progresso, dalla convinzione quasi magica che sia possibile una crescita economica illimitata, nessuna soluzione tecnologica potrà mai bastare".
Si tende spesso a colpevolizzare le scelte individuali, tacendo il ruolo di attori economici e istituzionali sovranazionali. La filiera alimentare, responsabile di un terzo delle emissioni di gas serra, viene scarsamente messa in discussione, mentre ai cittadini viene chiesto di riciclare meglio.
Verso un nuovo paradigma
La mostra indica una direzione: occorre tornare a collocare gli esseri umani nella rete di relazioni da cui dipendono, comprendendo che non siamo separati dalla natura ma parte di un sistema interconnesso. L'approccio "One Health", riconosciuto dalle principali organizzazioni internazionali, evidenzia le connessioni tra salute umana, animale e ambientale.
I manifesti sono strumenti democratici per scuotere le coscienze dall'apatia e dall'ecoansia: la transizione ecologica richiede un nuovo umanesimo, dove l'economia sia al servizio della vita e non viceversa
Come recita il manifesto messicano di Emmanuel Ivan Tanùs: "Prendersi cura della biodiversità è prendersi cura di te". Un messaggio semplice che sintetizza la sfida del nostro tempo: riconoscere che il nostro benessere è inscindibile da quello del pianeta che ci ospita.
Proteggere gli ecosistemi degradati entro il 2030 non è solo un obiettivo politico internazionale, ma il nostro unico "passaggio condiviso di futuro" per non tornare al caos primordiale.
Il ruolo delle Aree Protette del Po piemontese nella promozione territoriale
L'iniziativa "NODES in mostra" ha trovato un partner nell'Ente di gestione delle Aree protette del Po piemontese, che ha giocato un ruolo attivo nella promozione e nell'allestimento della mostra in diverse sedi del territorio in collaborazione con le istituzioni locali.
L'Ente Parco non ha agito solo come patrocinatore, ma ha ospitato l'esposizione presso le proprie sedi operative, da Cascina Le Vallere a Moncalieri (TO) al mulino comunale di Bosco Marengo (AL).
La mostra rappresenta uno strumento per perseguire le finalità istituzionali di conservazione della biodiversità e sensibilizzazione ambientale, portando i messaggi della Biennale del Messico direttamente a contatto con le comunità locali e i fruitori del territorio piemontese.
La sinergia tra ricerca universitaria condotta da UPO e la conservazione del territorio perseguita dall'Ente-Parco ha permesso di trasformare l'arte del manifesto in un veicolo concreto di educazione alla sostenibilità, integrando la riflessione culturale con la tutela attiva degli ecosistemi.
La mostra sarà a Verrua Savoia (TO) dove sarà visitabile dal 17 maggio al 26 maggio presso il Salone Polivalente comunale in Località San Giovanni.
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