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Quasi nessuno... nelle terre del riso

"Quasi nessuno" è una mostra visionaria realizzata nelle terre del riso e guidata dallo sguardo indagatore di Matilde Cassani, che indaga l'uomo e la sua relazione con la natura.

  • Laura Succi
  • Giugno 2022
  • Lunedì, 3 Luglio 2023
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Le terre vercellesi del riso - Foto Matilde Cassani Studio Le terre vercellesi del riso - Foto Matilde Cassani Studio

Il contesto è quello delle terre vercellesi del riso, risaie a perdita d'occhio. Qui, nella loro porzione più meridionale, si trovano tre aree, quasi tre isole, che spiccano nella piana e che sono una fortezza che custodisce la biodiversità. Un laboratorio di gestione del territorio per le generazioni future, di lotta al cambiamento climatico, che ha la dimensione di progetti a scala nazionale ed europea e che ha per rotta l'art. 9 della Costituzione italiana. "La nostra deve essere la prima generazione che lascia i sistemi naturali e la biodiversità in uno stato migliore di quello che ha ereditato" è uno dei principi contenuti nel Quinto Rapporto sullo Stato del Capitale Naturale in Italia (2022) , redatto dal Comitato per il Capitale naturale, presieduto dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica. Per tutelarle e gestirle è stato creato il Parco Naturale del Bosco della Partecipanza e delle Grange Vercellesi, realtà che racchiude al suo interno il sito della Rete Natura 2000 "Bosco della Partecipanza di Trino".

In quei luoghi è il Medioevo a parlare: vi si trovano, infatti, il Principato di Lucedio e il Bosco della Partecipanza. Il primo prende origine da un'abbazia fondata nel 1123 dai monaci cistercensi provenienti dalla Borgogna, che bonificarono il territorio e che verso la metà del 1400 introdussero, per primi in Italia, la coltivazione del riso; il secondo è il Bosco di Trino, giunto fino a noi grazie alle rigide regole di gestione dei tagli che si erano dati i cittadini della città, fin dal 1275, ai quali venne assegnato in comune proprietà, la "partecipanza" appunto. I Romani, a partire dal 100 a.C., iniziarono a disboscare sistematicamente, dando avvio ad opere che nei secoli modificarono per sempre il paesaggio.

"Quasi Nessuno", un progetto segnaletico

"Quasi Nessuno" è lo sguardo indagatore di Matilde Cassani, all'interno del progetto Aptitudeforthearts, su queste terre esplorate come fenomeno socio-antropologico prima che estetico. Uno sguardo che si è soffermato sulla progressiva rarefazione della figura umana nel paesaggio agricolo, sempre meno abitato da corpi e sempre più attraversato da racconti, storie di comunità scomparse, caratterizzato dalla progressiva diminuzione dell'acqua - sempre meno abbondante-  e dalla nidificazione degli aironi che segnano il passaggio delle stagioni.

Matilde, il cui nome di derivazione germanica significa 'forte in battaglia', con voce pacata, racconta una lunga storia: "Paolo Salvadori, proprietario del Principato di Lucedio, con Maria Roncarolo di Aptitude for the Arts e Paola Nicolin, la curatrice, ci hanno accompagnato a visitare le risaie. Abbiamo osservato edifici semiabbandonati, chilometri di edifici dove prima risiedevano i lavoratori, specialmente le mondine. Ma ora che la produzione del riso è cambiata radicalmente, per molte ragioni, i lavoratori legati a quel tipo di produzione non ci sono più. Oltre alla fauna chi abita questi luoghi? Quasi Nessuno".

"Un rimando al film 'Riso amaro': ho in mente l'immagine delle mondine, una linea umana che si spostava all'unisono all'interno della risaia per strappare le erbe estranee al riso. Ora è una coltivazione che non ha più bisogno della presenza dell'uomo, con le macchine si fa quasi tutto il lavoro" prosegue la Cassani.

Un progetto che vede protagonisti gli spaventapasseri: "Il nostro progetto è segnaletico. Abbiamo costruito degli spaventapasseri, delle figure più o meno antropomorfe, vestite di stoffe fiorate come lo erano i vestiti delle mondine. Si tratta di miraggi di uomini, presenze e assenze. Gli spaventapasseri resteranno nei campi per un anno e verranno modellati dalla natura in movimento: dagli insetti, dalla pioggia che li bagnerà, dal sole che li scolorirà, dal caldo che li seccherà e dal vento che li strapperà, subendo così la metamorfosi che coinvolge viventi e non viventi. L'uomo è un vivente tra tanti, ed è fragile come gli altri, tutti siamo resi fragili dagli effetti della crisi climatica".

Matilde racconta come gli spaventapasseri reagiscono al vento: "Paolo Salvadori ci fece notare, durante il sopralluogo, che il vento qui è un fenomeno nuovo, legato al cambiamento climatico. L'acqua invece manca, perché regna sovrana la siccità e perché non si vede più il 'mare a quadretti'. La semina avviene in modo diverso, spesso, 'in secca'".

Simbologia e ruoli: la figura dello spaventapasseri 

Viene sottolineato poi il ruolo di queste figure, sostenendo che "per altri versi lo spaventapasseri è un personaggio che incarna la dimensione della paura, della diversità, della relazione complessa che si instaura tra essere umano ed essere animale all'interno di un paesaggio naturale dove il primo coltiva la terra e il secondo se ne ciba e viceversa. Inoltre gli spaventapasseri sono un archetipo nell'agricoltura, comune a tante culture, ci sono in tutto il mondo, con forme diverse".

Ancora Matilde Cassani spiega che "gli spaventapasseri disegnati per Lucedio, sono dispositivi visivi, concepiti proprio come un kimono, sono vestiti bidimensionali basati su forme pure, quadrati, rettangoli, cerchi. Sono fatti di tanti strati che quando prendono il vento si aprono e svolazzano". Per inciso, il riso, assunto come prodotto tradizionale del Piemonte ormai da generazioni, è figlio d'Oriente, ha attraversato territori e mondi, portato a noi da esseri umani vissuti secoli fa: arabi? Aragonesi? Mercanti veneziani?

"I segnali-spaventapasseri, echi di chi non c'è più e al tempo stesso segnali di un mondo in divenire, monitorano il cambio delle stagioni osservando il circondario del Lucedio, che li ospita; non solo natura, non solo agricoltura, ma anche industria. Ci sono i cementifici, la centrale termoelettrica Galileo Ferraris, sono tante le contaminazioni umane, l'ex centrale nucleare di Trino deve essere parte delle immagini, fa parte del territorio anch'essa. Verranno scattate fotografie in diversi periodi dell'anno, quando fa un caldo terribile, quando è pieno di moscerini, quando l'afa sale dal terreno, quando i colori dell'autunno vireranno sul rosso, quando l'ultima neve si vedrà in lontananza sulle Alpi: rappresentazioni del divenire. Spero che anche i tanti fotoamatori che normalmente esplorano questo territorio possano intercettare il progetto facendolo entrare nelle loro immagini".

Un'area al di fuori delle città ma al centro del futuro, al centro di un nuovo sentire che echeggia da un capo all'altro del mondo. Anche e proprio nel Giappone dei kimono e del riso, dove questa percezione è rappresentata nel film Yudo - la Via del bagno -, un film di Suzuki Masayuki, Gelso d'argento al Festival del Cinema dell'Estremo Oriente di Udine 2023.

Si tratta di una commedia delicata, dedicata ai bagni pubblici giapponesi. Un'abitudine del tempo che fu, ma un modo di vivere e un elemento culturale. Acqua, legna, fuoco: l'acqua arriva dal cielo, il fuoco dalla legna dei monti, l'uomo deve solo accenderlo quel fuoco (quello che scalda l'acqua dei bagni). Suzuki racconta "questa è anche la mia storia, il mio modo di vivere. C'è stato un tempo in cui ho pensato che il centro di tutto fosse Tokyo, ma poi, con gli anni, sono tornato alle mie origini. La gente si può ritrovare anche nelle aree rurali ora come ora lasciate ai margini dove credo possa ricuperare un modo di vivere diverso, che porta felicità. Almeno questo è quanto ho sentito nel cuore e ho messo in questo mio lavoro".

Il progetto Aptitudeforthearts

Quasi Nessuno è parte del progetto Aptitudeforthearts, indipendente e no profit, che nasce da una riflessione sul "prendersi cura di", radicata nell'universo femminile, che invita artiste a interpretare il paesaggio creando il proprio intervento. È una questione di sensibilità: verso la natura e i nostri stessi simili, noi animali tra gli altri. Il progetto si avvale della collaborazione con il fotografo Delfino Sisto Legnani che da anni collabora con Matilde Cassani. 'Quasi nessuno' è stato realizzato con il supporto della Provincia di Vercelli, del Comune di Trino, del Principato di Lucedio e del Lanificio Botto Giuseppe e Figli S.p.A.

La mostra 

"Quasi Nessuno" di Matilde Cassani, a cura di Paola Nicolin

Fino al 30 novembre 2023 presso il Principato di Lucedio, Comune di Trino (Vercelli)

 

Per maggiori Informazioni:

Matilde Cassani – Aptitude (aptitudeforthearts.com)

Comune di Trino - Vivere Trino

 

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