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Citizen science al servizio di flora e fauna

Citizen science al Parco del Monviso per raccogliere dati sulla mortalità della fauna selvatica. La pratica di coinvolgere attivamente il pubblico nella ricerca scientifica è sempre più diffusa, anche in alcuni parchi piemontesi.

  • Stefano De Cesare
  • settembre 2019
Mercoledì, 6 Novembre 2019
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attività di raccolta dati in campo Parco nazionale del Gran Paradiso attività di raccolta dati in campo Parco nazionale del Gran Paradiso

Si chiama Monviso road-kill ed è una nuova iniziativa del Parco del Monviso che chiama a raccolta tutti gli appassionati della natura. Il progetto ha lo scopo di monitorare la mortalità degli animali selvatici che vengono investiti dai veicoli che viaggiano sulle strade del parco. Chiunque abbia voglia di partecipare, può quindi, con il proprio smartphone o computer, segnalare un investimento stradale di un qualunque vertebrato selvatico, sia esso un mammifero, un uccello, un rettile o un anfibio.

Può sembrare strano ma raccogliere questo tipo di informazioni può essere molto importante per la conservazione della fauna selvatica: si possono infatti conoscere meglio specie difficilmente avvicinabili che rifuggono la presenza umana oppure specie attive di notte, come molti rapaci e mammiferi o anfibi rari.

La segnalazione si può effettuare nella sezione specifica della piattaforma INaturalist, uno spazio web dedicato proprio alla mappatura mondiale della biodiversità, dove tutti gli appassionati possono condividere i loro avvistamenti di fauna e flora.

Cos'è la citizen science?

Il progetto del Parco del Monviso è un esempio di Citizen science, una pratica volta a stimolare la partecipazione del pubblico appassionato di scienza, invitandolo a dare un proprio contributo attivo alla ricerca scientifica. L'idea di una scienza aperta alla società civile o open science, non più argomento di dialogo esclusivo tra esperti, affonda le sue radici nell'idea di "comunicare tutto a tutti", già principio guida di alcuni filosofi naturali – così si chiamavano gli scienziati – a partire dal XVIII Secolo. E' allora che si cominciano a vedere le prime lezioni-spettacolo, corredate da esperimenti, tenute davanti a un pubblico di semplici curiosi o appassionati. Con l'arrivo del secolo successivo, fanno il loro esordio le grandiose esposizioni internazionali nelle quali le innovazioni scientifiche o tecnologiche vengono messe in mostra davanti al Mondo. Oggi, grazie anche all'avvento dei social con i quali è più semplice condividere le informazioni a livello globale, l'idea che la Scienza debba confrontarsi con il pubblico e rispondere a dubbi e perplessità è cosa normale. Se il confronto poi diventa collaborazione, allora, la sinergia tra organizzazioni scientifiche e pubblico può trasformarsi in importanti risultati nell'ambito della ricerca.

La citizen science nei parchi piemontesi

Oltre al Parco del Monviso, anche altri parchi piemontesi utilizzano questo strumento. L'apporto dei citizen scientist è richiesto ad esempio dalle Aree protette delle Alpi Marittime che, insieme al Parco nazionale francese del Mercantour, si sono concentrate sul censimento degli stambecchi con l'iniziativa "Becca lo stambecco": in questo caso è possibile segnalare ai guardaparco gli avvistamenti dell'ungulato simbolo delle Alpi.

Il Parco nazionale del Gran Paradiso, una delle realtà più attive nella citizen science, promuove la partecipazione del pubblico alla raccolta di dati faunistici dal 2016, con il monitoraggio di sette diverse specie di invertebrati. Il progetto ha cominciato a ottenere buoni risultati a partire dall'anno successivo (2017) quando sono stati superati i 200 contributi da parte degli escursionisti.

"I risultati ottenuti – ci spiega Ylenia Sartorello, referente per la citizen science del parco nazionale - sono molto importanti perché permettono di censire gli animali anche laddove non è possibile svolgere monitoraggi organizzati, a causa della vastità della nostra area protetta. Questi dati permetteranno di creare delle mappe di distribuzione più accurate per quanto riguarda le specie protette e di monitorare l'espansione di quelle invasive per poter prendere provvedimenti a riguardo".

Nonostante i risultati ottenuti, però, le potenzialità della citizen science sono ancora tutte da valorizzare. Tutto sta nel promuovere adeguatamente questa pratica perché, per dirla ancora una volta con le parole di Ylenia Sartorello: "Manca nell'opinione pubblica una consapevolezza generale di quanto sia importante il supporto di tutti alle attività di ricerca".

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