La giornata non era iniziata benissimo. Con uno sciopero generale, e quindi anche del treno che avrebbe dovuto portarmi a Cuneo, ai confini del Parco fluviale Gesso e Stura, per una esperienza di immersione in foresta. Sfidando la sorte, parto da Torino e arrivo fino al punto di incontro stabilito, intorno alle 10, al chiosco Famù nel Parco, situato in una delle aree verdi storiche della città: il Parco della Resistenza dove, scoprirò subito dopo, ci immergeremo nel bosco.
È il 28 novembre, e nonostante sia una bella giornata di sole, la temperatura è decisamente rigida: per questo l'Ente di gestione delle Aree protette delle Alpi Marittime e Weco impresa sociale - che hanno organizzato la giornata - hanno raccomandato abiti comodi e caldi a tutti gli invitati.
Trovarsi attorno a un cappuccino è un ottimo benvenuto, ed è sorseggiando qualcosa di caldo che ci viene spiegato che a Cuneo, si lavora sulla terapia forestale dal 2023. Tre anni di progetto finanziati dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Cuneo, su cui però anche la Città mette attenzione, come dichiarato dalla Sindaca del Comune, Patrizia Manassero. C'è consapevolezza, in questo territorio che «il bosco sia curativo per diverse patologie: dal diabete al disagio psichiatrico, anche a seguito della rilevazione dei significativi bisogni espressi da parte dei giovani, che hanno usato gli sportelli di ascolto e di aiuto psicologico della Città, e che hanno amato incontrasi e conoscersi nel bosco», spiega la Sindaca.
Da qui la nascita di 'Bin n'tel bosc' (in piemontese, significa bene nel bosco), un progetto che porta le persone "in mezzo al bosco" per riscoprire quanto la natura possa essere una potente alleata per la nostra salute psicofisica. Oggi il benessere forestale va di moda, e il perché è molto semplice: di norma, usciamo dal bosco meglio di come siamo entrati. E non si tratta solo di sensazioni, ma di evidenze scientifiche.
Peraltro, i Parchi Alpi Marittime e Marguareis hanno boschi di pregio in cui sperimentare la terapia forestale, ma i bagni in foresta sono esperienze che si possono vivere anche in boschi più vicini, cittadini, come ad esempio quello del Parco della Resistenza: parchi di prossimità, che possono intercettare persone meno abbienti o meno abituate ad allontanarsi dalla città.
Del resto, tutti i nostri parchi naturali hanno come obiettivo di fruizione una funzione sociale, grazie anche al fatto di essere un patrimonio della collettività.
Dopo tre anni di 'Bin n'tel bosc', in cui stati formati 160 professionisti della provincia di Cuneo per 112 ore di corsi rivolti ad accompagnatori naturalistici, educatori, insegnanti e operatori sanitari come infermieri e psicologi, si pensa all'inaugurazione di un nuovo percorso, nella primavera 2026, da Pian delle Gorre alle Cascate del Saut, costituito da 12 tappe auto-guidate in cui ciascuno può (volendo) anche autonomamente sperimentare dei bagni in foresta, oppure optare per una escursione di gruppo.
Elisa, Cristina, Federica e Daniele sono le guide del parco che si sono formate sul campo per accompagnare le persone nel bosco: in tre anni di attività, ne hanno portate circa 2mila, permettendo di risvegliare i sensi e consentire una ri-connessione con la natura a queste persone.
Il bagno in foresta, infatti, porta più consapevolezza sui propri sensi: vista, udito, olfatto, tatto, e spesso significa riportare in equilibrio i propri parametri. Ma come ogni terapia che si rispetti, anche quella forestale segue determinati protocolli.
Il bagno in foresta
Ma bando alle ciance, è giunto il momento di uscire sul campo. Il gruppo è formato da poco meno di una ventina di persone, di genere ed età mista: ci sono amministratori locali, insegnanti, giornalisti, influencer locali.
Ci presentiamo tra noi, scegliendo un oggetto tra i tanti esposti su di un vassoio che ci sporgono le nostre guide, Cristina ed Elisa, chiedendoci di motivare il 'perché' della scelta di ciascuno.
Io scelgo un legnetto con una evidente biforcazione «probabilmente perché - in questo momento della vita - mi ci riconosco. Vedo un bivio davanti a me: trattenere senza mollare il controllo, oppure lasciare andare...?». Loro naturalmente non commentano la mia risposta, ma io stessa rimango sorpresa della mia spiegazione. E chiedo loro: «Posso tenerlo?».
«È molto bello!, mi rispondono. Ma dobbiamo imparare a lasciare andare...».
Proseguiamo, nella fredda mattina di fine novembre, con un esercizio cosiddetto di 'centratura' guidata: ognuno di noi, infatti, viene invitato a massaggiarsi con una certa pressione, ma senza violenza, diverse parti del corpo: testa, spalle, braccia, mani, stomaco, schiena, gambe. Le due guide ci invitano anche a muovere i piedi all'interno degli scarponcini (e tornerà molto utile dopo!).
Ora che ci conosciamo un po' di più e dovremmo aver assunto maggiore consapevolezza nel 'qui e ora', veniamo guidati in una passeggiata sensoriale e in attività di gioco, per provare a metterci in discussione, ma senza nessun obbligo per chi non è (ancora) disponibile a lasciarsi andare...
I nostri sensi nel bosco
Lavoriamo sui nostri sensi e, la prima cosa che ci invitano a fare Cristina ed Elisa, è ascoltare i suoni del bosco e di far convergere la nostra attenzione sull'udito. Cosa ascoltiamo mentre passeggiamo insieme sotto gli alberi del parco? La giornata non è tra le più propizie per ascoltare la natura: siamo in un parco cittadino ed è giornata di sciopero generale. Poco lontano da noi un corteo emette suoni che coprono quelli del bosco. Eppure, qualcuno, tra noi riesce a udire il rumore delle foglie secche calpestate, il canto di qualche uccellino in volo, il suono dell'erba bagnata sotto le scarpe.
Io, purtroppo, non ci riesco. Però, effettivamente, concentrandomi sui suoni, intercetto lo slogan del corteo che, solo un momento prima di portare attenzione all'udito, non avevo sentito, e mi stupisco per questo. Evidentemente, il nostro cervello, è costantemente bombardato di stimoli, e solo attivando un'attenzione selettiva possiamo supportarlo nell'ascolto, e nella produzione di meno cortisolo, il famoso ormone dello stress di cui oggi sentiamo molto parlare.
È la volta della vista. Le nostre due guide, questa volta, ci chiedono di osservare la natura che ci circonda con nuovi occhi. Ed ecco che immergersi nel bosco significa notare delle pigne che probabilmente, solo un momento prima, sarebbero passate inosservate; della neve diradata sull'erba; i colori autunnali delle (poche) foglie ancora appese agli alberi. E poi la predominante del colore verde, nonostante sia novembre e nonostante faccia freddo: un colore che, notoriamente, ha un effetto calmante e riequilibrante sulla mente, e porta armonia tra corpo e spirito.
E poi tocca al tatto e all'olfatto. Cristina ed Elisa ci invitano a toccare con le mani nude ciò che ci circonda, ed è così che scopriamo, ad esempio, quanto è più calda una corteccia d'albero rispetto a un palo della luce. E se usiamo il nostro naso, per intercettare gli odori, in bosco abbonda di profumo di resina e di aghi di pino. Forse, l'olfatto, è il senso che troviamo più difficile da esercitare, perché ne abbiamo perso l'abitudine, eppure respirando in foresta, inaliamo molecole che vanno a rafforzare le cellule natural killer coinvolte sia nelle risposte immunitarie innate, sia nell'immunità acquisita: oltre a difendere l'organismo da attacchi esterni, riconoscono e uccidono le cellule tumorali.
Tutti ci accorgiamo che il bosco ha amplificato i nostri sensi e ha rigenerato la nostra attenzione: ecco quindi che è arrivato il momento del gioco.
Prendete uno specchio e una corda
Se non lo avete mai fatto, ve lo consiglio. Quando siete in in bosco, provate a puntare uno specchietto verso l'alto, a guardarlo, e incominciate a camminare (facendo attenzione a non inciampare, visto che non vedete dove mettere i piedi). Quelli che ci hanno prestato le nostre guide erano specchietti retrovisore per auto, e le immagini che hanno riprodotto sono state sorprendenti. Eh sì, perché guardare le foglie e i rami di un albero, riflessi in uno specchio, e poi vederli sparire nel cielo perché ti stai muovendo, seppur lentamente, è emozionante e dona prospettive mai viste prima. Sebbene si tratti dello stesso albero, o dello stesso cielo magari osservati in diverse occasioni.
Anche avventurarsi bendati nel bosco ha restituito una dimensione spazio temporale inaspettata. Fascia sugli occhi, abbiamo percorso un breve tratto bendati e guidati da una corda legata ad alcuni alberi. Non più di 100 metri, un po' in salita, che però, bendati, sono sembrati più corti o più lunghi (dipende) e di una durata temporale indefinita. Perdere l'orientamento è il minimo che possa capitare, sebbene i passi, almeno i miei, da incerti siano diventati via via più sicuri verso la fine della camminata.
Anche le bende, bellissime, cucite da una sarta del luogo, le abbiamo dovute restituire agli organizzatori, ma le sensazioni di quella passeggiata al buio, in cui spazio e tempo si sono mischiati in maniera indefinita, le porti con te, almeno per un po'. Tanto che, anche quando l'esperienza di bagno in foresta è finita, mentre esci dal parco presti più attenzione: a cosa calpesti, al rumore che c'è, a quello che osservi.
«Come vi sentite?», ci chiedono Cristina ed Elisa al termine dell'esperienza. Mentre ascolto (altra dimensione amplificata dalla diretta esperienza in bosco) le risposte del gruppo, penso: «Sto sicuramente meglio di come sono entrata».
I saluti
Infine, ci lasciamo con queste parole, di padre Ugo de Censi, riportate nel libro Andar per silenzi del suo caro amico Franco Michieli.
«Io cammino su quattro appoggi – scrive nel suo libro -, sono un animale a quattro zampe.
La prima è il silenzio. Stare in silenzio, se si può nella natura: l'importante è fermare le chiacchiere e il continuo lavorio del cervello. Spegnere gli strumenti tecnologici. Basta parole: ascoltare col corpo e liberarsi del dominio della testa.
La seconda zampa è la bellezza: notare tutto ciò che è bello e lavorare con arte. In qualsiasi lavoro dedicarsi a produrre cose che sappiano tenere compagnia per la loro estetica, che stimolino a rendere bello ciò che c'è nella vita.
La terza è la fatica fisica. Usare il corpo, non essere pigri, fare cose con pochi o nulli mezzi meccanici in modo che capiamo il valore vero dei risultati. Camminare, sviluppare la manualità, lavorare all'aperto, caricare, trasportare, costruire a mano: mentre si fa fatica si capiscono le cose vere.
Infine la quarta zampa è imparare a perdere. In due modi: perdere i nostri possessi, ciò che abbiamo in risorse personali ed economiche, regalare a chi ne è privo, unendo il dono a esperienze formative, senza preoccuparci di avere indietro. E perdere negli obiettivi, non aspettarsi il successo, accettare che ciò che si fa per un bene comune sia criticato e sembri familiare».
Condivisibili o meno, sono parole che aprono alla riflessione. E mentre tutti commentano il bagno in foresta come un'esperienza rilassante, c'è anche chi rivede il suo iniziale scetticismo. Non ci sono stati sciamani nè riti propiziatori. Semplicemente un gruppo di persone che, guidate, hanno provato a connettersi con gli elementi naturali e che, probabilmente, dopo questa esperienza, attraverseranno i boschi con maggiore consapevolezza di se stessi e di ciò che li circonda.
