In questo periodo l'Ente di gestione delle Aree protette del Ticino e Lago Maggiore è interessato da un consistente "cambio della guardia", in particolare nel comparto dei Guardiaparco, sono in corso diversi pensionamenti e sono in fase di assunzione nuovi dipendenti, sia a tempo indeterminato che a tempo determinato.
Dall'inizio di settembre ha preso servizio presso la sede di Cameri dell'Ente il nuovo guardiaparco Federico Faraci, che ha già collaborato con l'Ente nel 2019 come volontario del Servizio Civile.
Identikit del nuovo guardiaparco
Federico è laureato in Biodiversità ed Evoluzione Biologica presso l'Università degli Studi di Milano. Dopo aver lavorato come tecnico fitosanitario presso l'Ente regionale per i servizi all'agricoltura e alle foreste della Regione Lombardia (ERSAF), negli ultimi due anni, ha svolto il ruolo di guardiaparco presso il Parco del Ticino, il "cugino" lombardo di quello piemontese del Ticino e del Lago Maggiore.
Abbiamo chiesto direttamente a Federico quali sono state le motivazioni che lo hanno spinto ad intraprendere questa professione.
Cosa ti ha spinto a diventare un guardiaparco e a preferire questa professione ad altre compatibili con il tuo titolo di studio?
Diverse sono le motivazioni che mi hanno spinto a scegliere la carriera da guardiaparco: la prima fra tutte è la passione per l'ambiente! Penso che la possibilità di svolgere un'attività lavorativa che permetta di avere un contatto diretto con la natura ed il territorio in cui si vive sia un vero privilegio.
Quale aspetto del tuo lavoro trovi più difficile ed impegnativo?
La parte del mio lavoro che trovo più ostica è sicuramente la necessità di tenersi aggiornati costantemente sulle normative e le leggi che regolamentano tutte le nostre attività quotidiane...
Quale parte trovi invece più piacevole e divertente?
Il supporto alle attività di ricerca sul campo ed i monitoraggi faunistici ed ambientali sono sicuramente gli aspetti del mio lavoro che preferisco.
Quali soddisfazioni ti aspetti dal tuo lavoro?
Vorrei avere un riscontro pratico di molte nozioni teoriche apprese durante il periodo degli studi universitari e mettere in pratica quanto studiato sui libri.
Che consigli daresti ad un giovane che vuole intraprendere la carriera di guardiaparco?
Tra i tanti consigli che mi sento di dare il primo è quello di non demoralizzarsi se i risultati attesi non arrivano immediatamente, visto che ci sono parecchie cose da imparare sul campo con l'attività quotidiana, sia a livello operativo che di applicazione delle norme di leggi e regolamenti, e prima di ottenere risultati concreti è da mettere in preventivo la possibilità di commettere errori.
Come vedi l'evoluzione nel tempo della tua attività lavorativa?
Mi piace pensare che il nostro lavoro contribuisca in modo sempre più concreto alla conservazione della biodiversità e alla crescita della consapevolezza collettiva della sua importanza, per una fruizione più consapevole dell'ambiente ed un maggiore interesse verso il proprio territorio da parte di chi lo abita.
Come valuti la percezione esterna della tua figura professionale?
Spesso mi è stato detto che noi guardiaparco siamo una specie in via d'estinzione! Mi piacerebbe invece che crescesse il valore attribuito alla nostra professione dagli utenti esterni.
L'opinione della direttrice
"L'ingresso di nuovi guardiaparco all'interno delle Aree protette del Ticino e Lago Maggiore si inserisce in un momento di naturale ricambio generazionale che interessa l'Ente e rappresenta un'importante opportunità di crescita e rinnovamento. L'arrivo di nuove professionalità consente di affiancare competenze aggiornate ed esperienze maturate sul campo alle conoscenze consolidate del personale in servizio, rafforzando così le attività di tutela, vigilanza e valorizzazione delle aree protette" spiega Monica Perroni, direttrice dell'Ente di gestione delle Aree protette del Ticino e Lago Maggiore. "Investire sui guardiaparco significa investire sulla qualità della gestione del territorio, sulla conservazione della biodiversità e sul rapporto quotidiano con i cittadini, elementi fondamentali per una fruizione consapevole e sostenibile del patrimonio naturale" conclude Perroni.
