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Biodiversità, l'importanza della cura e del ripristino delle aree verdi

Grazie ai fondi del Piano di Sviluppo Rurale (PSR), l'Ente di gestione delle Aree protette del Po piemontese ha realizzato importanti interventi finalizzati alla cura e al ripristino della biodiversità, con la creazione di siepi e filari e la realizzazione di aree umide. Vediamo insieme quali sono stati i risultati 

  • Laura Succi
  • Maggio 2026
Lunedì, 25 Maggio 2026
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Prato fiorito a Le Vallere - Foto dal sito dell'EGAP Po piemontese Prato fiorito a Le Vallere - Foto dal sito dell'EGAP Po piemontese

Il Piano di Sviluppo Rurale (P.S.R.) è uno dei pilastri della Politica Agricola Comune (PAC). Conclusosi ormai da qualche anno, è stato molto più di un semplice programma di finanziamenti, è stato un motore reale di cambiamento, capace di rimettere in movimento paesaggi agricoli che rischiavano di diventare uniformi e poveri di vita.

Due le leve principali utilizzate dal Piano: la misura 4.4.1., dedicata alla ricostruzione di siepi, filari e zone umide, e la 4.4.3., pensata per dare spazio, letteralmente, alla biodiversità.

Ora quei paesaggi, il frutto di quel lavoro, richiedono cura e attenzione per mantenere nel tempo pregio e vitalità. L'Ente di gestione delle Aree protette del Po piemontese a tale proposito ha realizzato diversi interventi, diffusi come una trama viva lungo tutto il Parco naturale del Po piemontese. Tra i tanti, quattro interventi significativi in altrettante aree. situate tra Carignano, Carmagnola e Moncalieri: Po Morto, Pret, Meletta e Santa Marta raccontano un impegno preso su una superficie complessiva di circa tre ettari.

La creazione di barriere e rifugi naturali

A Santa Marta e al Pret si è lavorato "di cucitura", creando siepi e filari. Sono stati messi a dimora salici bianchi e arbusti - rosa canina, sanguinello, corniolo, biancospino, prugnolo, frangola, fusaggine, pallon di maggio e spino cervino - che intrecciandosi danno vita a una struttura articolata: non un semplice segno verde, ma una vera e propria trama ecologica piena di vita.

Le siepi, infatti, non sono semplici "linee vegetali": sono strade di comunicazione per piccoli mammiferi come ricci, donnole, arvicole, toporagni, che si muovono al riparo dai predatori e sono punti di osservazione per uccelli come averle, capinere, pettirossi, scriccioli e . se si guarda bene tra i rami più alti -  non è raro intravedere poiane in attesa o gheppi in cerca di prede. D'inverno, le bacche di biancospino e prugnolo diventano una risorsa preziosa per tordi e merli.

Le aree umide

Al Po Morto e Meletta si è scelta un'altra strada, puntando sull'acqua. Qui sono nate aree umide pensate su misura per gli anfibi, con particolare riguardo alla rana di Lataste e al tritone crestato. E quando arriva l'acqua, arriva subito la vita. Rane verdi, rospi comuni, raganelle, con il loro canto nelle sere primaverili trasformano questi luoghi in piccoli anfiteatri naturali. Le pozze diventano aree di crescita per i girini e punti di caccia per aironi e garzette. Libellule coloratissime pattugliano l'aria, mentre insetti acquatici popolano ogni centimetro di superficie.

Ma c'è anche molto altro. Attorno alle aree umide sono stati messi a dimora alberi e arbusti autoctoni. Pioppi neri, salici bianchi, frassini maggiori, aceri campestri, ontani neri e sambuchi creano ombra e rifugio, favorendo gli anfibi, ma anche i rettili come le bisce d'acqua, predatrici silenziose. È un equilibrio delicato, che si costruisce nel tempo e si alimenta di interazioni continue.

Gli ostacoli da superare

Naturalmente non sempre tutto fila liscio e il vero banco di prova arriva dopo la messa a dimora. Da questo momento in poi le cure appropriate diventano indispensabili. Le giovani piante sono fragili e la competizione è energica. Le erbe infestanti crescono veloci, sottraendo luce e acqua. Nei terreni sabbiosi, poi, l'acqua scivola via in fretta: senza bagnature di soccorso, molte piante non supererebbero i periodi più caldi.

E poi c'è la fauna, che si può definire poco collaborativa. Le minilepri, piccole ma instancabili, recidono le piantine più minute - sottili come un dito - lasciandole a uno o due centimetri dal suolo, come se fossero state tagliate con cura da forbici. Quelle un po' più robuste, invece, vengono rosicchiate pazientemente, scortecciate e spelate. I caprioli, attratti dalle foglie tenere, trasformano le giovani piantine in veri e propri "spuntini selezionati". I cinghiali, invece, smuovono il terreno con il grugno alla ricerca di cibo, scavano, rivoltano la terra, sradicano piante o fanno saltare le protezioni. Il risultato, a volte, è un piccolo campo di battaglia.

Per questo motivo si utilizzano le reti di difesa, che sono fondamentali ma richiedono a loro volta una continua manutenzione: vanno raddrizzate, riposizionate, rinforzate. È un lavoro paziente, fatto di controlli costanti e interventi mirati. Negli ultimi anni si usano sempre meno reti in plastica e sempre più protezioni di cartone che resistono all'aperto almeno due anni prima di deteriorarsi e disperdersi nell'ambiente, il tempo necessario a garantire uno sviluppo che metta le piante al riparo dalle intrusioni.

Nonostante le cure resta qualche criticità, soprattutto al Pret. Qui il suolo sabbioso rende tutto più delicato, e la vicinanza con le attività agricole crea qualche interferenza. Lavorazioni troppo ravvicinate non lasciano alle radici lo spazio per consolidarsi. In più, arrivano le specie esotiche. Il Sicyos angulatus, una liana infestante, è tra le più aggressive: cresce rapidamente, avvolge le piante giovani e le soffoca, approfittando anche dei semi trasportati dal fiume.

Le scelte adottate e gli obiettivi

Per giocare d'anticipo a suo tempo fu adottata una strategia semplice ma fruttuosa: piantare più del necessario. Alcune piante inevitabilmente non sopravvivono, ma quelle che restano si assestano in un sistema equilibrato. Purtroppo al Pret non è bastato. La mortalità delle piante è stata troppo elevata e si è deciso di intervenire mettendo a dimora giovani piantine provenienti dai vivai forestali della Regione Piemonte, dove nascono piante autoctone, controllate e certificate, pronte a riportare vita nei boschi. Queste giovani piante vengono date gratuitamente agli enti pubblici per le loro attività sul territorio. In alternativa, sono disponibili anche a pagamento per chiunque - pubblico o privato - voglia piantare nuovi alberi, senza vincoli sulla localizzazione. Un modo semplice e tangibile per far crescere, davvero, il futuro del paesaggio.

Tutti gli interventi di messa a dimora delle piante sono stati realizzati su area demaniale e si inseriscono armoniosamente lungo il margine di prati confinanti, anch'essi parte del demanio e affidati alla cura dell'Ente Parco.

L'obiettivo è realizzare dei prati stabili polifiti, cioè ricchi di specie e di biodiversità. Per farlo si punta su uno strumento tanto semplice quanto efficace — che tra l'altro porta avanti una sperimentazione già in corso - il fiorume delle Vallere: un concentrato di semi autoctoni raccolti tra fine maggio e inizio giugno, proprio nel momento di massima fioritura. Sparso sul terreno, darà vita a nuovi prati e rinvigorirà quelli già esistenti, colmandoli di fiori e insetti. Farfalle, api selvatiche, bombi costituiscono un'esplosione di biodiversità che a sua volta attira uccelli insettivori e piccoli predatori.

Nel tempo, questa pratica può innescare un circuito virtuoso, una sorta di "economia del seme locale", capace di sostenere nuovi interventi e limitare la diffusione di specie esotiche.

Infine, tutto si tiene grazie a una visione d'insieme. Nelle aree demaniali, ogni scelta guarda alla continuità ecologica. Collegare boschi, estendere habitat, creare transizioni e - soprattutto - prendersi cura del territorio nel tempo. Se c'è un nucleo di pioppo nero, lo si accompagna con una ltro di pioppo bianco; se due ambienti sono separati, si prova a ricucirli. I prati vanno tagliati periodicamente, se no diventano boschi, e l'alternanza tra bosco e prato è importante per incrementare la biodiversità.

Il risultato delle cure, oggi, è un mosaico vivo. Non perfetto, non immobile, ma dinamico, abitato, in evoluzione. Un luogo dove le piante crescono e gli animali tornano. E' proprio questo il segno più evidente che la strada imboccata è quella giusta.

 

Foto arch. EGAP Po Piemontese
Foto arch. EGAP Po Piemontese
Foto arch. EGAP Po Piemontese
Foto arch. EGAP Po Piemontese

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