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Come si riconosce e si sorveglia un lupo in natura?

Dal 1 gennaio 2018 sarà operativo un gruppo di lavoro addetto al monitoraggio del lupo anche sull'Appennino piemontese dove l'Ente di gestione delle Aree protette omonimo è associato al Centro di Referenza Grandi Carnivori delle Aree Protette delle Alpi Marittime.

  • Lorenzo Vay
  • Dicembre 2017
Lunedì, 18 Dicembre 2017
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Come si riconosce e si sorveglia un lupo in natura?
Lupo nella neve
Foto arc. CeDrap

Da quali particolari è possibile riconoscere un lupo in natura? Occhi gialli, orecchie dritte, coda al garretto, banda nera sulle zampe anteriori, maschera facciale bianca.
Queste sono solo alcuni degli elementi illustrati lo scorso 12 dicembre da Francesca Marucco, coordinatore tecnico scientifico - Project technical manager del Progetto LIFE WOLFALPS, in occasione del corso di formazione – organizzato dall'Ente di Gestione delle Aree Protette dell'Appennino Piemontese, Ente associato del Centro di Referenza Grandi Carnivori delle Aree Protette delle Alpi Marittime, – e destinato agli addetti al monitoraggio del lupo che lavorano in Enti competenti sul protocollo di monitoraggio e gestione del grande carnivoro, al fine di costituire un gruppo di lavoro operativo dal prossimo 1 gennaio 2018.

Molto varia e competente la platea intervenuta al corso: dalle Aree protette dell'Appennino Piemontese ai Carabinieri Forestali Piemonte con il Gruppo di Alessandria; dalla Provincia di Alessandria con l'Ufficio Tecnico Faunistico all'Ente di gestione delle Aree protette del Po vercellese-alessandrino, dall'ATC AL3 - AL4 acquese – tortonese alla Regione Lombardia; fino al CAI Club Alpino Italiano Sezione di Novi Ligure e Commissione TAM (Tutela Ambiente Montano).

Le azioni di monitoraggio 

A tutti gli intervenuti è stata illustrata la storia della ricolonizzazione dell'Appenninoe dell'arco alpino, dopo l'approvazione della Legge del '76 che ha inserito il lupo tra le specie particolarmente protette, a partire dal nucleo residuale abruzzese.
La ricolonizzazione del predatore è stata ampiamente dimostrata successivamente, attraverso le analisi del DNA nucleare che viene effettuato per la mappatura genetica di tutti gli individui per studiarne gli spostamenti sul territorio e, da qualche anno, per valutare la consistenza dell'ibridazione.
Quest'ultimo fenomeno, del tutto assente sulle Alpi, pare sia presente sull'Appennino, trovando conferma con il ritrovamento di una carcassa di "lupo" nero, investito proprio in provincia di Alessandria, che dalle analisi genetiche dell'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) è risultato ibridato, probabilmente molte generazioni prima.

Le cause di morte dei lupi

Le cause di morte dei lupi sono molteplici: si parte da quelle naturali, per malattia, debilitazione, vecchiaia o sostituzione del capobranco, che però sono le più difficili da rilevare; poi ci sono quelle, numerose, dovute agli investimenti di autoveicoli o treni, che sono le più documentate in quanto, per tipologia, sono dovute a fattori antropici quali strade e ferrovie e quindi più facilmente osservabili. Infine, purtroppo, ci sono molte morti attribuibili al bracconaggio, quali azioni da armi da fuoco, lacci, avvelenamenti, delle quali solo una piccola parte viene accertata.
Tra gli atti di bracconaggio, una modalità particolarmente preoccupante è l'avvelenamento: per contrastarla, è stato istituito nei parchi piemontesi - nell'ambito del Progetto LIFE WOLFALPS - un nucleo cinofilo anti-veleno, costituito da sette agenti di vigilanza con i rispettivi "colleghi" a quattro zampe in grado di bonificare aree in cui sono stati riscontrato episodi di avvelenamento di fauna selvatica o animali domestici, oppure sono stati ritrovati bocconi o esche.
A parlarne al corso è stato Giuseppe Gerbotto, guardiaparco delle Aree protette delle Alpi Marittime che, con Sasha, labrador di otto anni, fa parte del nucleo anti-veleno piemontese. Gerbotto ha illustrato l'organizzazione del nucleo e la sua operatività, riportando un'ampia casistica di interventi grazie ai quali sono state bonificate aree in cui era stata segnalata la presenza di veleno e in alcuni casi è stato possibile identificare anche gli autori dei vili gesti che costituiscono - comunque - un reato perseguibile ai fini dell'art. 544-bis - Uccisione di animali - della legge 189/2004.

L'importanza e l'attendibilità dei dati

I dati Il lupo ha ricolonizzato le nostre Alpi salendo proprio dagli Appennini e in merito al monitoraggio della presenza del lupo, esistono diverse tipologie di campionamenti e dei dati rilevabili: i "sistematici" sono il frutto dei transetti organizzati con una pianificazione territoriale e temporale che consente di verificare la presenza della specie su tutto il territorio durante l'anno biologico (dal 1 maggio al 30 aprile dell'anno successivo). I campionamenti 'opportunistici', invece, sono effettuati per verificare eventi di predazione o segnalazioni di avvistamento.
Dal lavoro di monitoraggio sono poi rilevabili tre tipi di dati, in ordine di attendibilità: C1 dati certi (carcasse, reperti validati dalla genetica come fatte (escrementi), saliva o peli con bulbo, foto o video georeferenziati); C2 dati probabili (fatte, predazioni su selvatico o con segni di presenza, tracce su neve, ululati); C3 dati dubbi (predazioni su domestici o senza segni di presenza, foto e video non georeferenziati)
Buona parte del corso ha toccato il tema delle predazioni su domestici, situazione in cui è molto importante il pronto intervento dei veterinari del Servizio ASL che possono stilare un referto sulla causa di morte e sulla possibilità di predazione da canide (cane o lupo, non importa).

 

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