La storia di Gastone, il Biancone salvato dal bracconaggio e arrivato fino in Puglia, di cui Piemonte Parchi si era occupato con un articolo pubblicato lo scorso 22 giugno, ha attirato l'attenzione e l'interesse di molti lettori per questo tipo di progetti di monitoraggio.
Per questo vogliamo parlare ancora del tema: il progetto di ricerca delle Aree Protette dell'Appennino Piemontese, in collaborazione con l'Università di Torino, prosegue nell'area di studio, nel Sito Natura 2000 ZSC/ZPS IT1180026 "Capanne di Marcarolo". Qui, due giovani bianconi (Circaetus gallicus) nati nel Parco e dotati di GPS, hanno iniziato la loro prima migrazione verso l'Africa. Seguirne gli spostamenti significa conoscere il territorio, osservare a lungo il comportamento degli animali e pianificare con attenzione ogni intervento: dietro i dati c'è un lavoro di squadra che unisce competenze scientifiche, esperienza sul campo e passione per la conservazione della specie.
Finanziato attraverso i contributi del 5×1000, il progetto è promosso dall'Ente di Gestione delle Aree Protette dell'Appennino Piemontese, con la supervisione scientifica della guardiaparco Mara Calvini, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi (DBIOS) dell'Università degli Studi di Torino, sotto la supervisione scientifica del professor Enrico Caprio. Contribuiscono alle attività gli ornitologi Massimo Campora e Renato Cottalasso, e Michelangelo Morganti del CNR-IRSA.
Lo studio si propone di approfondire la conoscenza dei movimenti e dell'uso dell'habitat della specie, con particolare attenzione al Sito Natura 2000 ZSC/ZPS IT1180026 "Capanne di Marcarolo" e alle aree circostanti utilizzate dai bianconi. Questo territorio ospita diverse coppie nidificanti e comprende un mosaico di boschi, praterie e aree agricole. Capire quali ambienti siano maggiormente frequentati permetterà di valutare eventuali sovrapposizioni con infrastrutture energetiche, interventi forestali e attività ricreative in prossimità dei siti riproduttivi.
La preparazione e l'applicazione dei GPS
Le operazioni di applicazione dei dispositivi si sono svolte il 15 e il 16 luglio 2026, dopo ripetute osservazioni dei nidi e un'attenta valutazione delle previsioni meteorologiche. Le attività sono iniziate intorno alle quattro del mattino, per raggiungere i siti e intervenire nelle ore più fresche, limitando l'esposizione dei giovani al caldo estivo.
Personale qualificato e autorizzato ha applicato i dispositivi ai due bianconi ancora sul nido, contenendo i tempi di manipolazione nel rispetto dei protocolli previsti. I dispositivi rilevano la posizione tramite GPS e trasmettono i dati attraverso la rete di telefonia mobile.
La durata di funzionamento stimata, pari a circa tre anni, offre la possibilità di seguire gli individui durante più stagioni, documentando gli spostamenti migratori e le aree frequentate. La continuità del monitoraggio dipenderà dal funzionamento dei dispositivi e dalle condizioni di ricarica e trasmissione. Seguire animali giovani potrà fornire informazioni particolarmente utili sulle fasi di vita precedenti alla riproduzione e sull'utilizzo di territori anche lontani dall'area natale.
L'interruzione dei dati e le ricerche sul campo
I due giovani si sono involati rispettivamente il 4 e il 5 agosto 2026. Il monitoraggio ha però incontrato una difficoltà: la batteria di uno dei dispositivi presentava un livello di carica insufficiente e la trasmissione dei dati si è interrotta. Nel frattempo, il giovane non era più visibile al nido dai consueti punti di osservazione.
L'assenza contemporanea di dati e di avvistamenti non permetteva di verificarne le condizioni. La squadra ha quindi organizzato una ricerca nei pressi del nido e lungo i versanti circostanti, distribuendo gli osservatori in diversi punti.
Dopo oltre un'ora di ricerche, alle prime luci del giorno, il giovane è stato prima sentito e poi osservato in volo. La posizione degli osservatori, più in alto rispetto al rapace, ha consentito di distinguere chiaramente anche il GPS sul dorso. L'avvistamento ha permesso di confermare che l'animale era in grado di volare e ha sciolto la preoccupazione della squadra.
L'episodio mostra quanto sia importante affiancare alla telemetria le verifiche sul campo: un'interruzione nella trasmissione può lasciare incerta la situazione dell'animale e richiedere osservazioni dirette per essere interpretata.
Le prime esplorazioni e la partenza
Nelle settimane successive all'involo, i dati disponibili hanno mostrato spostamenti prevalentemente contenuti entro alcune centinaia di metri dal nido, con poche escursioni più ampie. In questa fase i giovani hanno continuato a beneficiare dell'assistenza alimentare degli adulti, documentata dalle osservazioni sul campo.
Un episodio significativo è stato registrato il 6 settembre, quando uno dei due bianconi ha compiuto uno spostamento di circa dodici chilometri, attraversando il Parco lungo la sua estensione. Un'esplorazione più ampia rispetto ai movimenti abituali di quel periodo, prima della partenza migratoria.
Il 19 e il 20 settembre i due giovani hanno iniziato la migrazione autunnale. Attraversata la provincia di Cuneo, hanno raggiunto la Costa Azzurra in circa 48 ore per poi spingersi il giorno successivo verso i Pirenei.
I primi tracciati sono coerenti con la rotta occidentale utilizzata da molti bianconi della popolazione italiana: un percorso che, attraverso Francia e Spagna, conduce verso lo Stretto di Gibilterra e permette di raggiungere l'Africa limitando l'attraversamento del mare aperto. Il monitoraggio consentirà di verificare la prosecuzione del viaggio dei due giovani e di individuare le loro aree di sosta e di svernamento.
Una ricerca che prosegue
Ogni posizione registrata dal GPS si inserisce in un lavoro più ampio, che comprende osservazioni, controlli e analisi. La collaborazione tra guardiaparco, ornitologi, ricercatori e studenti permette di integrare queste informazioni e trasformarle in conoscenze utili alla conservazione.
Il monitoraggio dei due giovani fa parte di un progetto pluriennale. L'Ente APAP e il DBIOS dell'Università di Torino intendono promuovere nuove tesi di laurea dedicate al Biancone e ad altre componenti della biodiversità del Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo. Gli studenti potranno partecipare alle attività sul campo, analizzare i dati raccolti e contribuire alla conoscenza e alla tutela della fauna dell'area protetta.
Intanto, il viaggio dei due giovani continua: seguirne le tappe aiuterà a comprendere come i bianconi affrontino la prima migrazione e quali territori siano importanti nelle diverse fasi della loro vita.
Una squadra di grande professionalità
La riuscita di questo importante progetto di ricerca e monitoraggio satellitare è stata possibile grazie alla dedizione, alla professionalità e al lavoro di squadra sul campo svolti da tutto il team che ha collaborato con passione in ogni fase del lavoro: Enrico Caprio, Serena Gnappa e Francesca Pischedda di UNITO, Michelangelo Morganti del CNR-IRSA, Mara Calvini e Maurizio Ferrando dell'EGAP Appennino piemontese, Massimo Campora e Renato Cottalasso, Alessandro Ghiggi e Giacomo Ferraro.
