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Le antiche “passeraie” del Castello di Casalgrasso

Un approfondito sopralluogo svolto sulle torri del "Castello" del bel borgo di campagna tra Cuneo e Torino ha consentito di scoprire la presenza di strutture realizzate in passato per favorire la nidificazione di alcuni uccelli.

  • di Marco Rastelli, Davide Rossi e Mauro Ferri
  • Dicembre 2025
  • Giovedì, 15 Gennaio 2026
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Rondone pallido - Foto di Batti Gai Rondone pallido - Foto di Batti Gai

Seguendo il corso del fiume Po, al confine tra la provincia di Cuneo e la Città Metropolitana di Torino, si incontra Casalgrasso, un piccolo borgo di campagna che vive ancora in simbiosi con il grande fiume che lo lambisce. A poca distanza dall'abitato, il Po riceve le acque del torrente Varaita: la zona di confluenza è una Riserva Naturale in gestione al Parco del Monviso. Qui i tecnici naturalisti dell'ente monitorano periodicamente importanti popolazioni di uccelli: si tratta di colonie stanziali, di gruppi che seguono il fiume Po durante la migrazione e di altri che trovano, lungo rive dei corsi d'acqua, nelle zone umide e nelle vicine cave, aree utili per la riproduzione e lo svernamento.

Difficilmente, però, l'attenzione dei biologi si sarebbe focalizzata sul palazzo del Comune, proprio al centro del paese, noto anche come "Castello" per la sua monumentalità. È proprio qui, invece, che è custodito un vero tesoro storico-architettonico, segnalato esternamente da fori sulla sommità delle torri: dettagli che ai più sarebbero passati inosservati o che potrebbero essere interpretati come una qualche forma di decorazione architettonica.

Un'interessante scoperta a Casalgrasso

Nello scorso luglio un approfondito sopralluogo ha consentito di scoprire che tutti quei fori delle torri del Castello di Casalgrasso erano antiche "passeraie" o di "rondonaie", cioè strutture realizzate per favorire la nidificazione degli uccelli, assemblando "nidi artificiali" in una sorta di condominio per uccelli. Infatti, sfruttando l'interesse dei rondoni e dei passeri per gli edifici, dal Medio Evo fino a tutto il XX secolo vennero realizzati quei fori in file regolari sull'esterno di torri, chiese, campanili, edifici gentilizi e rurali di vario genere. Questi nidi artificiali erano un invito o per i rondoni o per i passeri, ricorrendo a differenze costruttive che li rendevano più idonei per gli uni o per gli altri, facendo identificare localmente tali strutture col nome - appunto - di "passeraie" o di "rondonaie".

Già ai primi esami quelle del palazzo comunale di Casalgrasso sono apparse inequivocabilmente come destinate ai passeri, soprattutto per la ricca dotazione di circa trecento posatoi metallici posti sotto i fori di ingresso: elementi del tutto inutili ai rondoni, uccelli dotati di zampe corte, sviluppate per strisciare nelle cavità di nidificazione o per aggrapparsi a pareti verticali e inadatte per stare appollaiati su delle bacchette.

Perché venivano costruite le "passeraie" e le "rondonaie"?

Numerosi studi condotti nel centro-nord Italia e nei Paesi fiamminghi hanno documentato una attività plurisecolare di interventi architettonici per incoraggiare la nidificazione degli uccelli, per sfruttarne le colonie per usi alimentari. Del resto, in quelle epoche, l'accesso alle proteine "nobili" dei grandi animali allevati o selvatici era appannaggio delle classi più agiate, mentre nelle campagne la dieta veniva integrata col pollame, con l'allevamento dei colombi e anche con lo sfruttamento di uccelli selvatici che, oltre ad essere prelevati in natura, erano oggetto di una pratica sui generis di "allevamento" di rondoni, passeri e storni.

Dalle colonie di rondoni e di passeri, come dalle colombaie, venivano prelevati i giovani poco prima dell'involo, ma si badava bene di non toccare gli esemplari adulti e di lasciare nel nido anche una quota di giovani. Non deve sorprendere che i nostri antenati avessero quello che oggi potremmo definire un approccio "sostenibile" confermato dall'ampliamento progressivo del numero dei nidi artificiali nella medesima struttura, come è avvenuto, per esempio, per la cosiddetta "rondonaia del Borgo" di Carmagnola (TO) in cui i nidi artificiali sono aumentati in pochi decenni da circa 300 a circa 1.000. Impossibile immaginare che un approccio distruttivo avesse potuto tradursi in ampliamenti di strutture che erano delicate e impegnative dal punto di vista costruttivo ed economico.

La documentazione storica mette inoltre in evidenza che sono state perseguite anche finalità beneaugurali e devozionali. È il caso delle "case per uccelli" ottomane, costruite a partire dal XV secolo che ancora oggi si possono osservare su alcune moschee ed altri edifici in Istanbul (Turchia), mentre in Olanda sono documentati antichi nidi artificiali per passeriformi a scopo beneaugurale, ornamentale ma anche devozionale, con finalità similari accertate anche in Italia per alcune realizzazioni dei primi anni del '900.

Un utile sopralluogo

Grazie alla disponibilità dell'amministrazione comunale di Casalgrasso, nel luglio del 2025 un approfondito esame del palazzo comunale ha permesso di documentare la presenza di ben tre passeraie per un totale di 826 nidi artificiali, un numero di tutto rispetto che ne testimonia il valore storico-architettonico e monumentale. L'epoca della loro realizzazione parrebbe essere la metà dell'Ottocento, periodo nel quale l'edificio ha subito l'importante rinnovamento che gli ha conferito l'aspetto tardo-gotico che oggi apprezziamo.

I "vasi per uccelli"

Il Castello di Casalgrasso ha regalato un'ulteriore inaspettata sorpresa, una particolarità rara che lo rende un caso per ora unico in Piemonte. Infatti, sull'esterno della torre Nord sono stati individuati quattro grandi vasi in terracotta a forma di fiasca, appesi appena sotto le finestre del terzo piano. Si tratta di "vasi per uccelli" simili a quelli ampiamente documentati a partire dal XV secolo nei Paesi Fiamminghi per favorire la nidificazione di passeri e storni; l'usanza si diffuse poi in altri Paesi europei, grazie agli intensi scambi commerciali dell'epoca, ed anche in Italia, Piemonte compreso. Dai pochi elementi rimasti è impossibile stabilire come si potesse accedere ai vasi, forse con una pertica o una scala. Forse nel palazzo di Casalgrasso questi vasi costituivano la prima dotazione di passeraia al momento dell'edificio originario, poi superata con le aggiunte tardogotiche del XIX secolo, sfruttate per realizzare le passeraie intramurarie delle due torri e sui tre finestroni, molto più comode e pratiche da gestire.

Tutelare la biodiversità e il patrimonio culturale

Le "passeraie" e le "rondonaie", in passato, sono state individuate come elementi della lettura architettonica del paesaggio ma poi sono state ampiamente dimenticate, anzi neglette, tanto che oggi il loro pur vasto sedime, sparso ancora per 10 o 11 regioni italiane, risulta irrimediabilmente in rovina.

I casi di un restauro efficace per attirare la nidificazione dei rondoni sono rari. È inoltre da aggiungere che sull'onda di una diffusa "colombofobia", la maggior parte dei proprietari in occasione di restauri fa sopprimere le celle intramurarie e i fori ignorando che invece è possibile restaurare l'intero complesso di una colombaia storica con l'annessa rondonaia, pur mantenendo precluso l'accesso ai colombi.

Vero è che queste strutture hanno ormai perso completamente la finalità con cui erano state create: nessuno, infatti, consumerebbe più la carne di passeri o rondoni, ma questi nidi artificiali hanno caratterizzato per secoli la vita delle comunità rurali e urbane anche in Piemonte e conoscerne la storia oggi significa preservare un pezzo del nostro patrimonio storico-culturale e nel contempo salvaguardare un importante tassello che può favorire il mantenimento della biodiversità all'interno degli spazi urbani e dei complessi rurali.

Favorire il mantenimento di questi nidi artificiali tradizionali e storici, tra l'altro, contrasta il peggioramento dello stato di conservazione delle specie: il rondone comune, pur non essendo a rischio di estinzione a livello globale, è stato catalogato come prossimo alla minaccia in Europa proprio a causa della perdita di siti adatti alla sua nidificazione che derivano dalle modifiche strutturali e dall'efficientamento termico degli edifici. Non è da ignorare che questi "condomini" tradizionali per uccelli possono essere importanti per le attività di studio sui rondoni, come testimoniato da Lazzaro Spallanzani, uno zoologo vissuto nel XVIII secolo, e come avviene ancora oggi ad opera di vari gruppi di inanellatori. Senza dimenticare il valore estetico e didattico di strutture storiche con colonie di rondoni, passeri e altre piccole specie insettivore (piccoli passeriformi, chirotteri, gechi).

I Rondoni

In Italia nidificano normalmente tre specie di rondoni: il Rondone comune (Apus apus), il Rondone pallido (Apus pallidus) ed il Rondone maggiore (Apus melba). A queste, molto recentemente si è unito il Rondone cafro (Apus caffer) per ora localizzato in Calabria. Apparentemente simili per forma alle rondini, in realtà i rondoni sono apparentati con i succiacapre e con i colibrì, mentre le rondini sono passeriformi, e seppure nella forma sembrano assomigliarsi è perché essendo ambedue strettamente insettivori e specializzati nella cattura aerea di invertebrati, vivono nello stesso tipo di ambiente e sulla spinta di analoghe pressioni ambientali, hanno finito assomigliarsi. Ma se le rondini cacciano a livello del suolo e ogni sera devono posarsi per dormire, i rondoni sono volatori indefessi; infatti cacciano, bevono, copulano - ma soprattutto dormono - in volo e si posano solo per deporre le uova, covare e imbeccare i piccoli. Ciò significa che un rondone comune (Apus apus) nel corso dell'anno per 9 mesi è in volo ininterrotto e, appena si è involato, per i primi 2-3 anni di vita non si poserà mai. Eppure regolarmente, ogni anno, migrerà per/dall'Africa sub-sahariana.

Monumenti vivi

I monumenti e le costruzioni in genere possono essere un importante sito di rifugio e di riproduzione per uccelli, rettili, pipistrelli e costituire quindi un importante tassello per la conservazione della biodiversità in ambienti urbani. Con un approccio interdisciplinare concernente la Biologia della conservazione (gestione delle specie animali), l'Architettura (buone pratiche per la gestione e ristrutturazione dei monumenti) e l'Economia (turismo naturalistico e culturale), l'associazione "Monumenti vivi" raggruppa esperti di vari settori con lo scopo di tutelare e valorizzare la natura , con particolare riferimento alle specie animali che utilizzano edifici (palazzi monumentali, chiese, torri, campanili, varie altre costruzioni) come sito riproduttivo o come area di rifugio.

 

Per saperne di più:

Info su rondonaie e passeraie 

Casi studio e argomenti correlati

 

I vasi per uccelli sull’esterno della torre Nord - Foto M. Ferri
Dettaglio di uno dei vasi sulla Torre nord - Foto M. Ferri
Particolare dei fori per la nidificazione dei passeri - Foto M. Ferri
La Torre nord del Castello di Casalgrasso - Foto M. Ferri

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nidi artificiali ornitologia

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