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Il veterinario che cattura i lupi

Molti progetti investono ingenti risorse nello studio del lupo e spesso si legge che sono soldi 'buttati'. Ma la ricerca non è fine a se stessa, e conoscere le abitudini alimentari di questo grande carnivoro, il suo comportamento e le sue predazioni ci aiuta ad avere una mole di dati con finalità pratiche nella sua gestione quotidiana e soprattutto nei casi in cui si può rivelare problematica. 

  • Emanuela Celona
  • Ottobre 2026
  • Martedì, 20 Ottobre 2026
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Foto Pixabay Foto Pixabay

Raffaele Turvani, classe 1991, è un veterinario dedito alla libera professione e si occupa di fauna selvatica. In modo particolare, si è specializzato nella cattura e immobilizzazione farmacologica di lupi in libertà e collabora spesso con diversi professionisti e tecnici specializzati, selezionati e ingaggiati dagli enti, nel momento in cui si trovano a dover gestire il ritorno del lupo sui propri territori.

«Uno degli aspetti più interessanti del mio lavoro è lavorare in team, ci racconta. Perché per catturare un lupo, c'è bisogno di più figure professionali e di più specializzazioni».
I motivi della cattura, poi, possono essere diversi: da una questione di gestione (vedi il caso di Pinina, la lupa confidente di Novi Ligure), a finalità di ricerca e raccolta dati (e quindi il posizionamento di radiocollari), o ancora di prelevamento e sterilizzazione di individui ibridi, oppure semplicemente può trattarsi di recuperare animali feriti o in difficoltà.

Raffaele è un appassionato di fauna selvatica fin dai tempi degli studi universitari e ci racconta che avere incontrato e lavorato con docenti come Luca Rossi dell'Università di Torino (leggi l'intervista su Piemonte Parchi) e essersi specializzato in un master post laurea all'Università di Teramo, hanno fatto la differenza nella sua preparazione e nella sua successiva specializzazione.

Le catture in Val di Susa

Raffaele ha collaborato con il progetto eduropeo Life Wolfsalp.eu che ha visto una squadra composta da guardiaparco, biologi e veterinari, impegnata nel Parco naturale Orsiera Rocciavrè e nel Parco naturale Gran Bosco di Salbetrand per almeno due catture di lupo. «In Val Susa, nell'arco di un anno, abbiamo effettuato con successo due catture, seguite dall'immobilizzazione farmacologica degli animali, che ne ha permesso la manipolazione in sicurezza. Lo scopo era la sterilizzazione, a salvaguardia della specie: all'intervento di cattura seguiva la stabulazione e verifica genetica presso il Centro Animali Non Convenzionali (CANC) di Grugliasco, per individuare eventuali ibridi da sterilizzare prima della liberazione in natura. In quell'occasione venivano anche installati dei dispositivi, i radiocollari, per monitorare la specie

Con (nostra) sorpresa, Raffaele ci rivela che i lupi liberati – e costantemente monitorati – sono stati accettati dal branco d'origine, come dimostrano i dati raccolti dalle foto trappole e dai radio collari.

I lupi vicino Roma

Oltre il progetto Life Wolfalps.eu, Raffaele cita il Life Wild Wolf che ha, tra le varie azioni, anche l'obiettivo di migliorare la convivenza tra lupi e persone nelle zone urbane e periurbane europee. Nell'ambito del progetto, il nostro veterinario si è occupato di lupi urbani e confidenti: grazie alla cattura e applicazione di radiocollari a su questi esemplari, soprattutto nel Lazio, si è potuto raccogliere dati utili a studiarne il comportamento che hanno contribuito a redigere le linee guida del Protocollo sperimentale per l'identificazione e la gestione dei lupi urbani e confidenti di Ispra.

Ci racconta più situazioni in cui è intervenuto, ma quelle che gli sono rimaste più impresse nella memoria, riguardano un paio di esemplari abituati a vivere nelle zone limitrofe di Roma città. E aggiunge che, in quasi tutti i casi, le catture spesso sono avvenute in zone urbane o periurbane degradate in cui sono all'ordine del giorno: abbondanza di rifiuti antropici, scarti alimentari degli allevamenti, oppure la presenza di prede 'facili' e abbondanti, come nutrie e cinghiali. Insomma, il nostro predatore non ha un palato 'fine' ed è un opportunista per definizione: ovvero va a nutrirsi dove la fonte di cibo è più facilmente accessibile.

Ma i lupi attaccano cani e gatti?

Raffale ci racconta che attualmente è impegnato in un progetto dell'Università di Siena e il Parco regionale della Maremma per indagare le dinamiche tra prede e predatori.

Capire non solo il rapporto tra il lupo e le sue prede principali (daino, cinghiale e capriolo), ma anche come si inserisce nella rete di relazioni con gli altri carnivori di taglia media presenti nel Parco (volpe, gatto selvatico, faina)
«Il lupo è un animale già molto studiato. Tuttavia, il suo ritorno in Paesi – come in Italia - dove a lungo è stato estinto in molte aree, ha aperto indubbiamente nuove sfide. Leggo spesso commenti in cui si afferma che i soldi spesi per la ricerca sono investimenti 'buttati', perché molti pensano che la ricerca sia fine a se stessa, ma non è così. Conoscere le abitudini alimentari del lupo, il suo comportamento, le sue predazioni ci aiuta ad avere una mole di dati con finalità pratiche, anche nella sua gestione quotidiana.

Ad esempio, grazie a questi studi, sappiamo che i lupi raramente predano cani e gatti: tuttavia, molto dipende dal corretto comportamento del proprietario di questi animali. Vale sempre la pena sottolineare che nei boschi e in spazi aperti, tutti i cani vanno sorvegliati e tenuti al guinzaglio, sia per evitare predazioni, sia perché rappresentano un potenziale disturbo per tutta la fauna selvatica».

Come si diventa veterinari dei lupi?

Nel dialogare con Raffaele, sono evidenti la sua maturata esperienza ma soprattutto la sua passione per una professione che oggi sono in pochi a svolgere. Per questo, viene quasi spontaneo chiedergli cosa suggerisce a un giovane che voglia intraprendere la medesima carriera...

«Bella domanda! Spiace dover constatare che la formazione sulla fauna selvatica - in ambito universitario - scarseggia, tanto che è una competenza diventata sempre più di nicchia. Quello che serve, e che secondo me è risolutivo in questo campo, è fare tanta 'gavetta' e formarsi sul campo, affiancando sempre professionisti del settore.
Del resto, come dicevo all'inizio, il lavoro in team è uno degli aspetti più arricchenti e belli di questo lavoro. Sebbene, la vera – e indescrivibile! - emozione resti auscultare con lo stetoscopio il cuore di un lupo che batte».


La liberazione del lupo Godot nel Parco Gran Bosco di Salbertrand. 
Video di Luca Giunti. 

 

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