In occasione della recente mostra fotografica tenuta insieme ad altri esperti amici fotografi, ospitata dall'Ente di gestione delle Aree protette del Ticino e Lago Maggiore presso la struttura di Cascina Emilia nel Parco della Burcina (terminata il 14 giugno u.s.), abbiamo avuto modo non solo di apprezzare i bellissimi scatti di Maria Grazia Schiapparelli ma anche di fare una chiaccherata con lei per conoscerla e saperne di più sulle sue numerose attività ed interessi.
Chi è Maria Grazia Schiapparelli?
Dopo molte esperienze di studio e professionali gestisco una attività commerciale, ma da sempre adoro la natura e la vivo in tutte le sue manifestazioni (fioriture, albe, tramonti, nuvole, tempeste, mare, montagne....). Una grande passione cui ho dedicato gran parte delle mie ottanta primavere e che continua ad essere preponderante nella mia vita quotidiana.
Come nasce la passione per la montagna?
Cammino in montagna fin da piccola, sono passata gradualmente dal trekking a bassa quota alle escursioni sui ghiacciai - prima - ed alla pratica assidua dello scialpinismo, poi, con le montagne valdostane come meta preferita.
E quella per la fotografia?
La fotografia è nata come necessità di portarmi a casa dei ricordi concreti di tutte le vette che ho raggiunto, e di tutti i luoghi del mondo che ho visitato durante i miei viaggi, a volte anche "estremi", fotografo tutto ciò che mi trasmette emozioni e sensazioni, stati d'animo che cerco di trasmettere a chi osserva i miei scatti.
Cosa ci racconta della sua attività di fotografa?
Sono su Flickr dal 2008 con circa 23mila foto e piu' di 7 milioni e mezzo di visualizzazioni. Sono stata presidente per una quindicina d'anni di un gruppo fotografico e da una ventina di anni sono socia del Fotoclub Biella alla cui attivita' partecipo tuttora.
Ma ci risulta essere anche giornalista...
Sono stata intervistata anni fa dal giornale "Eco di Biella", che, vista la mia disponibilità a scrivere articoli riguardo ad itinerari naturalistici e culturali, mi ha subito coinvolto ed arruolato nella sua redazione come collaboratrice fissa.
Da diversi anni sul numero del giovedi di questa testata locale viene pubblicata una pagina da me curata. A tutt'oggi ho scritto piu' di 140 articoli in cui la dettagliata decrizione degli itinerari percorsi a piedi è arricchita dalle mie foto; alcuni di questi articoli (foto comprese) sono stati raccolti e riassunti in un libro dal titolo "Escursionando", opera prima cui seguirà entro la fine dell'estate il secondo capitolo.
Cosa pensa, in base alla sua esperienza, del ruolo dei Parchi nella preservazione degli ecosistemi e tutela della biodiversità?
I Parchi piemontesi in questo ambito sicuramente da sempre rivestono una grande importanza, purtoppo però necessiterebbero di maggiori risorse per svolgere a pieno la propria funzione; parlando delle "mie" aree protette (quelle biellesi) penso che siano ecosistemi preziosissimi, ma osservandole e frequentandole mi accorgo di come ognuna di esse presenti dei problemi strutturali di non facile risoluzione.
La Baraggia di Candelo ancora oggi è in parte zona militare e teatro di esercitazioni che non giovano all'ambiente circostante, cosa che continua ad essere oggetto continuo di dibattito e ad alimentare polemiche.
Non dimentichiamo poi i problemi legati al mutamento climatico ed al maltempo. Ad esempio una recente alluvione ha distrutto l'area che per me era una delle più interessanti di tutte, un habitat ideale per specie animali quali martin pescatore e gruccione, ossia le rive sabbiose della Baraggia di Candelo, che sono state portate via dal torrente Cervo in piena.
La Burcina, per quanto oggetto di una continua ed accurata opera di manutenzione, ha perso molti alberi stupendi che non sono ancora stati sostituiti, e investendo tempo e risorse nella zona circostante alla vetta del parco potrebbero essere rinvenuti molti più reperti archeologici di quelli ad oggi trovati.
In ogni caso è grazie all'opera di preservazione e di manutenzione svolta dall'Ente Parco che, ad esempio, un luogo magico quale la Riserva Naturale della Bessa esiste ancora e può essere visitato e studiato.
NB: Tutte le foto dell'articolo sono state gentilmente concesse da M.G.Schiapparelli
