3a puntata
'Squadra' è una parola che torna spesso nella storia di Pinina, la giovane lupa che per più di un mese ha gravitato nei quartieri periferici di Novi Ligure. Sono infatti tante le persone e gli Enti che hanno avuto un ruolo in questa vicenda.
«Quando si tratta di fauna selvatica, c'è sempre molto lavoro da fare», racconta Iolanda Russo, funzionario tecnico dell'Ente di gestione delle Aree protette dell'Appennino piemontese, associato del Centro di Referenza per la Conservazione e Gestione dei Grandi Carnivori (CGC) istituito dalla Regione Piemonte con il compito specifico di coordinare la raccolta di dati sulla presenza del lupo e di verificarli.
«Quando ci arriva una segnalazione – di avvistamento oppure di presenza di lupo, come predazioni sospette oppure fatte (sterco) – andiamo sul territorio a verificarne veridicità e affidabilità, e anche nel caso della lupa confidente di Novi Ligure si è trattato di un lavoro di relazione che ha coinvolto il nostro Ente di gestione, la Regione Piemonte, la Provincia di Alessandria, il Comune di Novi Ligure e i Carabinieri forestali della stazione di Stazzano», racconta la funzionaria. Tutti pronti ad agire tempestivamente, prima monitorando e valutando la situazione, poi intervenendo secondo il percorso tecnico definito dall'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) per l'identificazione e la gestione dei lupi urbani e confidenti.
Una lupa 'molto' confidente
«L'esemplare che ci siamo trovati di fronte era chiaramente già abituato alla presenza umana: ad esempio, era molto attenta al posizionamento dei sacchetti di immondizia lasciati dai residenti di un quartiere che si trova in un'area ambientalmente degradata. Dai primi colloqui con i residenti locali, abbiamo capito che c'era qualcuno che – seppure animato dalle migliori intenzioni - portava abitualmente del cibo nei luoghi dove la lupa si faceva vedere, senza essere consapevole che, oltre a essere un comportamento vietato è potenzialmente pericoloso sia per l'animale, sia per l'essere umano. Anche questo è un aspetto del nostro lavoro: istruire la popolazione e costruire relazioni per indurre comportamenti corretti... E dare crocchette per cani a un lupo non rientra tra questi!», afferma Iolanda.
Gli scarti delle risorse alimentari che Pinina trovava in loco rendeva vantaggioso avvicinarsi alle abitazioni e, trattandosi di una giovane lupa (verosimilmente) nata e cresciuta in un ambiente antropizzato, non c'era margine per intervenire gradualmente con una rimozione degli attrattivi, dissuasione, oppure con cattura e traslocazione in altra area, come prescrive l'Ispra: si sarebbe solo spostato il 'problema' altrove...
La cattura
Catturare Pinina è stata un'azione necessaria, a tutela dell'animale e delle persone abituate a vederla gironzolare nel quartiereacquese: diminuire la distanza di sicurezza tra l'animale e le persone può, infatti, portare a comportamenti confidenti problematici, come predazioni su animali domestici fino ad avvicinamenti potenzialmente pericolosi per le persone.
Ecco quindi che più riunioni del Tavolo di Coordinamento costituito tra gli Enti coinvolti hanno preparato l'azione di cattura, in cui tutte le Istituzioni hanno condiviso disponibilità, risorse, conoscenze, strumenti e competenze. Un misto di sensibilità e di coordinamento, in cui tutte le persone hanno vissuto l'esperienza come un «banco di prova» per sperimentare cosa significa intervenire – in modo coordinato – e gestire un lupo urbano confidente.
Per Iolanda si è trattato di un «caso scuola e per diverse ragioni: osservazione, monitoraggio e cattura si sono chiusi nell'arco di un mese e tutti gli enti hanno partecipato, in eguale misura, al processo gestionale e decisionale. Probabilmente, il buon esito di tutta l'operazione lo dobbiamo ottenuto anche grazie al fatto che le persone 'giuste' si sono trovate nel posto 'giusto', e che si è trattato di un 'caso' avvenuto vicino ai nostri uffici», conclude la funzionaria.
Ma indubbiamente, l'immediata operatività delle Istituzioni ha rappresentato un successo per i cittadini e per chi lavora seriamente per rendere reale la coesistenza tra uomini e lupi.
E a tale proposito, quando si è testimoni di un avvistamento di un presunto lupo in ambiente urbano o di un episodio di lupo confidente è importante segnalarlo alle autorità competenti.
In tutta Italia, bisogna chiamare il 112 (evitando di creare allarmismi, ad esempio condividendo le foto dell'animale sui social).
In questo caso, Pinina e la comunità di Novi Ligure sono diventati una buona pratica da raccontare, in cui conoscenza, prevenzione, capacità di intervento e comunicazione hanno risolto una situazione delicata, andando oltre le polarizzazioni che spesso – ad arte – si costruiscono attorno al ritorno del predatore sulle Alpi.
Ma cosa è successo a Pinina dopo la cattura?
(La storia continua...)
Leggi la 1a puntata della storia di Pinina, raccontata da Germano Ferrando (guardiaparco delle Aree protette dell'Appennino piemontese) e Francesca Mantero (volontaria del network di monitoraggio della specie Lupo della Provincia di Alessandria).
Leggi la 2a puntata della storia di Pinina, raccontata da Ruth Pozzi (ufficiale di Polizia provinciale di Alessandria e agente di pubblica sicurezza).
