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Ticino, la Riserva della Biosfera si allarga sino al confine con la Svizzera

Dal Ministero dell'Ambiente arriva l'ok per l'ampliamento che comprenderà il parco della Valgrande e diversi comuni piemontesi e lombardi del Lago maggiore. Aspettando, nel 2019, la nascita di una Riserva transfrontaliera italo- svizzera

  • Mauro Pianta
  • Settembre 2017
Martedì, 19 Settembre 2017
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Cigni nel Ticino Foto: Paola Benetton Cigni nel Ticino Foto: Paola Benetton
Ticino al tramonto
Ticino al tramonto

Il Ministero dell'Ambiente ha dato il suo via libera all'ampliamento della Riserva della Biosfera della Valle del Ticino sino al confine con la Svizzera, ampliamento che coinvolgerà il parco della Valgrande e diversi comuni piemontesi e lombardi posti sulle sponde del Lago Maggiore. Ticino Val Grande Verbano Biosphere: questo il nome proposto per la nuova area, il cui dossier è stato predisposto da un gruppo di lavoro composto da tecnici ed esperti (Tullio Bagnati, Monica Perroni, Francesca Trotti e Camilla Scalabrini).

Un passo importante, nella prospettiva di un ulteriore allargamento dei confini della Riserva ai territori svizzeri della parte settentrionale del Lago maggiore. L'obiettivo è quello di approdare nel 2019 - con la nascita del parco nazionale svizzero del Locarnese – ad una vera e propria Riserva transfrontaliera. E di rafforzare, così, la cooperazione internazionale.

David Amelio Luigi Guenzi, presidente della Riserva, esprime tutta la sua soddisfazione: «Questo ampliamento è' il primo step, decisivo, frutto di un grande lavoro di squadra, in vista della nascita di una grande riserva transfrontaliera insieme con la Svizzera. Abbiamo posto le basi, adesso occorre andare avanti. La consapevolezza dei vantaggi di far parte di un'area MAB (il prestigio e la visibilità a livello internazionale, l'occasione per sperimentare buone pratiche in termini di sviluppo sostenibile, un canale preferenziale per reperire finanziamenti europei, ndr) è cresciuta nel tempo come dimostra il numero crescente di adesioni al dossier da parte delle amministrazioni».

L'ampliamento è visto come una «grande opportunità» da Tullio Bagnati, direttore del parco nazionale della Valgrande: «Il nostro territorio è parte integrante di quel corridoio ecologico rappresentato dal Ticino: entrare a far parte della riserva Mab significa avere ulteriori strumenti per valorizzare una zona naturalistica davvero di pregio».

Osserva Adriano Fontaneto, presidente del parco piemontese del Ticino lago Maggiore: «Pur non essendo all'interno di aree protette molte "nuove" aree che entrano a far parte della Riserva verranno sensibilizzate ancor di più nella messa a punto, in un'ottica sostenibile, di buone pratiche per la gestione del territorio».

Aggiungono Benedetto Franchina e Claudio Peja, direttori rispettivamente del parco piemontese del Ticino lago Maggiore e del Parco del Ticino Lombardo: «Fra le ricadute concrete di questa operazione vale la pena ricordare come il fatto che ci sia una rete così diffusa e integrata di soggetti operanti insieme sul territorio può renderci più competitivi nell'ottenere finanziamenti europei rispetto ai progetti che verranno presentati. Certo, poi le buone idee le dobbiamo mettere noi ma ci siamo messi nelle condizioni migliori perché siano sostenute».

Dal canto suo anche il presidente del Campo dei Fiori, Giuseppe Barra, si dichiara felice di aderire alla candidatura MAB Unesco: «Il nostro Parco fa da cerniera con il territorio prealpino ove sono presenti acque sotterrane, peculiarità naturalistiche e la presenza antropica. Il MAB è uno strumento di valorizzazione e tutela che può portare al giusto equilibrio tra l'uomo e l'ambiente e che crea la possibilità di sensibilizzare le comunità locali attraverso una logica di sistema e cooperazione incrementando la consapevolezza del proprio territorio tra i cittadini».

«In tal senso - precisa Giampiero Beltrami, presidente del parco Ticino lombardo - la riserva nel suo futuro assetto, si configura come laboratorio territoriale in cui diffondere ed esportare le buone pratiche e il bagaglio di esperienze che i parchi hanno costruito nella loro esperienza decennale, uscendo dai propri confini verso un territorio che, per peculiarità e assetto, ben si presta ad accoglierle».

Ma che cosa sono le riserve della Biosfera? Si tratta di aree terrestri o marine riconosciute dall'Unesco attraverso il programma MAB (man and the Biosphere) lanciato negli anni Settanta con l'obiettivo di migliorare il rapporto tra uomo e ambiente e ridurre la perdita di biodiversità. Aree, dunque, gestite nell'ottica della conservazione delle risorse e dello sviluppo sostenibile, con il pieno coinvolgimento delle comunità locali. L'esistenza delle riserve vuole proprio dimostrare la possibilità di una relazione equilibrata tra la comunità umana e gli ecosistemi. Lo scopo è quello di creare siti privilegiati per la ricerca, l'educazione ambientale oltre che poli per la sperimentazione di politiche mirate di sviluppo e di pianificazione territoriale. Luoghi, insomma, dove l'uomo e la natura possono coesistere senza conflitti.

Nel 2002 , la valle del Ticino nel suo versante piemontese e lombardo, è stata riconosciuta come riserva MAB ed è entrata a pieno titolo nella rete globale delle riserve di Biosfere (ce ne sono 669 in tutto il mondo, 15 in Italia). Un riconoscimento confermato nel 2012 dopo la decennale revisione periodica dei requisiti richiesti affidata agli organismi Unesco.

La valle del Ticino, non va dimenticato, rappresenta un'area a elevata biodiversità. Per la sua posizione geografica costituisce inoltre un insostituibile corridoio ecologico, ponte tra Alpi e Appennini, anello di connessione biologica tra l'Europa continentale, il bacino del Mediterraneo e l'Africa. Al suo interno sono presenti più di 6mila specie viventi.

Attualmente la riserva del Ticino – la cui governance è affidata agli enti parco piemontesi e lombardo – si estende in 83 comuni distribuiti tra le province di Novara, VCO, Milano, Varese e Pavia su una superficie di oltre 150 mila ettari. Una superficie destinata ad allargarsi fino a raddoppiare dopo il via libera del Ministero dell'Ambiente. Gli ettari, infatti, diventeranno oltre 332mila e i comuni saliranno a quota 217.

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