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I Giganti delle Marittime

Tutela particolare per quattro spettacolari faggi e un olmo montano nel Parco delle Alpi Marittime, finiti nella lista degli Alberi monumentali d'Italia

  • Loredana Matonti
  • febbraio 2016
Martedì, 1 Marzo 2016
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Olmo di Tetti Giona Foto Giorgio Bernardi Olmo di Tetti Giona Foto Giorgio Bernardi
faggeta di Palanfrè in inverno
Foto di Giorgio Bernardi

Il Parco delle Alpi Marittime, meta di escursioni per le sue incantevoli montagne e i numerosi laghi alpini di alta quota, possiede anche un'altra componente degna di nota nel paesaggio che, forse, sfugge ai turisti meno attenti: le foreste con piante ad alto fusto. Si tratta di interi boschi, come quelli della Valletta o di Palanfré, che costituiscono un elemento di grande pregio per il parco, custoditi da alcuni "guardiani" d'eccezione, secolari e dalle dimensioni ragguardevoli, che di recente si sono guadagnati un posto nell'elenco degli Alberi monumentali d'Italia.

Sono ben cinque gli esemplari segnalati: un nucleo di tre faggi ultracentenari, posti poco a monte degli stabilimenti di cura delle Terme di Valdieri (sinistra orografica), un faggio secolare del sentiero natura di Palanfrè e un olmo montano radicato al centro del nucleo di Tetti Giona, oggi disabitato, nel basso Vallone Grande di Vernante.
Abbracciare uno di questi "giganti" non è facile, visto si parla di alberi che vanno dai 5 metri di circonferenza ai 30 metri di altezza.

A questi esemplari potrebbero presto aggiungersi i grandi faggi che si alzano nei pressi dell'ex-casa di caccia di San Giacomo di Entracque, già inserite nell'elenco degli alberi monumentali di alto pregio naturalistico e storico del Piemonte.
Insieme ai "giganti" di Entracque, tutelati dalla Legge regionale 50/1995, nei Comuni limitrofi al Parco ci sono l'olmo di Bergemolo, le sequoie di Roccavione, il pino strobo della Certosa di Pesio, il larice di Pietraporzio e poi una trentina di esemplari sparsi per il Piemonte che, dopo alcune verifiche, dovrebbero entrare tutti a far parte della lista italiana.
Nel 2013 una legge nazionale (L. 10/2013) ha dettato nuove disposizioni, fissando una definizione univoca di albero monumentale e stabilendo sanzioni per chi si renda responsabile del danneggiamento o dell'abbattimento degli esemplari.

L'attenzione dell'Amministrazione regionale su questo aspetto è notevole, come trapela anche dalle affermazioni dell'assessore all'ambiente e ai parchi della Regione Piemonte, Alberto Valmaggia: "gli alberi monumentali sono un bene da tutelare per il loro valore naturalistico, paesaggistico e storico-culturale, ma anche un'opportunità di sviluppo turistico ed educativo". Per questo il Piemonte, da oltre vent'anni, ha normato la materia degli alberi monumentali con una specifica legge.

La normativa prevede che le segnalazioni degli alberi monumentali siano a cura dei Comuni, mentre è compito delle Regioni, nel caso piemontese con la collaborazione dell'IPLA (Istituto per le Piante da Legno e l'Ambiente) la verifica dei requisiti e quindi la redazione del rispettivo elenco regionale. La gestione della lista nazionale spetta al Corpo Forestale dello Stato che fa anche la vigilanza e rilascia i pareri per le istanze di modifica e abbattimento.

In questa prima fase agli uffici regionali sono arrivate ben 397 segnalazioni di alberi o gruppi di alberi, localizzati in 113 Comuni. Ottantadue sono entrati nell'elenco nazionale, numero che è sicuramente destinato a crescere perché non tutti gli esemplari meritevoli di tutela e valorizzazione sono stati censiti.

L'attuale consapevolezza del pregio di questi alberi, va ormai ben oltre il mero aspetto naturalistico, influendo persino sul nostro benessere psico-fisico. Appoggiare la propria mano sulla corteccia di uno di questi giganti che hanno assistito (e resistito) a tante azioni umane, e nei confronti dei quali siamo così piccoli, è commovente. La percezione della loro forza vitale e di quello che hanno da donarci già al semplice contatto ci riequilibra e ci "ridimensiona", riportandoci al ruolo, ormai dimenticato, di custodi piuttosto che di sfruttatori del pianeta.

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