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Storia del pesce verde che sa usare il martello

E' opinione diffusa che l'uso distrumenti sia una capacità della nostra specie, o per lo più limitata ai primati, ma non è così. E' infatti accertato che ci sono comportamenti simili in insetti, crostacei, ragni e... pesci! E' il caso del pesce verde, di cui vi sveliamo la storia in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani. 

  • Paola Viviana Trovò
  • Giugno 2021
  • Martedì, 8 Giugno 2021
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Storia del pesce verde che sa usare il martello

 

E, e datemi un martello
Che cosa ne vuoi fare?
Lo voglio dare in testa
A chi non mi va...

Questo cantava Rita Pavone (ascolta qui) negli Anni '60. Cantava di uno degli strumenti più antichi dell'uomo. Tanto antico quanto semplice e utile.

Spesso le cose più comuni si danno per scontate, banalizzandone l'importanza.

Nello specifico, il "martello" è uno strumento di fondamentale importanza perché rompendo e frantumando rende accessibili, ad esempio, alimenti difficili, se non impossibili, per le sole nostre mani o i nostri denti.

E' peraltro opinione diffusa che l'utilizzo degli strumenti sia una capacità tipica della nostra specie, o per lo più limitata ai primati, ma non è così.

Sebbene sia difficile discriminare se il comportamento di un animale sia afferibile a "uso di strumenti" è comunque accertato che ci sono comportamenti similari di insetti, crostacei, ragni, pesci, polpi, uccelli e mammiferi.

E sebbene negli invertebrati l'uso di strumenti abbia una forte componente genetica, in alcuni animali vertebrati "è in gran parte appreso, nel corso della vita, anche attraverso le interazioni sociali", come spiega Gloria Sabbatini, ricercatrice del CNR.

Nella Preistoria, il martello altro non era che un sasso: un primo esempio di un non primate in grado di utilizzarlo lo troviamo nelle lontre di mare (Enhydra lutris), il cui areale originario è lungo le coste dell'oceano Pacifico settentrionale. Questi mammiferi, infatti, usano sassi per rompere la conchiglia dei molluschi, uno dei loro cibi preferiti. E in una delle loro tasche di pelle che hanno sotto le zampe anteriori, spesso conservano il loro "sasso preferito".

La sorpresa del pesce verde

Ancora più curioso è un pesce che usa un incudine. Stiamo parlando del pesce verde (Choerodon schoenleinii), un "napoleone" della famiglia dei Labridae, lungo una trentina di centimetri che abita le Barriere coralline del Mar Cinese Meridionale e del Sud-Est asiatico.

Questo pesce raccoglie i molluschi di cui si nutre con la bocca e li trasporta fino alla pietra più vicina dove li scaglia contro, fino a rompere il guscio per poi cibarsene.

L'osservazione di questo comportamento avviene nel 2006 ad opera di Scott Gardner, un sub professionista che realizzò una fondamentale sequenza fotografica, che venne poi ufficializzata grazie a una pubblicazione scientifica nel 2011.  Scott Gardner mostrò la sequenza di immagini ad Alison Jones, specialista di coralli della Central Queensland University di Rockhampton, Australia, e coautrice della ricerca.

Allison Jones osservò un individuo di pesce verde in laboratorio, a disposizione del quale mise un incudine collocato in una vasca e poté così confermare che il pesce lo usava per aprire i molluschi. Quindi, era vero che  i pesci usano attrezzi, anche se semplici.

Se poi è corretto definire questo esempio "utilizzo di strumenti", i ricercatori se lo sono chiesto fino al 2011, quando hanno deciso di divulgare i risultati dello studio, definendo come strumento "l'uso di un oggetto esterno come estensione funzionale della bocca o delle mani nel perseguimento di un obiettivo immediato", secondo la definizione di Van Lawick- Goodall (1970). 

La conferma dell'uso di strumenti da parte di un pesce è qualche cosa di davvero straordinario e il pesce verde rappresenta finora, in natura, il primo esempio noto.

Non tutti gli studiosi ritengono che sbattere un oggetto contro una roccia sia definibile "uso di uno strumento": secondo un'altra scuola di pensiero, si può definire tale quando un animale usa un oggetto che tiene in bocca o nelle zampe, per manipolarne un altro. Ma secondo Jones e colleghi, questa convinzione era basata sul comportamento dei primati, e non può dunque essere applicata ai pesci. "Noi sosteniamo che i labridi hanno un tipo diverso di intelligenza, che si è evoluta per il loro ambiente specifico. Non hanno le mani, hanno l'acqua che oppone resistenza, quindi non si può pensare che usino gli strumenti come farebbe un primate", hanno commentato gli studiosi.

Se tutta la comunità scientifica definirà in modo univoco il comportamento di Choerodon schoenleinii ci si dovrà porre una serie di questioni, ad esempio: i pesci sbattono le conchiglie sempre contro la stessa roccia? C'è quindi un "indizio a favore della teoria secondo cui i pesci possiedono una mappa cognitiva e sono in grado di ricordare dove devono andare? Potrebbe voler dire che i pesci più vecchi insegnano ai giovani questi comportamenti [... ]? E se peschiamo tutti i pesci più vecchi - cioè più grandi e quindi più ambiti dai pescatori - quelli più giovani riusciranno a imparare a nutrirsi?", si chiede Jones. 

Ma chissà quante altre domande e quante complessità vitali nascondono gli oceani.

 

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