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Il mare del Miocene rivive ad Asti

Nel percorso espositivo del Museo Paleontologico di Asti una grande vasca di oltre 3mila litri d'acqua marina - appena inaugurata - introduce il visitatore a un incontro inatteso tra passato e presente. L'acquario tropicale, popolato da coralli e pesci provenienti da diversi parti del mondo, non è soltanto un elemento scenografico: rappresenta una ricostruzione scientificamente ispirata agli ecosistemi che caratterizzavano il Mare Padano durante il Miocene.

  • Alessandra Fassio
  • Marzo 2026
Mercoledì, 1 Aprile 2026
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La Sala dell'acquario - Foto G. Delmastro  La Sala dell'acquario - Foto G. Delmastro

Il Museo custodisce uno dei patrimoni paleontologici più importanti d'Europa, testimonianza preziosa di quando, tra 23 e 2 milioni di anni fa, le colline piemontesi erano i fondali di un caldo Mare Padano. L'acquario tropicale rappresenta il cuore vivo di questa narrazione, una vera e propria "macchina del tempo". Osservando le specie viventi in esso ospitate, il visitatore può finalmente vedere in vita, i colori e il dinamismo di quegli organismi le cui spoglie riposano, fossilizzate, nelle teche del Museo.

Alcuni coralli che si osservano rimandano direttamente ai resti fossili rinvenuti nella Collina di Torino, datati a circa 20 milioni di anni fa, quando l'attuale Piemonte era sommerso da mari caldi, poco profondi e ricchi di biodiversità.

Vedere il mare, immaginare i suoi abitanti

È questo il filo conduttore della nuova esposizione che arricchisce la sala dell'acquario del Museo dei Fossili di Asti, proponendo un percorso divulgativo capace di intrecciare suggestione e conoscenza. Il mare, da sempre specchio dell'umanità – tra paure ancestrali, fascinazione estetica e indagine scientifica – diventa qui chiave di lettura per comprendere l'evoluzione dello sguardo umano sull'ignoto.

Articolato in quattro pannelli tematici, l'allestimento accompagna il visitatore in un viaggio che attraversa mito, storia, arte e paleontologia. Dalle prime rappresentazioni fantastiche delle profondità marine, in cui realtà e immaginazione si confondevano in creature ibride e simboliche, si giunge progressivamente all'affermazione del metodo scientifico. Tra XVI e XVII secolo, opere enciclopediche popolavano i mari di esseri leggendari, mentre ancora nel Settecento l'esotismo e la meraviglia influenzavano le raffigurazioni naturalistiche.

Con la nascita delle scienze naturali moderne, l'illustrazione diventa strumento di osservazione rigorosa: prima della fotografia subacquea, il disegno scientifico era infatti indispensabile per documentare colori, forme e dettagli anatomici. Emblematica è la figura di Else Bostelmann, pioniera dell'illustrazione sottomarina negli anni Trenta del Novecento, capace di tradurre in immagini le osservazioni dell'esploratore William Beebe. Oggi questa tradizione si rinnova nelle pratiche di "ARTivism", in cui arte e attivismo si incontrano per sensibilizzare sulla fragilità degli ecosistemi marini e delle loro straordinarie forme di vita.

Il percorso approfondisce anche l'impatto culturale della scoperta del mondo sommerso: dall'"acquariomania" dell'età vittoriana – quando gli acquari domestici divennero simbolo di status e curiosità scientifica – fino alle influenze sull'arte e sul design, come dimostrano le linee sinuose dell'Art Nouveau. In questo contesto si inserisce anche un significativo legame con l'Italia, rappresentato dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, il cui acquario, inaugurato nel 1872, è il più antico ancora in funzione.

Il percorso si conclude con un ritorno alla vocazione identitaria del museo: la paleontologia. Dalle antiche "glossopetre", un tempo interpretate come lingue di drago, fino alle moderne ricostruzioni dei grandi organismi del passato, la narrazione evidenzia come la conoscenza scientifica abbia progressivamente restituito forma e significato ai fossili. Il fascino di queste testimonianze di un mondo perduto continua ancora oggi ad alimentare l'immaginario collettivo, tra divulgazione, collezionismo e cultura pop.

I coralli, architetti degli ecosistemi marini

I coralli appartengono al phylum degli Cnidari, un gruppo di invertebrati marini comparsi molto precocemente nella storia della vita, con testimonianze fossili che risalgono a oltre 570 milioni di anni fa. Si tratta di organismi dalla struttura relativamente semplice: un corpo molle a forma di sacco, dotato di tentacoli urticanti disposti attorno alla bocca. Tra i coralli attuali e fossili, un ruolo centrale è svolto dagli Scleractinia, comparsi nel Triassico medio e tuttora diffusi nei mari del pianeta. Questi organismi vivono esclusivamente nella forma di polipo e sono in grado di secernere uno scheletro calcareo, che costituisce la base delle strutture coralline e ne favorisce la conservazione nel record fossile.

Dal punto di vista ecologico, si distinguono due grandi gruppi: coralli ermatipici, coloniali e costruttori di barriere, vivono in simbiosi con microalghe fotosintetiche (zooxantelle). Questa relazione consente loro di prosperare in acque calde, limpide e ben illuminate, generalmente entro i primi 90 metri di profondità.

Coralli aermatipici, comprendono spesso forme solitarie e si distribuiscono anche in ambienti profondi o scarsamente illuminati, tollerando un ampio intervallo di temperature.

Queste differenze riflettono adattamenti ecologici fondamentali e permettono di utilizzare i coralli come indicatori ambientali sia negli ecosistemi attuali sia nelle ricostruzioni paleoambientali.

I coralli fossili e il mare del Miocene

Le testimonianze fossili esposte nel museo, provenienti dalla Collina di Torino, sono in gran parte attribuibili a coralli ermatipici del genere Scleractinia. La loro presenza indica condizioni ambientali ben definite: acque basse, calde, limpide e ben ossigenate, con fondali stabili adatti all'attecchimento delle colonie.

Accanto a queste forme coloniali compaiono anche coralli solitari, associati a contesti più profondi. L'insieme dei dati paleontologici consente di ricostruire un paesaggio marino abbastanza preciso con zone costiere e ambienti più profondi.

La presenza di fossili marini a quote collinari, oggi anche oltre i 400 metri sul livello del mare, è il risultato dei processi orogenetici legati alla formazione della catena alpina. Questi movimenti tettonici hanno sollevato antichi fondali marini, rendendo visibili testimonianze dirette di ecosistemi ormai scomparsi.

Un acquario dedicato alla scienza e alla divulgazione

L'acquario del museo è dedicato a Ernst Heinrich Haeckel (1834–1919). Naturalista, filosofo e artista, una figura centrale nella storia della biologia evoluzionistica e della divulgazione scientifica. Questa scelta si basa sul fatto che Haeckel ha coniato il termine "Ecologia" e l'acquario vuol essere la ricostruzione delle relazioni ecologiche di un antico mare corallino. Intitolarlo a lui significa porre l'accento sull'ecosistema e sull'interazione tra le specie, non solo sul singolo esemplare. Con la sua celebre opera Kunstformen der Natur (Le forme d'arte della natura), Haeckel ha dimostrato che invertebrati marini come coralli, spugne, meduse e radiolari possiedono una geometria e una bellezza assolute. Le sue ricerche sui Radiolari — microrganismi planctonici dai complessi scheletri silicei — e la sua attività di divulgazione contribuirono a diffondere una visione integrata della natura, in cui fossili e organismi viventi sono parte di un unico continuum evolutivo.

Sostenitore delle teorie darwiniane, Haeckel ha dedicato la vita a tracciare gli alberi genealogici della vita. Il nostro percorso museale, che culmina nella sala dell'acquario, è un inno all'evoluzione e alla resilienza della vita attraverso le ere geologiche.

L'Acquario "Ernst Haeckel" offre al pubblico, e in particolare alle scuole, una chiave di lettura unica: i fossili astigiani cessano di essere percepiti come fredde pietre e diventano la testimonianza di una biodiversità straordinaria che continua a pulsare nella nostra vasca marina. La figura di Haeckel permetterà inoltre di creare percorsi didattici interdisciplinari, unendo la biologia marina alla paleontologia, all'educazione ambientale e all'arte.

Impreziosisce l'ambiente un acquerello che l'artista Floriana Porta (in corso la sua mostra "Echi di un mondo perduto" nell'ex chiesa del Gesù) ha realizzato e donato al Museo ispirandosi all'acquario tropicale.

Dal passato al futuro: un messaggio ambientale

Oltre al valore scientifico e didattico, l'acquario propone una riflessione attuale. Le barriere coralline moderne sono tra gli ecosistemi più vulnerabili del pianeta: oltre il 40% delle specie è oggi minacciato da fenomeni come il riscaldamento globale, l'acidificazione degli oceani e l'inquinamento, che causano episodi sempre più frequenti di sbiancamento.

Il confronto tra il Mare Padano del Miocene e gli oceani attuali evidenzia come le trasformazioni ambientali possano ridefinire profondamente gli ecosistemi. In questo senso, l'acquario del Museo Paleontologico di Asti non è solo una ricostruzione del passato, ma anche un dispositivo narrativo che invita a riflettere sul futuro degli ambienti marini e sulla necessità di conservarli.

Tra fossili e organismi viventi, il visitatore è così accompagnato in un percorso che unisce storia naturale, evoluzione e consapevolezza ambientale. Questo progetto non è solo una vetrina spettacolare, ma un monito sull'evoluzione climatica. Il Mare Padano scomparve a causa dei cambiamenti geologici, ma oggi la crisi climatica minaccia gli oceani in modo analogo. L'acquario diventa così un simbolo di resilienza e conservazione.

La nuova esposizione è visitabile nella sala dell'acquario del Museo, offrendo al pubblico un'esperienza che coniuga rigore scientifico e capacità evocativa.

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