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Il Delfino di Francia

L'effige di due delfini, uno di fronte all'altro, si può ammirare incisa su una fontana a Pragelato o in una riproduzione realizzata con rara maestria all'interno della Casa Escartons gestita dai Parchi Alpi Cozie, sempre nell'alta val Chisone. Ne abbiamo già parlato su Piemonte Parchi, ma torniamo ora sull'argomento per svelare nuovi indizi.

  • Bruno Usseglio
  • Dicembre 2024
  • Lunedì, 20 Gennaio 2025
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Affresco raffigurante due delfini situato all’interno della Casa degli Escartons di Pragelato Affresco raffigurante due delfini situato all’interno della Casa degli Escartons di Pragelato

Il Delfinato si estende tra le montagne delle Alpi occidentali, oggi solamente in territorio francese, offrendo panorami mozzafiato e un'abbondanza di attività all'aria aperta. Le valli profonde, i laghi alpini e i fiumi impetuosi creano un ambiente ideale per gli amanti della natura e degli sport outdoor. Escursionismo, sci, arrampicata: qui, ogni avventura è a portata di mano, sempre da condurre nel rispetto dell'ambiente. Ma ciò che rende questa regione ancora più speciale è il suo patrimonio culturale. Persino il primogenito del re di Francia è coinvolto in queste faccende, al punto che viene definito il Delfino di Francia.

Alcuni antefatti

Negli anni Trenta del Trecento l'ultimo discendente dei conti d'Albon, Umberto II, non avendo discendenza, si impegna notevolmente nel cercare di vendere i suoi domini a un nuovo signore. Dopo vari tentativi, viene addirittura interpellato il Papa (in quel periodo residente ad Avignone)- Il conte individua finalmente un interlocutore molto interessato, il Re di Francia.

Il Delfino Umberto II è un abile venditore e cerca di ottenere il massimo: in successivi accordi riesce a farsi versare diversi denari che rimpinguano le sue casse sempre in debito. La vicenda della vendita, o del «transport» come viene definita in Francia, è degna di essere raccontata, in quanto non ha nulla da invidiare alle moderne telenovela.

Una telenovela a lieto fine

Un primo accordo viene stipulato nel 1343, beneficiario della cessione è il secondogenito del re di Francia. Un anno dopo viene firmato un secondo trattato in cui il destinatario è individuato direttamente nel primogenito del re. Si temono intrighi di potere, dunque, onde evitare frizioni familiari, invidie o gelosie e in modo da garantire l'unità territoriale ai beni appartenenti alla corona, è meglio intestare al primo figlio.

L'accordo, tuttavia, non piace né al conte sabaudo Amedeo, né al papa Clemente VI. Si trama con un'arma ben più sottile della spada: un matrimonio. Trovare una nuova moglie per Umberto II vorrebbe dire avere grande probabilità di garantire una successione al suo casato, facendo così sfumare ogni accordo con il re francese. Nel nostro caso i matrimoni che si cerca di combinare sono addirittura due, ma il giglio di Francia non sta sicuramente a guardare. Così, entrambi i progetti, falliscono velocemente.

Giungiamo rapidamente al 1349, anno in cui, finalmente, la vicenda si conclude, naturalmente con un ultimo e definitivo trattato. È inutile sottolineare come anche in questo caso Umberto II sia stato lautamente ricompensato. L'ultimo conte d'Albon cede così i suoi territori al primogenito del re di Francia.

Ricordate quale era il titolo nobiliare di cui si fregiava Umberto II? Cedendo il territorio d'ora in poi ciascun primogenito del Re di Francia verrà riconosciuto dal titolo nobiliare di Delfino, con buona pace dei registi holliwoodiani, che avranno diverse storie da raccontare.

Il cerchio si chiude

Oggi, a memoria di tutto ciò, rimangono alcune testimonianze (come i delfini scolpiti sulla fontana di Pragelato nel 1614) e un territorio a cui alcune testate delle valli, oggi piemontesi, sono legate storicamente, caratterizzato dalla sua bellezza e dai suoi eventi sportivi (come il criterium del Delfinato, una prestigiosa gara ciclistica per professionisti dalla durata di una settimana). E se fra le acque di questi luoghi non riusciremo a scorgere un delfino, non rattristiamoci, magari potremo incontrare un drago, un dahu o una fata: la ricchezza dei territori alpini piemontesi è tale che c'è posto anche per loro.

 

Stemma del Delfinato
Mappa del Delfinato

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