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Il Drago del Sesia

Il Drago del Sesia era una bestia d'acqua e d'ombra, dalle scaglie d'argento e limo, lunga come un barcone da risaia, che si nutriva di acqua, prosciugando pozzi, rubando la linfa alle rogge e lasciando dietro di sé fango e silenzio. Data la sua presenza, nessuno osava più pescare nelle acque del Fiume Sesia: ma ogni storia ha un eroe buono e, nella nostra, è un monaco guerriero.

  • Massimo Losito
  • Settembre 2025
  • Martedì, 30 Settembre 2025
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Disegno di Margherita Perolio* Disegno di Margherita Perolio*

Fra il Vercellese e la Lomellina, c'è una terra di risaie, "terra amara di riso e di zanzara" (cit. da "Risera e Barbera" di F.Zanello). Nei secoli flagellata da periodi di siccità che ne hanno compromesso i raccolti, è un territorio lambito da un fiume che talvolta l'ha nutrito e arricchito, ma talvolta l'ha flagellato con devastanti inondazioni: fiume che alle sue genti porta la vita, che può togliere a chi non lo rispetta o a chi lo sfida.

Proprio qui si narra che, secoli fa, una donna del posto conosciuta come "la strega" venne condannata a morte per annegamento nel Fiume Sesia per aver maledetto i raccolti ed essersi resa colpevole della carestia, vissuta in quel periodo.

Le sue lacrime, mescolatesi alla sabbia, al limo e alle anguille del fondo del fiume, generarono un minaccioso uovo nero che si dischiuse originando una creatura malefica che gli anziani chiamarono 'Sisir', suono onomatopeico derivante del rumore prodotto dalla creatura durante le sue emersioni dal fondale: un suono simile a quello del vento umido che soffia tra le frasche e i canneti, dimora della bestia e suo nascondiglio allo stesso tempo.

Il Drago del Sesia veniva definito come una bestia d'acqua e d'ombra, dalle scaglie d'argento e limo, lunga come un barcone da risaia, con occhi torbidi come la corrente in piena, ma contrariamente ai draghi sputa-fuoco più comunemente conosciuti nella mitologia popolare, il 'Sisir' si nutriva di acqua, prosciugando pozzi, rubando la linfa alle rogge e lasciando dietro di sé solo fango e silenzio. Un essere temuto da tutti, tanto che nessuno osava più pescare nelle acque del Sesia e si chiudevano i pozzi.

Ma ogni storia ha un eroe buono e, nella nostra, il suo nome è Fra Guidone, un monaco guerriero che viveva in eremitaggio, detto da alcuni "il santo delle acque", che scese in pianura dopo che ebbe una visione: un sogno premonitore in cui placava la furia distruttrice della creatura grazie ai rintocchi di una campana d'argento.

Guidone riunì le genti del posto e chiese loro di fargli avere tutto quanto possedessero forgiato in puro argento (ex voto, catenine, piatti). Con l'aiuto dei fabbri locali fuse tutto questo argento e ne fece una campana sacra, calandola nel punto più profondo del fiume, legata a una robusta e imponente quercia antica cresciuta tra le anse, e facendola risuonare tra le acque.

Quando Sisir emerse in tutta la sua immensità, attirato dal suono, invece di attaccare il monaco si fermò, come incantato dai rintocchi della campana di argento e Fra Guidone, guardandolo intensamente, gli intimò di custodire l'acqua del fiume e dei pozzi anziché berla e sottrarla ai viventi, e di dare così tregua ai popoli del fiume, convivendo pacificamente con loro. La strana creatura obbedì, chinando il capo e scomparendo negli abissi del Sesia dove tuttora riposa, soprattutto laddove l'acqua rallenta e forma vortici profondi (da cui è meglio tenersi lontano).

Ancora oggi, quando i nubifragi ingrossano il fiume e allagano le terre d'acqua, c'è chi giura di udire, trasportato dal vento, quel rintocco sommerso della campana e per questo le genti di fiume rispettano il Sesia e i suoi delicati equilibri, nel timore che il Sisisr si risvegli rompendo quel patto stipulato con il monaco tanti secoli or sono.

(Fonte: Simone Tabarini)

 

* Margherita Perolio, classe 2005, ha frequentato il liceo di arti figurative per poi dedicarsi all'altra sua grande passione: la natura. Ha svolto il servizio civile presso l'Ente di Gestione delle Aree Protette della Valsesia, tra le sue amate montagne.

 

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