È ormai un appuntamento fisso di inizio anno quello con il resoconto del conteggio degli stambecchi effettuati dal personale dell'Ente di Gestione delle Aree Protette del Monviso. Un'attività tecnica importante, certo, ma anche un momento che negli anni ha acceso discussioni e portato a interpretazioni affrettate, talvolta più veloci dei dati stessi. Per queste due ragioni ci pare importante tornare sul tema anche quest'anno.
Cosa è successo, dunque, nel censimento effettuato nel dicembre 2025, i cui risultati sono stati analizzati nel gennaio 2026? I numeri parlano chiaro: 277 stambecchi censiti, il valore più alto mai registrato per la popolazione svernante intorno al Monviso, in ulteriore aumento rispetto ai 260 del 2024/25 che lo scorso anno erano stati accolti come un record. Un nuovo massimo storico, dunque, che va però letto con attenzione.
L'analisi dei numeri
Per fare ordine, dobbiamo rivolgerci ai numeri a disposizione e al modo in cui sono stati ottenuti, facendo anche un piccolo passo indietro. Nell'inverno 2023/24 gli stambecchi censiti furono 148, sotto la media storica fino a quel momento, di circa 170 capi. Qualcuno parlò erroneamente di popolazione in calo, di problemi strutturali, di predazioni in aumento ad opera del più temuto carnivoro presente in questa zona dell'arco alpino. Tutte interpretazioni fantasiose e fuorvianti, poiché non suffragate da elementi concreti. Dodici mesi dopo, nell'inverno 2024/25, il conteggio salì però, come si è già detto, a 260 esemplari, quasi il doppio. Anche in quel caso non mancò chi parlò di improvvisa espansione. In realtà, già un anno fa avevamo spiegato come differenze così marcate fossero legate soprattutto a fattori esterni all'effettivo andamento della popolazione di stambecchi, quali le condizioni di innevamento riscontrate durante le giornate dei censimenti. Gli stambecchi non amano la neve profonda e, quando possono, preferiscono versanti più asciutti e soleggiati. Un inverno povero di neve, come quello del 2023/24, li aveva portati a una elevata dispersione su territori ampi, rendendo il conteggio più complesso. Le nevicate del 2024/25 invece, anche se tutto sommato modeste, avevano favorito la concentrazione degli animali in aree ristrette e facilmente osservabili: quelle, appunto, dove solitamente viene svolto il censimento invernale.
Il censimento di quest'inverno
Tornando al censimento fatto nel corso di quest'inverno. La debole nevicata dei giorni precedenti alle osservazioni, effettuate intorno alla metà di dicembre 2025, ha favorito la contattabilità degli animali, soprattutto nella parte alta dell'area di osservazione nel Comune di Crissolo. Qui tutte le aree di svernamento sono state indagate da un unico punto di osservazione che, pur offrendo un'ampia visuale, risulta distante da alcuni settori. La rapida fusione della neve nei giorni successivi ha invece portato a una quasi totale assenza di copertura nevosa sui versanti meridionali più esposti della valle Varaita e di Oncino. L'incremento numerico più significativo è stato registrato a Crissolo, mentre a Oncino il numero è risultato inferiore rispetto alla rilevazione precedente, verosimilmente per una maggiore dispersione degli animali al di fuori delle aree classiche di svernamento, proprio a causa della mancanza di neve. Si conferma, quindi, quello che si diceva poco sopra e che si potrebbe sintetizzare così, coniando una sorta di slogan che però ha bisogno di qualche precisazione in parentesi: poca neve, pochi stambecchi (osservati), tanta neve, tanti stambecchi (nelle stesse zone). In questo contesto di differenti condizioni meteorologiche è stato comunque censito il massimo storico di stambecchi nelle aree di svernamento e riproduzione del massiccio del Monviso da quando si effettua il monitoraggio.
Il successo riproduttivo osservato è considerato elevato, anche perché rilevato in inverno e quindi al netto della mortalità perinatale ed estiva. Tutti gli altri parametri di popolazione risultano in linea con quelli degli anni precedenti e con quelli registrati in aree limitrofe. La sex-ratio, il rapporto tra maschi e femmine osservati, è prossima alla parità: il lieve squilibrio a favore dei maschi è attribuito con buona probabilità alla minore facilità di individuazione di alcuni gruppi di femmine, soprattutto nel settore di Crissolo osservato da distanze elevate. I maschi adulti, infatti, sono più facili da riconoscere anche da lontano.
Saper leggere le serie storiche dei dati
Ancora una volta emerge l'utilità delle serie storiche di dati. Guardare a un singolo censimento può essere fuorviante, mentre dieci anni consecutivi di osservazioni permettono interpretazioni più solide. Quella dell'inverno 2025/26 è infatti la decima indagine invernale consecutiva condotta dall'Ente di Gestione delle Aree protette del Monviso. Dal 2016 il monitoraggio viene svolto sempre nello stesso periodo e negli stessi tre grandi settori dei territori comunali di Crissolo, Oncino e Pontechianale, frequentati dagli stambecchi durante lo svernamento e il periodo degli accoppiamenti, che culmina tra metà dicembre e metà gennaio. In questa fase maschi, femmine e giovani si concentrano in poche aree, rendendo possibile una fotografia abbastanza completa della popolazione.
Possiamo dire che lo stambecco sta bene?
Lo sguardo si allarga inevitabilmente oltre il Monviso. L'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura inserisce questa specie tra quelle considerate "A Minor Preoccupazione" in termini conservazionistici. Sull'intero arco alpino si stimano oggi circa 50.000-52.000 stambecchi, tutti discendenti da poco più di cento individui sopravvissuti all'inizio del Novecento nell'area che oggi corrisponde al Parco Nazionale del Gran Paradiso. Un successo straordinario di conservazione, che porta però con sé il tema della bassa variabilità genetica e dei rischi legati alla diffusione di patologie, in un contesto già complicato dal riscaldamento globale. Italia e Svizzera restano i Paesi con il maggior numero di esemplari, oltre 15.000 ciascuno.
Contrariamente a quanto talvolta si legge, il lupo non rappresenta una minaccia significativa per lo stambecco – pur essendo quest'ultimo talvolta oggetto di predazione –, con il quale condivide soltanto marginalmente l'areale di distribuzione. La predazione più rilevante, soprattutto sui piccoli, è invece quella dell'aquila reale. In diverse aree alpine, come in alcuni settori del Parco dello Stelvio, alcune colonie storiche sembrano aver raggiunto la capacità portante, ovvero il numero massimo di individui di una specie che un ambiente può contenere in funzione della disponibilità di risorse. Nel Gran Paradiso, negli ultimi trent'anni, la popolazione si è dimezzata rispetto al picco massimo, a causa di malattie e degli effetti dei cambiamenti climatici. Un segnale da non ignorare.
Il censimento 2025/26 realizzato dal Parco del Monviso restituisce quindi una buona notizia, ma anche un invito alla prudenza. I numeri sono ottimi, la popolazione appare in crescita e vitale, ma solo la continuità del monitoraggio e una lettura attenta dei dati permettono di evitare entusiasmi o allarmismi fuori luogo. I numeri crescono, calano, oscillano, ma lo fanno seguendo logiche ecologiche ben precise, non colpi di scena degni di una serie televisiva. Gli stambecchi del Monviso non scompaiono e non si moltiplicano per magia, semplicemente interagiscono con la neve, con il clima e con le stagioni. Continuare a monitorarli con costanza e leggere i dati nel loro insieme resta l'unico modo per capire davvero cosa sta accadendo lassù, dove la natura non ama i titoli sensazionalistici e procede, come sempre, con passo sicuro anche sui pendii più scoscesi.
