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Piemonte Parchi

Appennino piemontese, dove gestione fa rima con partecipazione

Prosegue il viaggio di Piemonte Parchi alla scoperta di come i parchi piemontesi utilizzano le opportunità di finanziamento offerte dai bandi europei. E' la volta dell'Appenino piemontese, con il Piano di Gestione della Zona Speciale di Conservazione "Langhe di Spigno Monferrato", un esempio di come le previsioni e norme gestionali possano essere condivise, anziché calate dall'alto.

  • Alessandro Paolini
  • Maggio 2024
Martedì, 11 Giugno 2024
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Alcuni scatti della  zona delle Langhe di Spigno Monferrato - Dal sito Piemontesud.it Alcuni scatti della zona delle Langhe di Spigno Monferrato - Dal sito Piemontesud.it

La zona delle Langhe di Spigno Monferrato ha una grande importanza paesaggistica, naturalistica e agropastorale, sia per la morfologia del territorio (un alternarsi di pendii e crinali dal profilo arrotondato e di calanchi, originato dall'erosione di rocce tenere) sia per la presenza dei pascoli arborati tipici dell'area di Roccaverano (con praterie aride su cui fioriscono le orchidee selvatiche e zone coltivate a vigneto). Si tratta di un "agroambiente" peculiare, selezionato con altre aree a livello nazionale per la compilazione del Catalogo dei paesaggi rurali storici.

Oltre a queste caratteristiche, l'area ha la particolarità di essere stata catalogata come ZSC, vale a dire Zona Speciale di Conservazione della Rete Natura 2000, il principale strumento dell'Unione Europea per la conservazione della biodiversità. Una rete ecologica diffusa su tutto il territorio dell'Unione, istituita ai sensi della Direttiva 92/43/CEE "Habitat" per garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari a livello comunitario.

Conservazione e sviluppo

Una zona preziosa, dunque, in cui la biodiversità convive fianco a fianco con un tessuto imprenditoriale dai tratti dinamici che, solo per citare un'eccellenza, è sede del Consorzio della Robiola Roccaverano DOP, prodotto dalle caratteristiche uniche in Italia. D'altra parte è utile ricordare che le aree della Rete Natura 2000 non sono riserve rigidamente protette, dove le attività umane sono escluse. La Direttiva Habitat  riconosce infatti il valore di tutte quelle aree nelle quali la secolare presenza dell'uomo e delle sue attività tradizionali ha permesso il mantenimento di un equilibrio tra attività antropiche e natura. Alle aree agricole, per esempio, sono legate numerose specie animali e vegetali ormai rare e minacciate per la cui sopravvivenza è necessaria la prosecuzione e la valorizzazione delle attività tradizionali, come il pascolo o l'agricoltura non intensiva. Inoltre è riconosciuto il ruolo di connessione per la flora e la fauna selvatiche svolto da alcuni elementi del paesaggio. Quindi anche e soprattutto i soggetti privati possono essere proprietari di terreni nel contesto dei siti Natura 2000, assicurandone una gestione sostenibile sia dal punto di vista ecologico che economico. Una "sfida" che all'Appennino piemontese è stata affrontata e vinta. Vediamo come.

"E' interessante percorrere l'iter che porta all'approvazione di un Piano di gestione del territorio in una zona come quella delle Langhe di Spigno Monferrato" spiega Gabriele Panizza, Responsabile dell'Ufficio Tecnico dell'Ente di gestione delle Aree protette dell'Appenino piemontese.

"La Direttiva Habitat dell'Unione Europea prevede l'obbligo per i Siti Natura 2000 di adottare misure regolamentari di conservazione sito specifiche obbligatorie per tutti, regole che vanno concertate a livello locale. Qualora necessari si possono redigere anche dei Piani di gestione, i quali non risultano obbligatori, ma possono essere molto utili in aree che necessitano di uno strumento che consenta di integrare e connettere le esigenze di conservazione delle specie inserite negli allegati della Direttiva e le pratiche locali in campo produttivo, economico e agroambientale. Il Piano di gestione dettaglia le misure e le opportunità per applicare una gestione compatibile con le esigenze di conservazione della biodiversità a livello europeo integrata con la valorizzazione della economia locale legata all'agroambiente tradizionale. Il Piano è teso a individuare e rendere compatibili le possibili situazioni di conflitto locale, fornendo uno strumento utile alle Aziende in relazione ai principi di Condizionalità in agricoltura e l'accesso ai fondi comunitari (CSR, FESR ecc...); per questo motivo il Piano è redatto sentendo le amministrazioni locali e i portatori di interesse, al fine di assumere le decisioni migliori per il territorio tramite Procedure decisionali partecipate. Questo è quello che si sta attuando nel caso della ZSC IT1180010 "Langhe di Spigno Monferrato" prosegue Panizza. A livello regionale, la Regione Piemonte ha definito il suo Complemento regionale per lo Sviluppo Rurale del PSP 2023-2027 (CSR), che rappresenta lo strumento attuativo a livello locale della strategia nazionale del PSP (Piano strategico della PAC – Politica Agricola Comunitaria). Il CSR è lo strumento di finanziamento cui ricorrono gli Stati membri dell'UE per attuare la politica di sviluppo rurale in un dato territorio. Ciascun CSR definisce le azioni prioritarie e gli stanziamenti di bilancio per una specifica area geografica.

Il Bando Misura 7, operazione 7.1.2 dell'allora PSR (Piano di Sviluppo Rurale, ora CSR) 2014-2020 "Stesura e aggiornamento dei piani naturalistici" ha finanziato il il Piano di Gestione della Zona Speciale di Conservazione "Langhe di Spigno Monferrato" con 87mila euro. A che cosa sono stati destinati questi fondi? E' ancora Gabriele Panizza a spiegarlo: "Sono serviti a pagare specialisti come agronomi, naturalisti ed economisti per le ricerche e gli incontri locali necessari alla redazione del piano e per l'individuazione delle migliori strategie gestionali, ma una parte è stata destinata anche alla comunicazione. E' infatti importante spiegare alle imprese come partecipare ai bandi europei di finanziamento oppure supportare gli imprenditori che chiedono un aiuto per capire come valorizzare i loro prodotti.

Piccolo è bello

Il nostro territorio è infatti ricco di risorse ma gli enti locali come i comuni non sempre riescono a fare tutto anche a causa del personale limitato" prosegue Panizza."Oggi in quest'area sono arrivati tanti stranieri, soprattutto olandesi, che hanno deciso di stabilirsi qui e intraprendere attività economiche, in particolare agricole. E' questo tipo di economia che occorre sostenere, ovvero la microeconomia locale, perchè questa svolge un ruolo nella conservazione degli habitat e quindi della biodiversità. Un esempio? Le piccole vigne condotte con criteri sostenibili, tradizionalmente inserite nel mosaico locale di prati pascoli e siepi, recuperano l'ambientale agrario originario e la biodiversità collegata, valorizzando prodotti tipici locali come il formaggio Roccaverano e i vini del territorio. Il mantenimento della biodiversità è quindi merito degli imprenditori, che in questo modo attribuiscono un "valore aggiunto" ai loro prodotti, in un mercato sempre più attento ai temi ambientali".

La ZSC delle Langhe di Spigno e la sua gente, una storia virtuosa di collaborazione

Com'è il rapporto fra l'area protetta, che deve fare rispettare le regole, e la popolazione che sul territorio vive e lavora? E' ancora Panizza a speigarcelo. "Dopo un momento iniziale in cui vi era un po' di diffidenza nei confronti del nostro Ente, e un qualche tipo di sfiducia nei confronti della reale possibilità di applicazione di miglioramenti al territorio in senso ambientale (pensiamo che la Valbormida ha vissuto la nota vicenda dell'ACNA), le aziende hanno capito che concordare le misure in incontri successivi era una grande opportunità. D'altra parte è la stessa Unione Europea a dire che è compito delle istituzioni competenti fare accettare alla popolazione le regole che presiedono alla conservazione dei territori nella Rete Natura 2000. E' così che sono partite le collaborazioni con con Amministrazioni locali in relazione al progetto del Cammino del PiemonteSud e di conseguenza le proposte di Aziende agricole locali che si offrono di curare la sentieristica, per esempio, lavorando in sinergia con il Parco per realizzare anche percorsi naturalistici contrassegnati da bacheche e segnaletica. Inoltre l'Ente fornisce supporto alla gestione forestale e tematico su richiesta dei privati. Se nel contesto della redazione del Piano di gestione, ad esempio, un'azienda vinicola sottopone la previsione di nuovi impianti di vigneto o recuperare i pascoli, studiamo insieme con loro le possibilità e la trasposizione a livello cartografico considerando tute le variabili ambientali connesse, in modo da pervenire ad un uso del suolo deciso in modo condiviso, evitando possibili contrasti dovuti alla imposizione di restrizioni non adatte al territorio, da cui nascono malintesi o sospetti".

C'è infine una altro aspetto importante da considerare: l'EGAP Appennino piemontese integra il Piano di gestione con il Piano Socio Economico previsto per le Aree protette, di recente redazione e inviato alla Regione per l' approvazione. Quest'ultimo strumento infatti è predisposto sentendo la Comunità delle Aree protette ed attinge direttamente dall'esperienza delle Aree protette italiane, le quali si pongono il problema di promuovere e valorizzare le attività economico-sociali "compatibili" all'interno di un'area protetta. Due documenti di programmazione importanti che vanno dunque nella stessa direzione.

Per approfondimenti:

ZSC IT1180010 – Langhe di Spigno Monferrato 

Tappa 19 del Cammino PiemonteSud da Spigno Monferrato a Roccaverano

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