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Auguri alla biodiversità del nostro Pianeta

Una lunga lista di specie a rischio di estinzione. E' questo uno degli aspetti che caratterizza la fine d'anno del nostro Pianeta Terra. Una buona ragione per diventare il primo destinatario dei nostri migliori, insoliti, Auguri che  ovviamente allarghiamo a tutte le nostre Lettrici e a tutti i nostri Lettori. 

Piemonte Parchi, in occasione delle festività natalizie, osserverà un periodo di sospensione dagli abituali aggiornamenti. 

Ci rivediamo a gennaio 2019 (!)

 

  • Emanuela Celona
  • Dicembre 2018
  • Martedì, 18 Dicembre 2018
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 Foto Pixabay Foto Pixabay

Soltanto nel nostro Paese, presto potremmo dover cominciare a dire addio a orso, aquila e gipeto. Sono queste le tre specie animali a più alto rischio di estinzione in Italia secondo quanto riportato nell'ultimo Living Planet Report 2018 curato dal WWF International. Una lista che si allunga notevolmente se vengono prese in considerazione tutte le specie a rischio di estinzione del nostro Pianeta Terra.

A partire dagli elefanti, rimasti meno di un terzo nel corso di cinquant'anni. Soltanto in Africa hanno subito un massacro: dal milione e 300mila degli anni Settanta, oggi se ne contano solo più 415mila esemplari. 
Un vero massacro, quello subito dalla biodiversità animale del nostro Pianeta che non riguarda soltanto questa specie, secondo quanto riportato dal Living Planet Report 2018, realizzato da WWF e dal Zoological Society of London e di cui l'uomo con il suo comportamento è il cui maggiore responsabile.

In 44 anni abbiamo perso il 60% degli animali vertebrati: oltre agli elefanti, hanno subito una decimazione le tigri nel sud est asiatico (passate da 38mila a 4mila), ma anche i delfini della specie 'vaquita' (rimasti non più di 30 esemplari nel Golfo della California), i leopardi dell'Amur (se ne contano solo più una settantina) sparsi tra Mongolia, Cina e Russia e i lupi rossi che, nel nord Carolina, sono rimasti in 150 esemplari.

In Italia, sono a rischio di estinzione l'orso marsicano, rimasti in 50 nel Parco nazionale d'Abruzzo; l'aquila del Bonelli, solo più in 40 coppie in Sicilia; i gipeti, avvoltoi barbuti di cui si contano 150 esemplari sulle Alpi grazie anche a un progetto di reintroduzione.

Cosa minaccia la biodiversità

«Delle piante e di buona parte degli animali vertebrati che si sono estinti dal 1500 a oggi, il 75% di queste estinzioni è stata causata dal sovraffollamento e dall'agricoltura. Altre minacce derivano dal cambiamento climatico, dell'inquinamento, dalle specie invasive - che noi abbiamo spostato in tante aree del pianeta dove prima non esistevano e che fanno concorrenza a tante specie autoctone - dalle dighe e dalle miniere». È quanto si legge nel 'Living Planet Report 2018' che punta il dito sull'impronta ecologica lasciata dall'uomo sulla Terra, aumentata del 190% negli ultimi 50 anni.
L'uomo continua, quindi, a consumare le risorse naturali e a trasformarle per opportunismo: il suolo, ad esempio, è rimasto in condizioni naturali solo in una percentuali pari al 25% della superficie terrestre che scenderà presto al 10% con gli attuali andamenti di sfruttamento.

Una road map per la biodiversità

Pubblicato per la prima volta nel 1998, il 'Living Planet Report' ha descritto lo stato della biodiversità globale del nostro Pianeta e per decenni ha registrato l'abbondanza di migliaia di specie di mammiferi, uccelli, pesci, rettili, anfibi in tutto il mondo.

Oggi, nell'edizione 2018, mostra invece un suo declino globale del 60%, misurato tra gli anni 1970 e 2014 che abbiamo necessità di invertire per il benessere e lo sviluppo dell'intera umanità.
La 'Convenzione della Diversità biologica' deve individuare nuovi obiettivi che - insieme a quelli della Strategia per lo Sviluppo sostenibile - possano diventare «la chiave per un contesto di protezione e di efficacia nella tutela della natura e della biodiversità», si legge nel Rapporto del WWF.

«Come primo step - continua il Rapporto - è necessario tradurre una visione in un obiettivo ambizioso. La Convenzione sulla Diversità Biologica afferma che al 2050 la biodiversità è valutata, conservata, ripristinata e utilizzata saggiamente, mantenendo i servizi ecosistemici, sostenendo un pianeta in salute ottenendo benefici essenziali per l'umanità'. Quando è stata scritta rappresentava un'aspirazione di visione per il futuro, oggi questa visione deve diventare concreta e raggiungibile, seguendo gli accordi post 2020 sulla biodiversità.
Come secondo step è necessaria l'identificazione di strumenti più precisi per misurare il progresso verso il raggiungimento degli obiettivi, attraverso indicatori capaci di prendere in considerazione tutte le dimensioni chiave della biodiversità; come terzo, e ultimo step, è necessario poi identificare le azioni richieste per la concreta conservazione della biodiversità globale».

 

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