Da alcuni anni si stanno confrontando due punti di vista scientifici molto diversi riguardo cosa sia un organismo vegetale e, secondariamente, cosa siano e come funzionano gli ecosistemi costituiti dalle specie vegetali, con particolare riguardo agli ecosistemi forestali. Con questo libro, Marco Ferrari, prova a illustrare i due punti di vista diversi e a confutare scientificamente le nuove teorie/ipotesi che attribuiscono ai vegetali caratteristiche tipiche degli animali, come l'intelligenza e la coscienza. Altro aspetto su cui si concentra Ferrari, è la teoria secondo la quale le foreste sono sistemi interconnessi (Wood Wide Web) che tramite una rete di comunicazione sotterranea costituita da radici delle piante e ife fungine, permette ai diversi esemplari del bosco di scambiare nutrienti, comunicare tra loro e collaborare per la sopravvivenza creando una comunità altruista e di reciproco aiuto.
L'autore descrive nel dettaglio le teorie nate dal lavoro di Suzanne Simard (in particolare "L'albero madre") seguite da alcuni scienziati e botanici (in Italia il più famoso è Stefano Mancuso) e il punto di vista di un'altra parte della comunità scientifica che è estremamente critica riguardo la scientificità di tali teorie. Infatti secondo Ferrari "... a partire dal primo quarto del XXI secolo si stanno scontrando due punti di vista scientifici molto diversi su che cosa sia un organismo vegetale e, secondariamente, gli ecosistemi costituiti da tutte le specie in grado di fare la fotosintesi.". I due mondi scientifici ".... raccontano le stesse cose, gli stessi comportamenti, ma hanno un'interpretazione del tutto opposta delle ragioni profonde, delle spinte e degli "scopi" in base ai quali le piante fanno quello che fanno".
Nel libro si evidenzia infatti che la capacità di percezione e di adattamento delle piante, sono aspetti condivisi e dimostrati dalla comunità scientifica nel suo complesso. La differenza si viene ad avere quando una parte del mondo scientifico interpreta tali caratteristiche come prove della capacità dei vegetali di immagazzinare informazioni ed elaborare delle risposte così come avviene negli animali. Non a caso alcuni di questi studiosi sono docenti di corsi universitari di neurobiologia vegetale.
Un altro punto di confronto tra le due "scuole di pensiero" è relativo a come viene interpretato il sistema forestale e la funzione delle micorrize (funghi del terreno che vivono in simbiosi mutualistica con le radici delle piante). Anche in questo caso l'esistenza di questo rapporto tra piante e funghi è stato dimostrato da tempo ed è riconosciuto da tutta la comunità scientifica come una funzione molto importante per l'equilibrio e lo stato di conservazione dei boschi. Il punto di divisione è legato di nuovo all'interpretazione che ne viene data: Suzanne Simard e gli altri studiosi che ne seguono le teorie, sostengono che la foresta deve essere considerata come un sistema che è "... tutt'uno complesso e coordinato, un superorganismo ipercollegato da milioni di nodi e in cui le informazioni e il nutrimento passano indistintamente da pianta a pianta, da fungo a fungo e infine a tutte le specie...." che, tramite questa struttura di collegamento si auto sostengono, come buoni vicini, nutrendo il prossimo quando ne ha bisogno.
L'autore è molto critico rispetto a tali teorie e coinvolge diversi botanici, forestali e divulgatori scientifici per spiegare la mancata scientificità di tali interpretazioni.
Queste teorie hanno avuto un grosso successo a livello comunicativo in quanto sono argomenti molto affascinanti, di facile comprensione e facilmente comunicabili. Hanno avuto una forte diffusione tramite social, video, programmi radiofonici e televisivi che parlano dell'intelligenza delle piante e del "magico mondo" altruistico delle foreste come fosse un dato acquisito e utilizzabile per campagne di protezione e valorizzazione di singoli alberi o di giardini urbani, viali alberati o veri e propri boschi. Si tratta infatti di narrare le piante come esseri più vicini a noi umani ma più altruisti e collaborativi tra loro che meritano quindi ancor più attenzione e tutela da parte dell'uomo che dovrebbe prenderne esempio anche da un punto di vista morale. Ma, come riportato nel libro, "il comportamento della natura non deve essere preso ad esempio per il comportamento umano, dato che quest'ultimo ha tutta un'altra storia; ed è "sporcato" soprattutto da millenni di cultura" e, come riportato sempre nel libro con le parole della Professoressa Paola Bonfante, "con questo approccio si dà un significato morale alla natura, mentre da essa non è corretto estrarre alcun precetto di comportamento. Non è né buona né cattiva".
Di per sé, se queste teorie spingono le persone ad essere più attente e conservative rispetto al mondo vegetale, potrebbe essere un fatto comunque positivo. Tuttavia è sempre pericoloso antropomorfizzare gli esseri viventi, tanto più i vegetali, e basare le proprie teorie su basi scientifiche non corrette e non documentate. Come dice ancora nel libro la professoressa Paola Bonfante, il fatto "che tutta una serie di colleghi serissimi, delle discipline umanistiche – antropologi, insegnanti, autori di letteratura – parlano di intelligenza vegetale come fosse un dato acquisito", determina un problema non tanto dal punto di vista scientifico ma da quello della comunicazione: "Se ne parlo in convegni interdisciplinari, e do il mio parere, sono guardata malissimo, come quella "cattiva" che non difende le piante". Queste teorie hanno quindi creato, con grande successo mediatico, una "mistica dell'albero e della foresta" che porta poi ad atteggiamenti poco razionali di protezione di ambiti che magari necessitano interventi selvicolturali piuttosto che la tutela integrale della pianta.
Il libro è strutturato con una lunga prima parte introduttiva (che l'autore invita caldamente a non saltare) in cui vengono illustrati gli organismi vegetali, le loro peculiarità e la loro storia evolutiva evidenziando le differenze con i funghi e gli animali. Il nucleo portante del libro sono il capitolo quinto ("Intelligenza verde") e sesto ("Il sussurro della foresta") oltre all'epilogo in cui l'autore sintetizza le diverse posizioni scientifiche e definisce il suo giudizio finale che è così sintetizzato nelle ultime righe del capitolo: "Non si tratta di distruggere l'incanto, ma di svelarne uno più profondo e autentico, dimostrando che la natura non ha alcun bisogno di assomigliare a noi per essere degna di meraviglia e di rispetto".
"Le piante non sono animali verdi – L'intelligenza vegetale alla prova dei fatti" di Marco Ferrari - Bollati Boringhieri (2026) - 236 p. - €18,00
