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Tasso, il guardiano dei morti

Ottobre è il mese in cui ci si riconcilia con il proprio passato. Le famiglie tradizionalmente si riuniscono per fare visita ai propri cari nei cimiteri e qui, a guardia di questi luoghi silenziosi e talvolta labirintici, troviamo quasi sempre siepi di tasso, dai più conosciuto come albero della morte.

  • Alice Gado
  • Ottobre 2024
  • Giovedì, 31 Ottobre 2024
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Taxus baccata, in primo piano gli arilli   - Foto Pixabay Taxus baccata, in primo piano gli arilli - Foto Pixabay

Il tasso, Taxus baccata, è un albero fra i più longevi che si possono incontrare in Europa.

In Grecia ad esempio, sono noti esemplari di circa 2000 anni che sono gergalmente detti "Itamos" in quanto molti fra questi alberi antichi si trovano proprio sul Monte Itamos camera-2112207 960 720 il più alto della catena montuosa nella bellissima penisola di Sithonia su cui è istituita un'area protetta compresa nella Rete natura 2000.

Quest'albero sempreverde è facilmente riconoscibile per la sua corteccia irregolare e rossastra, le foglioline aghiformi ed appiattite di colore verde lucido e la caratteristica presenza di moltissimi piccoli "frutti" rossi. Si tratta di arilli: involucri carnosi che la pianta produce a protezione dei suoi semi camera-2112207 960 720.

Il nome comune di "albero della morte" non è dovuto all'associazione con i cimiteri ma bensì alla presenza di tassina, un alcaloide che se ingerito ha effetto narcotico e paralizzante sull'uomo e su molti animali (anche domestici) e può portare alla morte. Questa tossina è contenuta in ogni parte dell'albero con la sola esclusione della parte carnosa degli arilli. Attenzione però: il seme contenuto nel piccolo frutto rosso contiene una piccola quantità di Tassina per cui, per non correre rischi, l'ingestione è sempre da evitare!

Il fatto che solo l'arillo non sia tossico è legato alla modalità di diffusione dei semi adottata della pianta. Lo sgargiante colore degli arilli attrae i volatili che se ne cibano. Una volta nello stomaco degli uccelli, solo la parte carnosa delle piccole bacche viene digerita, lasciando intatto il seme che sarà liberato nell'ambiente insieme ad una nutriente porzioncina di guano.

Un adattamento geniale ed indispensabile quando ogni propria parte risulta mortale per gli altri organismi. Senza questo stratagemma per il Taxus baccata sarebbe stato molto difficile estendere la sua presenza nel territorio.

Una curiosità, che potrebbe cambiare la visione che abbiamo di questi alberi, è quella legata ad un cugino americano del Taxus baccata, il Taxus brevifolia.

Dalla corteccia di questo albero, infatti, alla fine degli anni 1960 è stato isolato il taxolo. Questo principio attivo ha suscitato considerevole interesse nei decenni successivi per la sua capacità di ridurre la proliferazione delle cellule tumorali e di indurre l'apoptosi (morte cellulare). Il principio oggi, grazie anche ad ulteriori ricerche legate alla sua sintesi in laboratorio, è divenuto la terapia standard per il cancro all'ovaio, per il cancro al seno metastatico e per alcune tipologie di cancro polmonare rendendo necessari numerosi abbattimenti di queste piante.

Si pensi che per estrarre 1g di taxolo di origine naturale è necessario abbattere almeno tre piante mature di età superiore ai 100 anni. Questo tipo di estrazione non è compatibile con il lento ciclo di vita della pianta e porterebbe nel breve alla sua estinzione. Per fortuna la chimica è venuta in soccorso permettendo di ottenere maggiori quantità di farmaco sia dalle foglie che dai ramoscelli di Taxus brevifolia che di Taxus bacata.

 

Per approfondimenti:

Sito Enciclopedia Treccani 

"L'albero" di Guido Minardi Sposiro- Rizzoli.

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