Non avevo bisogno del bosco per sentirmi dentro la natura, almeno non sempre. Quando le pioggie si facevano attendere o il sole inaridiva il sottobosco e il profumo dei funghi sembrava un ricordo lontano, il giardino dietro casa e l'orto di famiglia diventavano il mio mondo vegetale, il mio laboratorio silenzioso, una selva domestica in miniatura dove ogni giorno osservavo mutazioni e presenze come fossero saltate fuori da una fiaba "naturale.
Il bosco non è un paesaggio che si impone allo sguardo: si lascia conoscere poco alla volta. Ecco perché è necessario rallentare il passo affinché affiorino i dettagli: l'odore dell'humus, il velluto del muschio, il cappello di un fungo che emerge tra le foglie.
Il volume di Nicolò Oppicelli, nasce proprio dalla capacità dell'autore di osservare con attenzione e profondità il bosco, accompagnando il lettore in un cammino dove la conoscenza scientifica si intreccia con l'esperienza personale.
Il libro si articola in dodici capitoli, ciascuno dedicato a una specie diversa. Dalla mazza di tamburo alla Grifola frondosa, dal Coprinus comatus fino ad altre specie meno note, ogni incontro diventa il punto di partenza per esplorare le caratteristiche biologiche della specie e ciò che quella presenza suscita nella memoria, nell'immaginazione e nel vissuto dell'autore.
Chi frequenta il sottobosco sa che la ricerca di un fungo coincide poco con ciò che si trova davvero. Si parte inseguendo un porcino o una russula e si finisce per ascoltare il silenzio, riconoscere l'odore della terra bagnata, seguire con lo sguardo la luce che filtra tra i faggi. Oppicelli conosce bene questa metamorfosi e la restituisce con una scrittura delicata e profonda.
La competenza del micologo non cede all'esibizione, ma rimane uno strumento per alimentare lo stupore. Così il sapere e il ricordo, l'osservazione biologica e la memoria personale finiscono per intrecciarsi come fili dello stesso micelio.
Ed è proprio il micelio la presenza più eloquente del libro. Invisibile, nascosto, eppure indispensabile. La sua trama sotterranea suggerisce che ciò che sostiene la vita non sempre appare in superficie.
La vera originalità dell'opera sta qui: i funghi, rappresentati come organismi concreti, con la loro storia evolutiva e il loro ruolo ecologico, aprono uno spazio di riflessione sul nostro modo di abitare il pianeta. Il bosco non è idealizzato, ma osservato nella sua complessità.
Una volta chiuso il libro, resta soprattutto un modo nuovo di guardare i boschi. Proprio come il micelio sotto terra, la lettura continua ad agire in silenzio, insegnandoci a osservare ciò che di solito sfugge e ricordandoci che la parte più importante del bosco, e forse anche di noi stessi, è quella che non si vede.
Nicolò Oppicelli, I funghi dell'anima. Dodici incontri nel sottobosco, Aboca Edizioni, 2024, pp. 122, € 20,00.
