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Non si ferma la febbre dei ghiacciai

L'estate 2015 spacca in tre il più grande ghiacciaio italiano, quello dei Forni nel Parco dello Stelvio

  • Redazione
  • Ottobre 2015
  • Venerdì, 30 Ottobre 2015
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Non si ferma la febbre dei ghiacciai
Monte Rosa, ghiacciai delle Piede orientali e occidentali
Foto arc. CeDrap

In 26 anni si sono persi 2mila miliardi di litri di riserve di acqua sulle Alpi Centrali e, dalla fine dell'agosto 2015, il più grande ghiacciaio vallivo italiano il "gigante" dei Forni, nel Parco Nazionale dello Stelvio, non è più unitario ma si è spaccato in tre ghiacciai più piccoli -uno vallivo e due montani - con un collasso continuo del suo settore inferiore. Il caldo dell'estate appena trascorsa, dunque, ha mietuto una vittima illustre ed è una perdita di non poco conto, considerando che la ricostituzione di un ghiacciaio avviene in tempi molto lenti anche con condizioni climatiche diverse dalle attuali, segnate dal susseguirsi di anni record per il caldo (il 2015 si avvia a essere il 14esimo in fila a battere il record di anno più caldo). E non solo, l'analisi delle variazioni volumetriche avvenute negli ultimi 26 anni – dal 1981 a oggi - ha evidenziato un rilascio idrico da parte dei nostri ghiacciai, considerando solo quelli delle Alpi Centrali, pari a 2000 miliardi di litri, l'equivalente di 800.000 piscine olimpiche e 4 volte il Lago Trasimeno. Un fenomeno particolarmente preoccupante visto l'importante ruolo dei ghiacciai e della loro intensa fusione nel produrre acqua, soprattutto nel periodo estivo, utile a mitigare i periodi di siccità e cruciale per la produzione di energia idroelettrica.

Sono questi i dati evidenziati dall'aggiornamento al Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani dell'Università degli Studi di Milano. I dati areali più recenti del Catasto dei Ghiacciai Italiani, realizzato nell'ambito di un progetto sviluppato e coordinato dall'Università Statale di Milano, con la partnership dell'Associazione EvK2CNR e della società Sanpellegrino Spa e con il contributo scientifico del Comitato Glaciologico Italiano, sostanzialmente confermano una generale tendenza al regresso. Infatti dagli anni Sessanta del XX secolo al primo decennio del XXI secolo è avvenuta una riduzione areale del 30% (da 527 kmq a 370 kmq), cui si è aggiunta un'ulteriore contrazione del 5% dal 2007 al 2012. La superficie glaciale persa è confrontabile con quella del Lago di Como ed è conseguente non solo al rimpicciolimento dei ghiacciai ma anche alla completa estinzione di quasi 200 apparati.

In particolare sono proseguiti i fenomeni tipici dell'attuale fase di intensa deglaciazione, cioè la frammentazione dei corpi glaciali (che porta ad un apparente incremento del numero di ghiacciai) e la modificazione tipologica (la transizione da grandi ghiacciai "vallivi", che scendono cioè fino al fondovalle, a piccoli ghiacciai "montani", che restano abbarbicati ai pendii più ripidi). In pratica molti ghiacciai negli ultimi anni si sono frammentati in più tronconi, come il ghiacciaio del Lys, uno dei più grandi della Valle d'Aosta, ormai ridotto in tre-quattro unità minori, il ghiacciaio della Lex Blanche, anch'esso in Valle d'Aosta, il ghiacciaio della Ventina in Lombardia, il ghiacciaio del Careser e quello del Mandrone-Adamello in Trentino, la Vedretta Alta e il ghiacciaio di Vallelunga in Alto Adige, solo per citare i più noti.

"Il costante aggiornamento del Catasto", spiega Claudio Smiraglia, Professore all'Università degli studi di Milano - Dipartimento di Scienze della Terra, "in tempi brevi includerà le criticità presenti sulle Alpi Italiane e connesse alla degradazione dei ghiacciai. Infatti, compilando il Catasto, i ricercatori hanno osservato profonde modificazioni che possono avere risvolti non trascurabili su pericolosità e rischio ambientali anche sul fronte del dissesto idrogeologico. Gli scenari futuri del glacialismo italiano, inoltre, basati sull'evoluzione del clima derivante dai modelli climatici, indicano che un'inversione della tendenza in corso è alquanto improbabile e che nell'arco di pochi decenni si potrebbe realizzare un'ulteriore avvicinamento a un paesaggio alpino, più simile ai Pirenei e agli Appennini, ormai quasi totalmente privo di ghiacciai, che sembra il destino inevitabile delle montagne del futuro".

La situazione in Piemonte

In Piemonte sono presenti 107 ghiacciai che ricoprono una superficie di 28,92 kmq, pari all'8% del totale nazionale. I ghiacciai sono distribuiti in otto gruppi montuosi. Da Sud verso Nord e da Ovest verso Est: Alpi Marittime, Monviso, Moncenisio, Alpi Graie Meridionali, Gran Paradiso, Monte Rosa, Mischabel e il Monte Leone-Gottardo.
Il Monte Rosa è il gruppo che presenta la maggiore estensione glaciale (13,41 kmq). Quattro settori montuosi (Alpi Marittime, Monviso, Moncenisio e Mischabel) sono caratterizzati da un glacialismo di dimensioni molto ridotte: la loro superficie complessiva è di 1,05 kmq per un totale di 17 apparati, in gran parte glacionevati, con superfice media di 0,06 kmq. Nel caso del Moncenisio è segnalato un solo apparato, l'Agnello, con un'atea di 0,07 kmq.

 Per saperne di più

Il Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani, pubblicato nel 2015, ma in costante e continuo aggiornamento, anche per quanto riguarda la risorsa idrica rappresentata dai ghiacciai, è disponibile on line open access e scritto in due lingue in modo semplice per renderlo davvero fruibile a tutti.

Dal nostro archivio, Piemote Parchi n. 201 - Dicembre 2010 /Tempo di gelo, tempo di disgelo

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