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Vivere le Alpi senza consumarle, la sfida di LiveAlpsNature

Il progetto europeo LiveAlpsNature si propone di valutare l'impatto delle attività ricreative sulla biodiversità, progettare offerte turistiche davvero sostenibili e sviluppare nuovi modelli di gestione dei visitatori capaci di ridurre la pressione sulle aree naturali più sensibili. Vediamone l'applicazione concreta nell'esperienza delle Aree protette dell'Ossola.

  • Marta Geri
  • Giugno 2026
  • Giovedì, 25 Giugno 2026
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Immagine del Progetto LiveAlpsNature Immagine del Progetto LiveAlpsNature

È febbraio, siamo sull'Alpe Devero, nelle Aree Protette dell'Ossola. La neve copre boschi e pascoli in quota. Sotto quella coltre bianca, il fagiano di monte (Lyrurus tetrix) vive un periodo delicato per la sua sopravvivenza. L'uccello ha scavato il suo igloo di neve per conservare il calore e ridurre al minimo il consumo energetico: in inverno, quando il cibo scarseggia e le temperature scendono sotto zero a due cifre, ogni caloria è preziosa. Meglio quindi rimanere immobili, protetti dall'igloo, dove la temepratura sale di qualche grado e il vento non può raggiungere l'animale. Tuttavia basta uno sciatore che passa troppo vicino o un ciaspolatore che esce dal tracciato per costringerlo a volare via, con una dispersione di energia che, alla lunga, potrebbe mettere in crisi la sopravvivenza fino alla primavera.

Non è un caso isolato. È la sintesi di una tensione che percorre l'intero arco alpino: quella tra la crescente domanda di esperienze outdoor e la necessità di preservare ecosistemi tra i più sensibili d'Europa. Una tensione che sette parchi naturali — Parco Naturale Mont Avic, Aree Protette dell'Ossola, Triglav National Park, Swiss National Park, Berchtesgaden National Park, Ecrins National Park e Asters — hanno deciso di affrontare insieme, con il supporto di associazioni come ALPARC e CIPRA, università come la Paracelsus Medical University e della piattaforma digitale Outdooractive, nell'ambito del progetto europeo LiveAlpsNature, co-finanziato dal programma Interreg Alpine Space.

Un approccio integrato: la salute di tutti

Il filo che unisce questi sette parchi porta il nome di One Health: un approccio elaborato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità che riconosce come la salute degli esseri umani, degli animali selvatici e domestici, delle piante e degli ecosistemi siano profondamente interconnesse. Applicato al mondo dei parchi alpini, questo principio diventa una bussola per valutare l'impatto delle attività ricreative sulla biodiversità, progettare offerte turistiche davvero sostenibili e sviluppare nuovi modelli di gestione dei visitatori capaci di ridurre la pressione sulle aree naturali più sensibili.

Quando la ricerca incontra la gestione, il "caso" Ossola

Le Aree Protette dell'Ossola, sulla base di ricerche che hanno documentato la sovrapposizione tra le aree frequentate dagli sciatori e quelle di svernamento del fagiano, hanno identificato due "zone di quiete" nell'area del Monte Cazzola - Vallone di Misanco, dove l'accesso è interdetto a sciatori, ciaspolatori ed escursionisti. La particolarità sta nel metodo: il Parco non ha imposto in autonomia questo divieto ma ha stretto un accordo con la società che gestisce gli impianti sciistici, la Coop. Devero 2.0, dimostratasi aperta e interessata alla collaborazione per il piccolo comprensorio di Devero. I visitatori, informati tramite pannelli, social e web, accolgono le restrizioni con disponibilità. Nei tre anni di attivazione delle "quiet zones" le presenze dei fruitori nelle aree critiche sono diminuite significativamente, con netto vantaggio della tranquillità delle specie svernanti. Un bell'esempio di cooperazione, in cui il ruolo e la lungimiranza dei gestori del comprensorio è stato – e continua ad essere – decisivo. In sintesi, c'è spazio per tutti.

La pressione invisibile, cosa dice la ricerca

Uno dei contributi più importanti di LiveAlpsNature è la sintesi della letteratura scientifica esistente, integrata da cinque casi di studio condotti nei parchi partecipanti. Il quadro che emerge è inequivocabile: qualsiasi attività ricreativa praticata in natura, anche quelle comunemente percepite come "prive di impatto", produce effetti misurabili sulla biodiversità. Il meccanismo centrale è il rischio-disturbo da predazione: la fauna selvatica percepisce la presenza umana come una minaccia e risponde fuggendo, ponendosi in allerta e modificando le proprie abitudini spaziali e temporali. Anche la vegetazione alpina (soprattutto quella più delicata, come negli ambiti di torbiera o zone umide) risente del calpestio. Ogni volta che si cammina fuori dal sentiero si aprono nuove strade e si danneggia la copertura vegetale; il terreno si compatta e si apre la via all'erosione. L'impatto di passaggi ripetuti, inoltre, comporta per la vegetazione alpina tempi di recupero molto lunghi.

Numeri, tendenze e nuove sfide del turismo alpino

Il cosiddetto "turismo naturalistico" rappresenta circa il 20% del mercato turistico globale, con circa 8 miliardi di visite l'anno nelle aree protette di tutto il mondo. Nelle aree alpine di LiveAlpsNature, l'escursionismo è l'attività preferita dai visitatori (69-82% degli intervistati nel 2025), ma crescono rapidamente mountain biking, trail running e attività invernali (sci alpinismo, ciaspole, semplici passseggiate). Le e-MTB rendono accessibili quote e terreni prima esclusi dal flusso ciclistico; il trail running di massa concentra migliaia di partecipanti su sentieri sensibili in finestre temporali brevissime; gli sport invernali outdoor si sovrappongono criticamente alle aree di svernamento delle specie più vulnerabili. Un ruolo crescente lo giocano i social media e le piattaforme outdoor. L'effetto congiunto di questi canali, in cui la visibilità di immagini e percorsi si basa sul meccanismo della riprova sociale, è concentrare l'attenzione su pochi luoghi iconici, attraendo visitatori spesso inconsapevoli della fragilità degli ambienti alpini. Non conoscere le regole delle aree protette o non comprenderne il senso, percependole come mere imposizioni, porta molti utenti a comportamenti scorretti, che poi vengono amplificati dalla condivisione sul web. Proprio per ovviare a questi problemi, alcuni parchi hanno già istituito la figura del "ranger digitale", incaricato di monitorare i contenuti condivisi in rete e di intervenire per correggere informazioni errate o segnalare violazioni. Ma c'è anche la possibilità di un utilizzo e di una regia attente rispetto alle piattaforme outdoor. Ecco allora che i contenuti, veicolati in maniera coordinata e uniforme dalle aree protette, trasmettono agli utenti messaggi, informazioni e indicazioni utilissimi a costituire un "ecosistema digitale" affidabile, rispettoso e molto apprezzato dai visitatori.

Il clima cambia, e cambia anche chi va in montagna

A riconfigurare il quadro e le prospettive del turismo nelle aree protette alpine è anche il cambiamento climatico. Lo spostamento verso l'alto delle zone climatiche mette a rischio specie già vulnerabili e modifica il livello di sicurezza e percorribilità di itinerari un tempo al di sopra soglia delle nevi perenni. Con l'aumento delle temperature cambiano anche i comportamenti dei visitatori. Sempre più turisti (non sempre preparati o avvezzi agli ambienti di montagna) salgono in quota in cerca di refrigerio d'estate, mentre cresce anche l'escursionismo in primavera e autunno (stagioni che coincidono rispettivamente con la cova e i parti di diverse specie e con la "raccolta" delle riserve energetiche per prepararsi al riposo invernale). Le stazioni sciistiche si attrezzano di conseguenza, aumentando i flussi di visitatori in luoghi prima relativamente tranquilli nel periodo estivo. La pressione turistica si distribuisce così su un arco temporale più ampio e su territori più estesi, rendendo sempre più difficile garantire alla fauna e alla flora alpine i tempi e gli spazi indispensabili per la sopravvivenza.

Un progetto, dodici indicatori

Di fronte a questa complessità, LiveAlpsNature propone un sistema di dodici indicatori per valutare l'impatto delle attività outdoor sulla biodiversità, organizzati secondo il framework DPSIR dell'Agenzia Europea per l'Ambiente. L'obiettivo finale non è ovviamente quello di "chiudere" i parchi ai visitatori, ma dimostrare che una frequentazione consapevole, guidata da regole chiare e comunicazione efficace, è compatibile con la conservazione della biodiversità. Che vivere le Alpi con rispetto e conoscenza è possibile, a patto di imparare ad ascoltare anche il silenzio sotto la neve, dove un fagiano di monte sta aspettando che passiate oltre, seguendo le tracce di chi vi ha preceduto, evitando le aree più sensibili e delicate.

 

Per approfondimenti: 

Progetto LiveAlpsNature (Sito AAPP Ossola)

Sito Live AlpsNature (report e documenti del progetto)

 

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turismo sostenibile aree protette dell'ossola

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