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La lucida follia di Huw

Un anno circumnavigando il Mediterraneo: 20 Paesi, 15mila km a piedi, in bici e in barca. Obiettivo: raccogliere fondi per Save the Children. La strana storia di un esploratore appassionato di natura e umanità

  • Mauro Pianta
  • Mercoledì, 10 Dicembre 2014
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Huw in cammino Kingston Huw in cammino Kingston
L'impresa di Huw
foto: H. Kingston
In kayak
foto: H. Kingston
La tenda e il tramonto
Foto: H.Kingston
Huw sul Monte Bianco
Foto: H. Kingston


Quindicimila chilometri a piedi, con gli sci, in kayak e in mountain bike attraverso venti paesi del Mediterraneo da "circumnavigare" in un anno. È la sfida un po' folle di Huw Kingston, un inglese australiano d'adozione grande appassionato di natura e viaggi, che intende raccogliere in questo modo fondi a favore di Save the Children e sostenere così l'impegno dell'associazione con i bambini coinvolti nelle zone di guerra. Per le donazioni: https://donate.savethechildren.org.au/mediterrannee

La spedizione è partita il 25 aprile del 2014 da Gallipoli in Turchia e dopo aver solcato mare, fiumi, montagne, boschi, deserti, tra città e villaggi in ex Jugoslavia, Svizzera, Italia, Francia, Spagna, nei paesi dell'Africa settentrionale, Israele e Libano, dovrebbe fare ritorno a Gallipoli il 25 aprile del 2015.

Non è una data casuale, quella scelta dall'esploratore trasferitosi in Australia dal 1991. Già, perché in quel giorno di primavera del 1915 i soldati australiani e neozelandesi (truppe appartenenti agli ANZAC, acronimo di Australia and New Zealand Army Corps) combatterono una sanguinosa battaglia nella campagna dei Dardanelli. Una campagna pianificata dagli Alleati (Gran Bretagna, Francia, Impero russo) per sconfiggere l'impero ottomano e aiutare i russi. Non andò bene, ma la partecipazione delle truppe ANZAC alla prima guerra mondiale ebbe una notevole importanza nel processo di affrancamento di quei paesi dal loro passato di colonie "marginali". E oggi l' "ANZAC Day" celebra il coraggio e la capacità di resistenza di quegli uomini che morirono giusto cent'anni fa.

L'impresa di Huw Kingston, ribattezzata Mediter Année, non prevede alcun veicolo o squadra di supporto. Dorme nella sua tenda, in albergo se non è possibile altrimenti. Oppure nelle case di chi lo ospita. Ma Huw è solo. Dovrà fare i conti con variabili quali le condizioni climatiche, la sua salute, le mutevoli condizioni politiche di alcuni paesi (Nord Africa e medio Oriente ) che attraverserà.

Piemonte Parchi lo ha raggiunto telefonicamente mentre si trova in Spagna e gli ha rivolto alcune domande.

 

Allora Mr Kingston, qual è stato dal 25 aprile scorso fino ad oggi,il momento più duro del suo viaggio?

«Nel corso di questi mesi ci sono stati certamente alti e bassi. Direi che, sino a questo punto, il momento più difficile si è verificato probabilmente durante la prima tappa in kayak, quando ho dovuto fare una sosta forzata di due settimane in Croazia a causa di un infortunio al ginocchio.
A ben vedere c'è stato anche un aspetto positivo perché mia moglie Wendy mi ha potuto raggiungere dall'Australia e trascorrere un po' di tempo con me nella bellissima isola in cui mi trovavo. Ecco, in generale, direi che le difficoltà maggiori in un viaggio del genere, sono legate soprattutto alla lontananza dalla propria famiglia...Certo, c'è poi da considerare tutti i cambiamenti al percorso pianificato che mi sono stati imposti dalle condizioni concrete in cui mi trovavo. Per esempio, al momento della partenza non immaginavo che la situazione in Libia potesse deteriorarsi in modo così significativo. Bisogna essere pronti, flessibili. Da qui l'idea di utilizzare una barca a remi con la quale remerò, appunto, dalla Tunisia a Malta per proseguire poi in Egitto, bypassando la Libia...».

Quale, invece, il momento più bello?

«Non è facile rispondere perché ci sono davvero molti posti meravigliosi e persone piene di umanità che ho incontrato nei mesi scorsi nei tanti paesi che ho attraversato. Ho sperimentato diversi esempi bellissimi di ospitalità. Le persone mi hanno aperto le proprie case, i ristoranti, in alcuni casi perfino lo yacht.... E poi ci sono stati gesti apparentemente piccoli, ma in realtà grandi. Come quello dell'uomo che , insieme a suo figlio, mi ha praticamente "inseguito" in auto per un'ora lungo la costa mentre io ero in kayak, solo per regalarmi un vasetto del suo miele. Un altro momento che non dimenticherò mai è stato il giorno in cui ho scalato il Monte Bianco. Era una giornata perfetta, un cielo blu profondo, una luce incredibile. Mi sono sentito davvero in cima all'Europa...».

Qual è la ragione profonda per cui si getta in imprese del genere?

«C'è il gusto dell'avventura, naturalmente. Ma nel caso di Mediterr Annèe a spingermi è stata – oltre al centenario dell'ANZAC Day – l'idea di raccogliere fondi per Save the Children. Mi piace pensare che attraverso la "follia" del mio viaggio è possibile aiutare le vittime più innocenti dei conflitti: i bambini».

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