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Tersilla, la balena che racconta il Mare Padano

Dalla scoperta casuale in una vigna a San Marzanotto d'Asti alla perdita della sua scopritrice, la storia di Tersilla racconta la memoria, l'identità e la paleontologia di un territorio modellato dal Mare Padano.

  • Alessandra Fassio
  • Gennaio 2026
  • Martedì, 10 Febbraio 2026
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 Tersilla Argenta e Piero Damarco - Foto P. Damarco Tersilla Argenta e Piero Damarco - Foto P. Damarco

È domenica 26 settembre 1993. Il giorno in cui Papa Giovanni Paolo II celebra la messa ad Asti, dalle sabbie di una collina di San Marzanotto affiorano le prime ossa di una balena vissuta oltre tre milioni di anni fa. Da tutto quel tempo, l'animale riposava nel fianco della collina su cui abita Tersilla Argenta, contadina dalla faccia simpatica e custode inconsapevole di un tesoro paleontologico.

La balenottera "decide" di rivedere luce del sole mentre Tersilla, insieme al cognato Michele, sta risistemando la stradina che conduce alla vigna, per consentire il passaggio del trattore carico di bigonce in vista della vendemmia. La testa è altrove: vorrebbe tornare a casa e seguire in televisione la messa del Papa in diretta. Ma l'animale preistorico ha fretta di riemergere e le fa trovare, nella terra smossa, un paio di ossa ancora tutte da decifrare. (da Fossili e Territori. Scoperte straordinarie sulle colline astigiane di Laura Nosenzo)

L'attesa e la curiosità

Nelle settimane successive, tutto sembra suggerire che la balena non abbia trovato subito l'accoglienza desiderata: le vertebre restano sommariamente ricoperte dalla stessa terra che le aveva custodite per milioni di anni. Tersilla vive sola e ha molto da fare: la vendemmia, la grande cascina di Valle Tanaro da mandare avanti. Eppure, passando accanto a quei resti, non manca mai di lanciare uno sguardo.

La balena aspetta e Tersilla aspetta con lei. Aspetta che il rumore del trattore taccia, che le giornate si facciano meno calde e luminose. Un giorno di novembre porta il nipote Giovanni a vedere gli strani resti. Il ragazzo intuisce, comprende che c'è qualcosa di importante. La balenottera sembra fidarsi: quando le mani s'immergono nella terra, si lascia prendere le coste senza paura...

Da quel momento, l'animale venuto dalle onde del Mare Padano inizia un nuovo viaggio. Arrivano gli esperti paleontologi e i Guardiaparco del Parco Paleontologico, per sopralluoghi e consulti meticolosi. È rassicurante constatare che tutti intendono trattare quel reperto con rispetto e attenzione, ma la burocrazia impone i suoi tempi. L'inverno consiglia di rinviare gli scavi: la balena resta nel suo nido di terra, protetta da paglia, teli di nylon e un cassone di legno. Nel novembre del 1994 l'alluvione mette a dura prova il territorio; escavatori e uomini sono impegnati contro acqua e fango e il recupero del fossile deve ancora attendere.

Nel caldo di casa, Tersilla Argenta si sorprende a pensare a quello strano essere che dorme sotto la pioggia che picchietta sul cassone o riposa avvolto dalle nebbie che tutto cancellano.

La primavera del 1995 segna finalmente la rinascita. La pala meccanica arriva a casa di Tersilla e gli esperti riportano alla luce il cetaceo camera-2112207 960 720.

Una scoperta eccezionale

Le ossa fossili furono recuperate e preparate dal paleontologo del Parco Piero Damarco presso la sede della scuola media "Gatti" perché allora il museo Paleontologico era limitato ad una piccola sala nel Battistero di San Pietro ad Asti. 

Tutto lo scheletro è stato studiato a fondo dal cetologo Michelangelo Bisconti incaricato dell'Università di Torino e il cranio, in particolare, è stato, pochi mesi fa, sottoposto a Tomografia Assiale Computerizzata (TAC) presso l'Ospedale Cardinal Massaia di Asti, permettendo di indagare strutture interne altrimenti invisibili. Le analisi dimostrarono che si trattava di un genere e di una specie di balenotteride pliocenico del Mediterraneo mai descritti prima. 

Sulla base delle dimensioni del cranio si stimò che l'animale misurasse poco più di 5 metri di lunghezza e pesasse circa 1.300 chilogrammi. Le mascelle corte e il cranio tozzo ne delineavano una morfologia particolare. Lo scheletro, sebbene parziale, presentava uno stato di conservazione eccezionale: le ossa, rinvenute nei sedimenti siltosi della Formazione delle Sabbie di Asti (circa 3,2 milioni di anni fa), conservavano dettagli anatomici straordinariamente leggibili camera-2112207 960 720.

Un primato scientifico mondiale

La TAC ha consentito anche di ricostruire le ossa uditive ancora articolate al cranio, fornendo dati decisivi per la descrizione della nuova specie. Per questo motivo fu coniato il nome Marzanoptera tersillae, in onore del luogo di ritrovamento, San Marzanotto e della sua scopritrice, di cui il reperto rappresenta l'olotipo, ovvero l'esemplare di riferimento unico per la scienza.

Straordinari risultarono anche i dati relativi al cervello: Tersilla possedeva una massa cerebrale di circa 5 litri e un quoziente di encefalizzazione molto elevato. Si tratta, ad oggi, del misticete fossile più altamente encefalizzato mai scoperto: in rapporto alla massa corporea, il suo cervello era circa 20 volte più grande rispetto a quello delle balene e balenottere attuali. Un primato che colloca questo reperto tra i più rilevanti a livello internazionale.

Dal mare alla collina, dalla scienza alla comunità

La balenottera giaceva sul fianco di una collina che guarda la valle del Tanaro e la pianura astigiana, in un paesaggio dolce e distensivo. La scoperta ha confermato l'eccezionale valore paleontologico del territorio, già riconosciuto dalla Regione Piemonte con l'istituzione, nel 1985, della Riserva Naturale di Valle Andona, Valle Botto e Valle Grande. 

Fin dall'inizio, il ritrovamento suscitò non solo interesse scientifico, ma anche una profonda partecipazione emotiva. Quando si trattò di dare un nome a quel gigante del passato, furono coinvolti i bambini delle scuole elementari: la loro scelta fu unanime e affettuosa. La balena venne chiamata Tersilla, come la proprietaria del terreno che l'aveva custodita per milioni di anni.

L'importanza della scoperta portò anche all'organizzazione di una mostra a Palazzo Mazzetti, che registrò un successo straordinario e sancì definitivamente il legame tra la signora Argenta e la "sua" balena. Gli studenti della scuola secondaria di Rocchetta Tanaro trasformarono poi l'emozione in creatività, inventando e illustrando racconti raccolti nel volume "C'era una volta il mare", con Tersilla come protagonista.

Un'eredità che continua

Attualmente lo scheletro è esposto nell'ex chiesa del Gesù, sede della mostra temporanea Il Leviatano e le Sirene nel Museo Paleontologico di Asti, dove ogni anno migliaia di studenti e visitatori possono incontrare uno dei reperti più rari del patrimonio paleontologico piemontese, fulcro dei progetti didattici dedicati alle "balene preistoriche".

L'analisi dettagliata delle ossa ha permesso di ricostruire anche gli ultimi istanti di vita dell'animale: la presenza dei denti di squalo camera-2112207 960 720 e di morsi incisi sui resti suggerisce un attacco da parte di predatori preistorici. camera-2112207 960 720 Un destino drammatico che rende ancora più potente il racconto di questa balena emersa dal passato.

Ci sono scoperte che non sono soltanto eventi scientifici, ma diventano simboli profondi del legame tra un territorio e la sua storia più remota.

Oggi, a distanza di quasi trent'anni dalla sua scoperta, quel legame si arricchisce di un ulteriore significato: la comunità astigiana saluta Tersilla Argenta che si è spenta pochi giorni fa all'età di 97 anni. Come quel fossile riaffiorato dalla terra della sua vigna, Tersilla è ormai parte integrante della storia scientifica, culturale e identitaria del Piemonte: un ponte tra il Mare Padano di milioni di anni fa e il presente, fatto di conoscenza, tutela e memoria.

NB: Tutte le foto sono di Piero Damarco, tranne quella della vetrina espositiva di Tersilla (Foto A. Fassio). Il quadro che raffigura la balena attaccata dagli squali è stato dipinto da Piero Damarco.

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