Inquinamento, agricoltura intensiva, cambiamento climatico. In questi decenni abbiamo imparato a conoscere, a nostre spese, l'importanza degli ecosistemi e delle interazioni ecologiche. Cerchiamo i prodotti biologici per avere certezza dell'origine del cibo, la filiera corta per avere minori impattanti sull'ambiente e ricerchiamo disperatamente del miele nostrano, sempre più raro sulle nostre tavole.
"Colpa del cambiamento climatico!"... Le api sono disorientate perché "non ci sono più le mezze stagioni" e "i pesticidi abbondano!" Tutto vero, ma quanti di noi sono a conoscenza che, ad esempio, tra le pressioni che affliggono il mercato apistico dall'inizio degli Anni '80, c'è una specie aliena il cui nome, Varroa destructor, è tutto un programma?
Oggi, in diverse parti d'Italia, ci sono altre specie aliene che minacciano la sopravvivenza dell'ape domestica: dal coleottero degli alveari, Aethina tumida, di origine africana all Vespa velutina nigrithorax di origine asiatica.
Le api, "progettate" dalla Natura per essere efficienti e produttive in determinate condizioni, incontrano difficoltà crescenti nel mantenere i propri ritmi biologici a causa del clima che cambia e delle componenti ambientali sempre meno naturali. Ma, a peggiorare la situazione e, in alcuni casi, a innescare una spirale di declino della specie, sono anche le pressioni delle specie alloctone, cioè non originarie del luogo, definite anche specie aliene o esotiche. Tali pressioni si realizzano non solo direttamente tramite la predazione, ma anche indirettamente con la trasmissione di virus e malattie, l'occupazione degli habitat, la sottrazione di risorse alimentari e, conseguentemente, con il declino della riproduzione e addirittura, in alcuni casi, la sostituzione delle specie autoctone con quelle alloctone. E' in questo caso che una specie diventa invasiva, quando la sua introduzione e diffusione causano impatti negativi sulla biodiversità e sui servizi ecosistemici collegati.
Ridurre l'impatto delle specie aliene invasive
In questo contesto allarmante si colloca dunque il progetto europeo Natural Connections for Natura 2000 in Northern Italy to 2030, della durata di 9 anni e di cui abbiamo già scritto nell'articolo LIFENATCONNECT2030, QUANDO L'EUROPA PUNTA SULLA BIODIVERSITÀ.
L'area geografica interessata dal progetto è il bacino del Po, il fiume più lungo d'Italia, che scorre per 652 km attraverso le Regioni del nord Italia, le quali ospitano una biodiversità ricca e diversificata e oltre 500 siti Rete Natura 2000.
Tra le cinque linee strategiche (Work Package) del Progetto Life una di queste è rivolta proprio alla riduzione dell'impatto delle specie aliene invasive riconosciute tra i fattori maggiormente responsabili della perdita di biodiversità e dell'alterazione dei servizi ecosistemici, e causa di effetti diretti o indiretti sulle specie autoctone, sugli habitat e di conseguenza sull'equilibrio degli ecosistemi, nonché sull'economia e sulla salute umana.
Sono state individuate oltre 12.000 specie alloctone presenti in Europa, delle quali l'11% causano impatti ecologici e il 13% impatti economici e, delle 66 specie IAS di rilevanza unionale, nel territorio d'intervento ne sono presenti ben 34.
Ma è possibile ridurre le pressioni delle IAS sulla biodiversità e su tutto quanto a essa connesso? Il progetto LIFE NatConnect2030 persegue obiettivi volti al raggiungimento del target della Strategia EU sulla Biodiversità di dimezzare il numero di specie delle liste rosse minacciate dalle IAS, attraverso una serie di attività mirate. Innanzittutto risulta fondamentale aumentare la consapevolezza sul tema IAS attraverso l'informazione ai cittadini, che costituisce la base della prevenzione dell'introduzione di nuove specie. Altrettanto importante è poi avviare un sistema di allerta rapida e di valutazione dello stato delle invasioni biologiche attraverso la costituzione di task force, imperniate sulla collaborazione tra Enti ed esperti in ambito botanico e zoologico.
Quali sono le specie IAS oggetto degli interventi in Piemonte?
Il progetto, coordinato per la Regione Piemonte dal Matteo Massara, funzionario del settore "Biodiversità e aree naturali" della Regione Piemonte, si concentrerà su IAS che hanno un impatto su habitat e popolazioni di specie protette oppure specie diffuse, ma eradicabili o controllabili sia animali che vegetali. Per le specie animali in Piemonte le forze saranno concentrate in particolare nella lotta alla testuggine palustre americana (Trachemys scripta) che impatta negativamente sulla comunità acquatiche delle zone umide, tra cui Emys orbicularis, la nostra testuggine palustre europea. E' prevista la realizzazione di un centro di raccolta di Trachemys scripta in Provincia di Biella o Novara. L'obiettivo di queste strutture è di ridurre la presenza di questa specie dall'ambiente naturale regionale mediante la cattura di esemplari di questa testuggine invasiva e il loro conferimento in strutture protette da cui non possano fuggire.
Per quanto riguarda invece le specie vegetali sono previsti interventi di controllo e contenimento tramite estirpazione manuale dell'Ailanto (Ailanthus altissima) e della Balsamina ghiandolosa (Impatiens glandulifera) in alcuni siti di Rete natura 2000 del cuneese .
Il Piemonte interverrà inoltre su specie come Ambrosia artemisiifolia, Buddleja davidii, Reynoutria sp, Phytolacca americana, Senecio inaequidens che determinano problematiche su habitat forestali e di zone riparie con interventi diffusi di contenimento su superfici ampie sempre nell'area del cuneese.
