Il Parternariato tra settore pubblico è privato, fattispecie giuridicamente definita dal nuovo Codice degli Appalti, è un formula che non deve essere solo intesa come possibilità di finanziamento di progetti pubblici con fondi privati, ma un modello per portare competenze tecniche e organizzative proprie del settore privato nel settore pubblico con reciproci vantaggi.
In quest'ottica l'Ente di Gestione delle Aree Protette del Ticino e Lago Maggiore ha iniziato a promuovere il progetto di riqualificazione ambientale denominato "Natura Partecipata", dove la partecipazione richiesta è quella dei soggetti che vivono quotidianamente il territorio, sia le comunità locali che le aziende e gli esponenti del mondo economico in esso operanti, tutti i soggetti, pubblici e privati, desiderosi di contribuire alla preservazione della biodiversità e degli ecosistemi, per dare nuovi spazi all'ambiente stesso e a chi lo vive, specie animali, vegetali ed anche l'uomo, con lo scopo di rafforzare rispetto e convivenza reciproci.
La sinergia tra ente pubblico e impresa privata, tra soggetto preposto alla tutela ambientale e sistema produttivo, può generare valore ambientale, scientifico e sociale, per incentivare la lotta al cambiamento climatico e promuovere lo sviluppo sostenibile e una cultura orientata alla partecipazione attiva della cura dell'ambiente da parte di aziende e cittadini.
Da tempo l'Ente ha avviato colloqui con Confindustria e altri potenziali partner del mondo economico legati al territorio in cui opera e alle comunità locali, e recentemente ha definito una collaborazione con la multinazionale americana Cummins, con sede in Cameri (MERITOR HVS Cameri S.p.A.), specializzata nella fabbricazione di componenti per il settore automotive.
Lo scopo comune è la realizzazione, all'interno della riserva naturale speciale del Bosco Vedro, tra Cameri e Galliate, zona già utilizzata per la reintroduzione della lontra, di un progetto di riqualificazione ambientale mirato alla creazione di una "nursery" dedicata al Luccio italico (Esox cisalpinus), una zona protetta di ripopolamento di una specie autoctona di fondamentale importanza per l'ecosistema fluviale, la cui sopravvivenza in tutto il bacino del fiume Po è messa in pericolo da vari fattori tra cui l'aumento di predatori quali pesci siluro e cormorani.
All'interno del progetto sono previste iniziative collaterali quali azioni di pulizia dell'area, monitoraggio dello stato attuale e delle specie attualmente presenti al fine di valutare le azioni necessarie per mantenere la presenza del luccio, rimozione delle specie alloctone e invasive, strutturazione di centro di ricerca e didattica ambientale, il coinvolgimento delle scuole e perfino di uno studente universitario per la realizzazione di una tesi.
«L'intervento risponde alle priorità regionali e nazionali in materia di tutela della biodiversità, con particolare riferimento alla conservazione del luccio italico, specie protetta e di interesse comunitario" spiega Stefania Poma, Responsabile del Servizio Conservazione e gestione ambientale e faunistica. "L'Ente si impegna a garantire la manutenzione ordinaria e il monitoraggio post-operam, assicurando la sostenibilità, l'efficacia e la continuità degli effetti ecologici nel tempo».
«Auspichiamo che il progetto sul luccio rappresenti un esempio virtuoso da seguire per altre aziende determinate ad aiutare il territorio - sottolinea la direttrice Monica Perroni - Siamo consapevoli di presenza di aziende sul territorio prossimo al Parco e della rilevanza delle loro attività. Al tempo stesso, pensiamo che le loro azioni di compensazione siano più efficaci quando vengono attuate proprio nell'ambito del contesto in cui operano».
